“Una nazione degna di questo nome non può dimenticare i propri figli per fare un interesse di parte: credo che sia nostro dovere ricordare la storia delle Foibe, che è la nostra storia”, lo dice Giuseppe D’Introno ricordando i martiri italiani del confine orientale. “I nostri martiri del confine orientale, i 350 mila esuli, hanno sofferto unicamente in ragione del fatto di essere italiani”, continua D'Introno. “Si trattò di pulizia etnica contro gli italiani. I morti e gli esuli furono in numero molto superiore a quello che sempre è stato detto e scritto. Non si parla di una ‘questioncina’ attinente alla guerra e all’immediato dopoguerra ma di un’autentica pulizia etnica che è grave aver così a lungo dimenticato”.
“La legge che ha istituito il ‘Giorno del Ricordo’ sulle foibe – spiega il Coordinatore Anci Giovane – è servita a conoscere questa tragedia togliendo le censure fatte sulla storia d’Italia per interessi di parte e di partito”. Sulle foibe, “in Italia c’è ancora qualcuno che crede che questa storia non vada ricordata e ci sono persino amministrazioni locali che tendono a dimenticare di celebrare il ‘Giorno del Ricordo’ con scuse più o meno imbarazzanti.
Ci rincuora il fatto che sono tanti, invece, i giovani amministratori che nei comuni di Puglia stanno organizzando manifestazioni a favore di questa giornata e la mia presenza al corteo è un segno importante che vuole testimoniare l'attenzione di una nuova e giovane classe dirigente a quelle che è stata la nostra storia a lungo dimenticata". |