Accorpare il referendum sul nucleare e sull'acqua con il voto delle amministrative, e destinare i soldi risparmiati - circa 400 milioni - al Giappone colpito da terremoto, tsumani e dalla seguente e sempre piu' preoccupante catastrofe nucleare. E' la proposta che lanciano le oltre 60 associazioni riunite nel comitato 'Vota si' per fermare il nucleare'. "Nonostante il recente voto contrario della Camera- spiegano i rappresentanti del comitato in una conferenza stampa a Roma- e' necessario che il governo ci ripensi", e lo faccia in nome della "democrazia nel nostro paese, ma non solo". Infatti, oltre a chiedere l'accorpamento dei due appuntamenti per un risparmio prezioso mentre in Italia "le famiglie ancora scontano i danni della recessione globale", la richiesta nasce alla luce della gravissima situazione in corso nei reattori nucleari della centrale di Fukushima.
Percio', "chiediamo all'esecutivo di abbandonare il furore ideologico e di tornare con i piedi per terra: i 400 milioni risparmiati accorpando amministrative e referendum potrebbero essere destinati agli aiuti per il Giappone". "Chiediamo un atto di rispetto da parte del mondo politico con l'accorpamento di elezioni amministrative e referendum- spiega Stefano Leoni, presidente del Wwf- il motivo non e' tattico, tattica semmai la fanno gli altri, ma riposa sulla volonta' di restituire dignita' all'istituto del referendum con anche una ragione economica: il risparmio da 400 milioni che si conseguirebbe e che si potrebbe destinare alla popolazione giapponese". C'e' chi accusa gli antinuclearisti di speculare sulla tragedia giapponese, ma Leoni e' tranchant: "noi siamo da sempre contrari al nucleare, la nostra non e' un'attivita' speculativa ma coerente con la nostra posizione sin dall'inizio". Altra critica di (ormai solo) parte dell'esecutivo e del fronte dei nuclearisti quella che si appunta sul fatto che non si dovrebbero prendere decisioni "sull'onda dell'emotivita'".
Ma il fatto e', aggiunge Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, che "forse non erano cosi' emotivi gli ambientalisti italiani", visto che sono stati seguiti "dalla 'emotiva' Merkel alla luce di due turni di amministrative tedeche, dall''emotivo' governo svizzero, dall''emotivo' commissario Ue all'Energeia Oettinger, dall''emotivo' Netanyahu e dall''emotivo' governo cinese", tutti decisi a rivedere i propri piani nucleari nell'ottica di ridurli o sospenderli, quantomeno in parte. Per non parlare, conclude Ciafani, degli 'emotivi' presidenti di regione targati centrodestra come Luca Zaia, Renata Polverini o Ugo Cappellacci, "tutti a favore del nucleare ma non nella loro regione". |