di Leonardo Verdini
Un piano condivisibile perché individua nella formazione una delle priorità per rilanciare il Paese dopo la crisi. In esso si mettono in risalto i limiti dell’attuale sistema di formazione, basato su un approccio scolastico e burocratico, molto spesso non collegato con il mondo del lavoro e si tentano strade ispirate ad una maggiore concretezza e alla valorizzazione della formazione tecnico-professionale. Bene l’accordo firmato, a Palazzo Chigi, tra Governo, Regioni e parti sociali sulle “Linee guida per la formazione nel 2010”. La formazione, d’altra parte, ha un valore particolare per il settore agricolo, nel quale l’apprendimento svolto direttamente in azienda consente di acquisire competenze che la semplice teoria non riesce a trasmettere.
E’, infatti, sbagliato e frutto solo di pregiudizio pensare che il lavoro in agricoltura non debba essere qualificato. In recenti studi, del resto, è emerso esattamente il contrario. E’ dimostrato che il comparto agricolo è stato e sarà sempre di più uno dei più trainanti del Paese. Sul versante occupazionale, a fronte di una sostanziale stabilità nel numero degli addetti legati al settore strettamente primario (più 0,3 per cento nel prossimo quinquennio), aumenteranno le esigenze e di conseguenza gli sbocchi professionali di manodopera e di occupazione qualificata. Stima che nei prossimi cinque anni potrà arrivare a 300 mila posti di lavoro connessi all'agricoltura e alle nuove professionalità ad essa collegate.
L'indotto delle energie da fonti rinnovabili, l’ecoturismo, l’’agri-wellness', il turismo enogastronomico sono tutti comparti che stanno crescendo nell'appeal di una larga fetta di nuove generazioni, che dopo anni di disinteresse e di distacco vedono in queste “nuove” attività una concreta possibilità di lavoro e di gratificazione individuale. Da ultimo, come ulteriore elemento positivo, il fatto che il patto tra Governo, Regioni e parti sociali valorizzi in modo adeguato il principio della sussidiarietà e il pieno coinvolgimento delle parti sociali nelle loro diverse configurazioni (associazioni di categoria e sindacati, enti bilaterali, fondi interprofessionali).
Il piano prevede una “cabina di regia nazionale per una rilevazione tempestiva su base regionale e settoriale dei fabbisogni di competenze”; l'impiego diffuso del “metodo di apprendimento per competenze" in luogo di quello "per discipline separate" o "scolasticistico" e la rivalutazione dell'istruzione-formazione tecnico-professionale; l'accesso degli inoccupati a tirocini di inserimento, corsi d'istruzione e formazione tecnico-superiore, contratti di apprendistato, privilegiando l'apprendimento nell'impresa; la formazione degli adulti; l'accreditamento su base regionale di valutatori indipendenti in grado di certificare le effettive competenze dei lavoratori comunque acquisite. |