Per novecento milioni di dollari la BP, azienda che ha provocato la "marea nera" nel Golfo del Messico, ha ottenuto dalla Libia il diritto di effettuare perforazioni per cercare nuovi giacimenti di petrolio nel Golfo della Sirte. Le operazioni off-shore avverranno a 1700 metri di profondità, 200 in più rispetto al Golfo del Messico. "In caso di incidente," dichiara il Gruppo EveryOne, attraverso i suoi co-presidenti Malini, Pegoraro e Picciau, "si diffonderà nel Mediterraneo una macchia dagli effetti devastanti, che già nello spazio di un mese comprometterà per sempre gli equilibri ecologici e ambientali dei nostri mari". La BP smentisce queste affermazioni, spiegando che farà tesoro dell'esperienza americana e che sono in corso studi per identificare sistemi efficaci per chiudere eventuali falle.
"E' solo un'illusione," prosegue EveryOne, organizzazione per i diritti umani che da anni si occupa anche di tematiche ambientali, "perché possono verificarsi decine di incidenti diversi e a quelle profondità non vi sarà il tempo di rimediare. Non a caso, la Russia ha dovuto ricorrere a esplosioni nucleari per tappare falle a profondità assai minori. Nel Golfo della Sirte neanche quel sistema estremo sarebbe sufficiente". "Il problema non sono la BP o la Libia," spiega il presidente della commissione Ambiente del Senato Antonio D'Alì. "Il fatto è che il mare non ha confini e se capitano incidenti, che siano in acque nazionali o internazionali, gli effetti si faranno sentire in tutto il Mediterraneo. Considerato che stiamo parlando già di uno dei mari più inquinati dal petrolio di tutto il mondo, le conseguenze di un disastro potrebbero essere irreversibili".
Il Gruppo EveryOne rivolge un appello al Commissario per l'Ambiente dell'unione europea Stavros Dimas e al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: "Bisogna superare gli interessi economici e fermare questo progetto irresponsabile, che potrebbe causare una tragedia ecologica e sanitaria di proporzioni bibliche. La ricostruzione da noi effettuata al computer mostra come in soli trenta giorni, pur attuando operazioni di tamponamento di un'eventuale falla, una fuoriuscita ridurrebbe i nostri mari, compromettendo i delicati cicli biologici vita e rendendo impossibile la presenza umana in molte zone costiere". |