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150 ANNI: SUL SITO DEL MINISTERO LA BIOGRAFIA DI CORRADO RICCI

Il profilo di Corrado Ricci è stato pubblicato oggi sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione nell’ambito dell’iniziativa voluta dal ministro Renato Brunetta per ricordare, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, i migliori 150 servitori dello Stato.

 

Corrado Ricci nasce a Ravenna il 18 aprile 1858. Il padre Luigi, pittore e scenografo teatrale nonché fotografo, lo avvia alla passione per l’arte. Tra il 1877 e il 1878 pubblica “Ravenna e i suoi dintorni”, una guida a dispense della sua città (poi edita in volume e più volte ristampata). Laureatosi in Giurisprudenza all’Università di Bologna, si impiega nella biblioteca dell’Ateneo felsineo per poi passare a quelle delle Università di Pavia e di Modena. Nel 1885 viene incaricato dell’insegnamento di storia dell’arte presso l’Istituto di Belle Arti di Bologna.

Grazie all’incontro con il poeta e scrittore Olindo Guerrini (alias Lorenzo Stecchetti), inizia a collaborare con riviste importanti quali “Cronaca Bizantina”, “L’Illustrazione italiana” e la prestigiosa “Nuova Antologia”. In questo periodo frequenta l’architetto Alfonso Rubbiani, il poeta Giosuè Carducci e anche l’ispettore alla Regia Galleria Estense di Modena Adolfo Venturi, con il quale per almeno un decennio avvierà un proficuo rapporto di scambio e discussione scientifica. Chiamato nel 1894 alla direzione della Galleria Nazionale di Parma, si distingue in particolare sul tema cruciale del riordino museale. A questa mansione aggiunge l’anno dopo la direzione della Galleria di Modena e più tardi anche l’incarico di riordinare la Pinacoteca del Museo Nazionale di Napoli.

Due anni più tardi è chiamato a guidare la Soprintendenza ai monumenti di Ravenna e nel 1898 si trasferisce a Milano per dirigervi la Pinacoteca di Brera. Infine, nel 1903 viene chiamato alla guida delle Regie Gallerie di Firenze e avvia il ripensamento complessivo di tutte le raccolte degli Uffizi (un’opera di riordino di elevatissimo significato scientifico). Nel frattempo diventa responsabile della Mostra dell’arte antica senese, allestita nel Palazzo Pubblico di Siena. Insieme ad altri undici studiosi fa parte della commissione ministeriale per la redazione del catalogo del patrimonio nazionale, reso necessario dal divieto tassativo dell’esportazione degli oggetti artistici previsto dalla legge del 1902 sulla conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte.

E viene chiamato anche a far parte della commissione ministeriale che produce il regolamento per l’esecuzione della nuova legislazione, che prevede tra l’altro le soprintendenze differenziate per competenza. La sua attività a favore della tutela paesaggistica è tanto importante quanto pioneristica. Pur giustificata dal prestigio scientifico conquistato sul campo, la sua nomina nel 1906 a direttore generale delle Antichità e Belle Arti suscita peraltro resistenze e polemiche nella burocrazia ministeriale, che lo percepisce come un corpo estraneo, poco pratico di circolari e attività burocratiche e quindi poco capace di assicurare il bene supremo dell’“ordine amministrativo”.

Si tratta di critiche più o meno larvatamente espresse, che però qualche anno più tardi tornano a risuonare nelle pagine della commissione d’inchiesta promossa nel 1908 sulla gestione del Ministero della Pubblica Istruzione da parte del ministro Nunzio Nasi (accusato di peculato nell’esercizio delle sue funzioni). Questa infatti lo convoca e ne censura alcuni comportamenti oggettivamente risibili ma che tuttavia gli valgono l’allontanamento dall’amministrazione centrale. Dimessosi nel 1910, ritira le dimissioni solo per l’insistenza del presidente del Consiglio Luigi Luzzatti. Gli anni successivi sono densissimi di impegni: tra questi gli importanti progetti per la liberazione dei Fori a Roma, la nuova serie (dopo quella del 1902) degli “Elenchi monumentali” (questa volta tascabili, uno per provincia) e il Convegno nel 1912 degli ispettori onorari dei monumenti e scavi.

Nel 1919 chiede e ottiene di essere messo a riposo. Viene anche nominato primo presidente dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte, creato per sua iniziativa nel 1918. Eletto consigliere comunale di Roma nel 1920, diventa assessore per le Antichità, le Belle Arti e i Giardini. Nominato senatore del Regno nel 1923, continua in Parlamento le sue battaglie per la tutela e la conservazione del patrimonio artistico. Muore a Roma il 4 giugno 1934.

La sintesi della sua biografia è tratta da un libro curato dal professor Guido Melis, massima autorità in materia di storia della Pubblica Amministrazione italiana, che si è avvalso di un nutrito gruppo di studiosi, della documentazione inviata dai Ministeri e del contributo volontario di funzionari e dirigenti di varie amministrazioni.

Il volume è stato presentato nell’ambito del ForumPA e verrà distribuito al pubblico nel corso della mostra “La Macchina dello Stato” che si aprirà presso l’Archivio Centrale dello Stato. I personaggi trattati nel libro costituiscono il nucleo di partenza di una grande raccolta di testi, documenti, riferimenti bibliografici, immagini e filmati che si arricchirà nel tempo sino a formare un vero e proprio deposito di conoscenze, riferimenti e collegamenti sulla storia della Pubblica Amministrazione.


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