Dare la possibilità a giovani imprenditori e manager di gestire le aziende confiscate alla mafia: è un’iniziativa dei Giovani di Confapi, al centro di un protocollo siglato di recente con il ministero dell’Interno e presentata stamani alla Camera di Commercio di Bari dalla presidente nazionale Valentina Sanfelice di Bagnoli. L’incontro è stata promosso dalla Consulta Giovanile dell’ente camerale barese, che raggruppa tutte le associazioni dei Giovani Imprenditori: “E’ un’iniziativa che la Consulta camerale ha fatto propria, il primo di una serie di interventi a vantaggio dei giovani imprenditori”, ha assicurato il coordinatore Sergio Ventricelli. “Abbiamo deciso – ha detto Valentina Sanfelice, presidente nazionale dei Giovani di Confapi - di dare all’associazionismo una marcia in più, di assolvere una funzione che va ben oltre la tutela degli interessi di categoria e la fornitura di servizi alle imprese.
Con questa iniziativa, che nasce a seguito di uno studio puntuale e di una verifica di fattibilità, condivisa con il ministero dell’Interno e con l’Agenzia dei beni confiscati, e che ha visto il coinvolgimento diretto di pubblici ministeri in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, vogliamo assumerci un pezzo di responsabilità sociale, sostenendo un sistema economico ed occupazionale che altrimenti andrebbe perduto”. Sono 91, al primo novembre 2010, le aziende pugliesi definitivamente confiscate alla mafia sulle 1.365 aziende italiane. “Sono imprese – ha dichiarato Erasmo Antro, presidente della Confapi Bari e Bat, e vice presidente della Cdc di Bari – affidate a commissari giudiziari e che nell’89% dei casi vanno in liquidazione. La Confapi chiede che, una volta confiscata, l’azienda venga venduta all’imprenditore che abbia contribuito al rilancio a un “prezzo congruo” e che per un periodo di tempo, dai due ai quattro anni, sia prevista una totale detassazione”.
Alla Confapi hanno già stilato un elenco di imprenditori: sono una trentina e provengono da tutta Italia, sei da Bari. La lista – sulla base anche del protocollo siglato con l’Agenzia – verrà inviata alle 26 Procure che poi, nella fase di sequestro, sceglieranno gli imprenditori a cui affidarle, in base alle competenze settoriali. “Le imprese sono esseri viventi – ha detto in chiusura il presidente della Cdc di Bari, Alessandro Ambrosi - e la proposta di Confapi è davvero virtuosa ed indirizzata al bene comune: un vero e proprio processo, quindi, di reinserimento nella “società economica” dell’impresa confiscata, che ha vantaggi immediatamente leggibili: conservare il patrimonio; offrire l’opportunità ai giovani manager di mettere a frutto la propria professionalità; mantenimento dei livelli occupazionali, evitando quindi drammatici impatti sulle comunità di riferimento”. Presente all’incontro anche Vincenzo Panzarino dell’Abi, che ha assicurato la collaborazione del sistema bancario ad operare in un quadro di sostegno istituzionale e categoriale alle aziende confiscate. |