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AGRICOLTORI IN EMERGENZA FINISCONO NELLE MANI DI USURA E CRIMINALITÀ
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: per le aziende non ci sono soltanto costi produttivi e contributivi in drammatico aumento. Tante aziende non riescono più ad operare. Servono nuove politiche e più attenzione ai problemi dell’agricoltura.
 
“Le imprese agricole italiane stanno vivendo una fase di grande emergenza. Oltre ai costi produttivi e contributivi, che con la manovra del governo Monti e con gli irrefrenabili rincari del gasolio, continuano a crescere in maniera preoccupante e insostenibile, e ai prezzi sui campi non più remunerativi, lo scenario è aggravato dai debiti, dalla contrazione del credito bancario e dalle ‘ganasce tributarie’. Migliaia di agricoltori rischiano così di finire nelle mani dell’usura e della criminalità organizzata”. A lanciare l’allarme è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, fortemente preoccupato da una situazione che nelle campagne del nostro Paese sta assumendo dimensioni drammatiche. “Ormai in agricoltura -avverte Politi- si investe sempre di meno. Mutui e prestiti vengono erogati con il contagocce, mentre debiti e sofferenze sono in forte crescita. Per gli agricoltori l’accesso ai finanziamenti bancari sta diventando un vero e proprio incubo. Non solo. Le richieste di rientro dal credito continuano a crescere; le istruttorie sono severissime; le garanzie hanno ormai raggiunto livelli assurdi. E tutto ciò significa rubinetti chiusi per qualsiasi progetto di ristrutturazione, di riconversione, di sviluppo. Una situazione allarmante che costringe gli imprenditori agricoli a rivolgersi ad altre fonti finanziarie e molti di loro, purtroppo, sono caduti anche nelle mani degli usurai, dei racket, della criminalità organizzata”. “Uno scenario -aggiunge il presidente della Cia- reso ancora più drammatico dalla ‘ganasce tributarie’ e dai pignoramenti. Siamo in presenza di un’assurda vessazione che sta mettendo alle strette tantissime aziende agricole, impossibilitate a operare con la dovuta efficacia imprenditoriale. Il rischio è di mettere all’angolo le imprese, sottraendogli la forza competitiva e allontanandole ancora di più dal mercato. E questa è crisi drammatica che prelude anche alla chiusura. Per questo motivo chiediamo che da parte degli istituti di credito ci sia un atteggiamento diverso e più aperto alle attuali esigenze degli agricoltori”. “Davanti a un crescente indebitamento e, soprattutto, alle richieste di rientro da parte degli istituti bancari e alle pressioni delle agenzie di riscossione dei crediti pubblici, molti agricoltori si sono trovati con l’acqua alla gola. La chiusura dei finanziamenti e il capestro delle ‘ganasce tributarie’ ha costretto diversi imprenditori a rivolgersi all’usura e alla criminalità. Il risultato -ha rilevato il presidente confederale- è facilmente immaginabile: le imprese o hanno chiuso i battenti o sono finite in mani non certo oneste. Così i produttori agricoli, in alcuni casi, hanno abbandonato l’attività costruita con anni di lavoro e di duri sacrifici. E i prossimi mesi, anche con l’aggravio dei costi produttivi e contributivi, si presentano quanto mai oscuri”. “Come Cia -ha concluso Politi- da tempo abbiamo avanzato precise richieste nei confronti delle banche: maggiore disponibilità a impegnarsi nel finanziamento dell’agricoltura, miglioramento generale delle condizioni sul prestito (allungamento dell’orizzonte temporale del finanziamento, riduzione del costo del finanziamento e della richiesta di garanzie collaterali) e più attenzione verso le piccole e medie imprese operanti nel settore agricolo. Allo stesso modo chiediamo all’Amministrazione pubblica di essere meno opprimente nei confronti delle aziende nel recuperare i crediti. Altrimenti sarà una drammatica debacle per l’intera agricoltura italiana”.

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