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ACQUA ALL’ARSENICO: CON DIFFIDA ALLA REGIONE A RISARCIRE I CITTADINI PARTE AZIONE COLLETTIVA DEL CODACONS

 

Con una diffida notificata oggi alla Regione Lazio parte ufficialmente la maxi-azione collettiva del Codacons sull’acqua all’arsenico. Con questo atto – spiega il presidente Carlo Rienzi – 1.500 famiglie residenti nei comuni interessati dal problema arsenico, chiedono all’amministrazione regionale 600 euro ciascuna a titolo di risarcimento danni, per essere state costrette a consumare negli anni acqua inquinata da sostanze altamente nocive. Si legge nella diffida: “In capo alla Regione e allo Stato la legge pone per ciò che concerne la problematica della salubrità delle acque - degli obblighi precisi, che invece è sembrato che la Regione Lazio abbia voluto del tutto ignorare.

Il richiamo è, in primis, al disposto dell’art. 12 D.lgs.vo n. 31/2001 che attribuisce espressamente alle Regioni e Province Autonome, tra le altre, le seguenti competenze: adozione di piani di intervento per il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano. […] emerge chiaramente che compete ugualmente alla Regione rendere conto allo Stato di tutti i risultati conseguiti al fine di ripristinare la qualità dell'acqua. Eppure, ci sembra che la Regione Lazio abbia volontariamente omesso di considerare tutto ciò, limitandosi a ribadire che la gestione del servizio idrico non rientra tra le competenze che la legge pone a suo carico! Dunque: chi doveva controllare l'attuazione del piano d'intervento non lo ha fatto e chi doveva farlo era proprio la Regione!”

Tutto ciò considerato il Codacons ha diffidato la Regione Lazio “ad adottare entro 15 giorni dal ricevimento della presente, tutti i provvedimenti ritenuti più opportuni, in conformità con la legge, a risolvere il problema dell’acqua contaminata con l’arsenico nei Comuni in cui la concentrazione di questa sostanza nociva supera la soglia di legge di 10 µg/l. Con la presente, si chiede altresì di provvedere al risarcimento di tutti i danni cagionati in favore della scrivente associazione e di tutti gli abitanti dei Comuni interessati, da calcolarsi in via equitativa nella somma di €. 600 cadauno, di cui €. 100 commisurati al consumo medio dell’acqua potabile, e i restanti €.500 per la spesa sostenuta per l’acquisto di bottiglie di acqua minerale, ovvero per ricorrere a rimedi di depurazione dell’acqua casalinghi, nonché a titolo di danno morale per il rischio alla salute propria e dei propri familiari specie se bambini”.

Se la Regione non accoglierà le nostre richieste e non disporrà i risarcimenti in favore delle famiglie che hanno aderito alla nostra azione, sarà inevitabile un ricorso al Tar del Lazio – spiega Rienzi – I cittadini interessati, residenti nei Comuni colpiti dal fenomeno dell’acqua all’arsenico, hanno ancora tempo fino al 5 febbraio per aderire all’azione collettiva del Codacons.

 

Fonte CODACONS


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