Due ospiti d’eccezione, Paolo Testa, direttore ricerche Fondazione Cittalia – ANCI e Mario Tozzi, Ricercatore presso il CNR, hanno affrontato la questione della gestione e della salvaguardia delle risorse idriche da due diverse prospettive.
QUALITA’ DELL’ACQUA PUBBLICA E SCARSA COMUNICAZIONE
Estratto dall’intervento di Paolo Testa “L’Italia è uno dei Paesi al mondo dove si consuma più acqua in bottiglia. Lo smaltimento della plastica e l’impatto dei trasporti necessari allo spostamento delle bottiglie dagli stabilimenti ai punti vendita e da questi a casa sono i due principali fattori di costo collettivo che stiamo lasciando alle generazioni future e che potrebbero contribuire a compromettere il loro benessere. Bere acqua minerale in bottiglia per una famiglia media di tre persone ha un costo che si aggira intorno ai 300 euro l’anno. Secondo un indagine realizzata da Cittalia e commissionata da Coop Italia emerge che quando portiamo in tavola l’acqua del rubinetto compiamo, sostanzialmente, un atto di fede: la grande maggioranza dei cittadini ha la certezza che sia potabile, ma non ne conosce le caratteristiche chimiche e organolettiche. Nella generalità dei casi le informazioni sulla qualità dell’acqua sono talmente deboli che i cittadini sono portati a deciderne il consumo in base ai propri sensi: il gusto e l’olfatto. Questa situazione appare ancora più paradossale se si considera che l’acqua pubblica è sottoposta a controlli continui e rigorosissimi, finalizzati a verificarne le caratteristiche e le eventuali variazioni.
I prelievi che le aziende di gestione degli acquedotti quotidianamente compiono presso i punti di raccolta sono decine di migliaia in tutta Italia, le ARPA e le ASL sono costantemente coinvolte in questi controlli e ne garantiscono l’imparzialità. Eppure, ai cittadini queste informazioni sono quasi precluse. Si rende evidente, quindi, come la questione non sia mai relativa alla qualità dell’acqua pubblica ma alla poca enfasi che viene data alla comunicazione relativa alle sue componenti chimiche e organolettiche che, spesso, ha conseguenze negative sulle preferenze di consumo dei cittadini.
Come le aziende che vendono acqua in bottiglia (che è altrettanto sana e controllata) sanno bene, la qualità dell’informazione è un elemento importante sul quale si gioca molta della loro affidabilità e, di conseguenza, della loro presenza sul mercato. Allo stesso modo, amministratori locali e manager delle aziende di gestione degli acquedotti dovrebbero farsi carico di questa domanda di trasparenza e fornire ai propri cittadini tutti gli elementi per una scelta consapevole e matura”.
ACQUA PRIVATA PER GLI INTERESSI DI POCHI
Estratto dall’intervento di Mario Tozzi “Si dice che la privatizzazione dei servizi idrici, legge per cui i privati avrebbero vantaggi nella concessione dei servizi degli acquedotti e della depurazione, dovrebbe migliorare il servizio. Ma questa è davvero la balla più grossa che potesse essere recapitata ai cittadini: come può migliorare il servizio dell’acqua dentro casa? In tutte le abitazioni l’acqua arriva regolarmente e, se per un azzardo assurdo lasciassimo aperto un rubinetto 24 ore su 24, l’acqua continuerebbe ad arrivare. Come si migliora questo servizio? Si manda nelle tubature acqua minerale? Colorata? Profumata?
Siccome è chiaro che nessun privato metterebbe mano alla manutenzione degli acquedotti colabrodo d’Italia (costo 60 miliardi di euro, voglio vedere chi si avvicina) e siccome il servizio non si può migliorare e l’acqua costa pochissimo (1 euro per 1000 litri), c’è una sola ragione per cui un privato potrebbe appetire l’affare dell’acqua: l’aumento delle tariffe a parità di servizio offerto. E qui si chiude il cerchio con il nucleare: gli industriali italiani puntano su atomo e acqua per lo stesso motivo, per farci denari. Sull’acqua, garantendosi un piccolo guadagno ma costante nel tempo (30 anni di concessione e basta raddoppiare i prezzi), sul nucleare privatizzando i profitti e accollando allo stato le perdite”.
Coop e l’ACQUA
Da tempo Coop è attiva su questo terreno, con le tante iniziative che in questi anni hanno coinvolto soci e i consumatori. A partire dalla campagna “ Acqua per la Pace “ per il diritto all’accesso all’acqua potabile nei Paesi del Sud del mondo. Oltre 1 milione di euro sono stati raccolti, grazie a questa campagna lanciata tra il 2003 e il 2004, e destinati alla realizzazione di impianti di approvvigionamento idrico in paesi bisognosi. Ancora, iniziative di educazione e sensibilizzazione rivolte agli studenti, attraverso animazioni nelle scuole, si sono susseguite negli anni. Per arrivare, nel 2010, all’ultima campagna “Acqua di casa mia”, pensata con l’obiettivo di sensibilizzare la società su una gestione più responsabile della risorsa acqua, nel rispetto del patrimonio idrico nazionale.
Per questo Coop ha scelto di invitare tutti i consumatori a scegliere l’acqua del rubinetto oppure, in alternativa, acqua minerale proveniente da fonti vicine. Coop ha poi lavorato concretamente sul proprio prodotto a marchio. In primo luogo sul packaging riducendo la grammatura delle bottiglie fino al 20%. Inoltre ha raddoppiato le fonti di approvvigionamento della propria acqua a marchio aggiungendo alle 2 fonti originarie(sorgente Grigna in provincia di Lecco e monte Cimone in provincia di Modena) le sorgenti Valcimoliana (Pordenone) e Angelica (Perugia).
La disponibilità di 4 fonti (ma si sta lavorando per individuarne un’altra al Sud) permetterà di ottenere, a regime, una riduzione della distanza media che le bottiglie devono compiere di circa il 12%. Le acque minerali continuano a stare sugli scaffali dei punti vendita, ma l’obiettivo è quello di costruire un’offerta chiara, trasparente, conveniente tutti i giorni, che permetta al consumatore di scegliere consapevolmente. |