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AGRICOLTURA VENETA: PER IL PRESIDENTE RUFFATO GLI AGRICOLTORI POSSONO FAR FRUTTARE LE PROPRIETà DEMANIALI
 
(Arv) Venezia 24 ott. 2011 – Gli imprenditori veneti del vino e dell’agroalimentare sono i primi candidati a gestire e a mettere a frutto i 338 mila ettari di demanio pubblico: con le loro produzioni di alta gamma, sono in grado di creare reddito e occupazione per l’intero Paese. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, all’indomani del Forum internazionale dell’Agricoltura di Cernobbio, fa propria e rilancia la proposta del presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini di vendere i terreni dello Stato alle aziende agricole con un incasso stimato nell’ordine di 6 miliardi di euro a beneficio dell’abbattimento del debito pubblico e a vantaggio delle misure per lo sviluppo. Reduce da un ‘tour’ di visite istituzionali alle cantine di eccellenze dei ‘vini d’autore’ del Veronese e agli oleifici del Garda, Ruffato intravvede nelle storiche esperienze imprenditoriali delle cantine dei bianchi di Soave e dei rossi della Valpolicella e degli oleifici delle colline moreniche l’archetipo della ricetta anticrisi per lo Stato e l’agricoltura. “La storia ultradecennale di queste famiglie d’imprenditori, che coniugando con coraggio tradizione e innovazione, hanno affinato la produzione di amarone, recioto, ripasso, Soave classico e rosè creando ‘brand’ ormai noti e affermati in tutto il mondo – dichiara Ruffato – sono il miglior esempio di come una conduzione imprenditoriale possa trasformare e valorizzare colture tradizionali, che sino a due decenni fa apparivano legate unicamente al consumo locale quotidiano con produzioni, rese e redditi poco più che ordinari, portandole a conquistare i mercati di fascia alta di Europa, America, Australia sino all’Estremo Oriente. Sono loro gli alfieri del primato del Veneto, prima regione in Italia per produzione e qualità dei vini, i candidati ideali per mettere a frutto gli oltre 15 mila ettari di terreni di proprietà pubblica presenti in Veneto, stimabili in oltre 280 mila euro di valore, ma anche alcune delle proprietà vocabili a colture di pregio disseminate nelle altre regioni del Nord, del Centro e del Sud d’Italia. Questo ‘innesto’ di esperienze, storia e imprenditorialità tra Regioni, del resto già testato dai nostri imprenditori come le cantine Masi e Allegrini che già gestiscono vigneti nel centro Italia, può creare un volano di sviluppo aiutando lo Stato a contenere l’enorme deficit e, al tempo stesso, generando sviluppo e occupazione in un settore, l’agroalimentare appunto, che sinora è l’unico a reggere i colpi della crisi globale e ad aumentare in termini assoluti il proprio fatturato”. La proposta di Ruffato si fonda sulla storia plurigenerazionale di alcune aziende del vino, come Pieropan di Soave, Dal Forno di Cellore di Illasi, Masi di Sant’Anbrogio di Valpolicella, Fratelli Tommasi di San Pietro in Cariano, Allegrini di Fumane, che hanno saputo trasformare anche difficili e aridi terreni vulcanici di mezza collina in pregiati vigneti, elaborando sofisticati sistemi di vinificazione che, perfezionando tradizioni ormai secolari, hanno nobilitato mosti, uve e passiti raggiungendo livelli di qualità di eccellenza assoluta capaci di insidiare anche l’inossidabile primato dei vini francesi. Analoga evoluzione tra storia e innovazione tecnologica stanno vivendo anche le pregiate colture degli olivi del Garda, protagonisti anch’essi di un’agricoltura di pregio che valorizza il territorio (e dal territorio stesso viene valorizzata) creando occupazione, turismo e sviluppo. “I nostri imprenditori dei vini d’autore e degli olii di alta gamma – conclude Ruffato – hanno investito grandi capitali per modernizzare le proprie aziende e commercializzare i propri prodotti, avvalendosi solo in parte del sostegno dei fondi regionali ed europei, a riprova delle capacità di rischio e di impresa, di una profonda cultura della terra e della famiglia e delle potenzialità dell’enogastronomia che tutta l’Europa ci invidia. Compito dello Stato e delle sue istituzioni, in questa delicata fase di crisi e di trasfromazione globale, non è quello di sostituirsi all’iniziativa privata ma sostenerla agevolandone al massimo capacità e potenzialità al fine di creare vero sviluppo e non un’economia fragile e assistita”.

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