ROMA - L’occupazione in Italia sembra continuare a non tenere il passo nel trimestre conclusivo del 2011 e le opportunità per chi è in cerca di occupazione rimangono ancora modeste, secondo l’indagine Previsioni Manpower sull’Occupazione diffusa oggi da ManpowerGroup. Come nei tre mesi precedenti, a livello nazionale la Previsione Netta sull’Occupazione ha segno negativo e, per il terzo trimestre consecutivo, registra un progressivo indebolimento. A seguito degli aggiustamenti legati ai fattori stagionali, la Previsione Netta sull’Occupazione per l’Italia si attesta infatti a quota -10%, un dato che perde 4 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2011 e 3 punti percentuali dal confronto con lo stesso periodo del 2010.
Nonostante i datori di lavoro prospettino un mercato del lavoro poco promettente in sette dei dieci settori oggetto dell’indagine e riportino programmi di assunzione negativi in tutte e quattro le aree geografiche d’Italia, un prudente ottimismo è espresso invece dalle aziende del comparto Trasporti e Comunicazioni - la categoria che comprende i datori di lavoro del settore logistica e delle telecomunicazioni - dove la Previsione si attesta su un moderato +3%, registrando margini di miglioramento sia rispetto al trimestre precedente che da un anno all’altro. L’indagine trimestrale condotta su un campione rappresentativo di oltre 1000 datori di lavoro italiani prospetta dunque nei prossimi tre mesi una nuova frenata delle assunzioni e che il già debole mercato del lavoro continuerà a rallentare. La percentuale dei datori di lavoro che prevede un incremento del proprio organico scende al 5% (rispetto al 6% del trimestre precedente), mentre la percentuale di chi prospetta una riduzione raggiunge quota 16% (in crescita rispetto al 10% del terzo trimestre 2011). “Un promettente segnale che emerge dalla nostra indagine sta nel fatto che oltre tre datori di lavoro su quattro non prospettano variazioni sostanziali nel proprio organico per il trimestre a venire, indicando quindi che chi al momento ha un’occupazione potrà beneficiare di una certa stabilità lavorativa fino alla fine dell’anno” dichiara Stefano Scabbio, Managing Director di ManpowerGroup in Italia e Iberia. Assunzioni con segno negativo sono previste in tutte le quattro aree geografiche d’Italia, in particolare dai datori di lavoro nel Sud e Isole dove la Previsione per il trimestre a venire risulta essere la più debole registrata nell’area dal terzo trimestre 2003 (data in cui l’indagine ha avuto inizio in Italia) e si attesta a -21%. Le prospettive rimangono negative ma rivelano un maggiore ottimismo nel Nord Est dove la Previsione è leggermente più robusta rispetto a quella del Centro Italia e del Nord Ovest. “I dati emersi dall’indagine esprimono il clima di incertezza attuale che si traduce in un atteggiamento di estrema prudenza con cui le aziende italiane stanno rispondendo: da una parte la grave crisi internazionale dei mercati finanziari e dall’altra le polemiche legate alla Manovra del Governo finalizzata al pareggio del bilancio, hanno inevitabilmente generato un alto livello di incertezza nel futuro. I dati rappresentano un netto segnale della mancanza di fiducia degli imprenditori nell’uscita del sistema Italia dalla crisi, ma anche della mancanza di visibilità internazionale delle imprese nazionali, in un Paese che continua a non riuscire ad attrarre investimenti e capitali stranieri frenando quindi le possibilità di nuovi inserimenti lavorativi” aggiunge Scabbio. “In questo scenario di instabilità, le aziende hanno infatti compreso che, per muoversi con efficacia e rispondere in tempi rapidi alle mutevoli evoluzioni del mercato e a una domanda che continua a rimanere altalenante, hanno bisogno di soluzioni agili e flessibili, evitando di rimanere imbrigliati in modelli organizzativi troppo complessi e macchinosi. Il maggior ricorso al lavoro flessibile, che in Italia registra trend positivi ormai da diversi mesi, è l’evidenza di questo atteggiamento delle imprese che decidono di munirsi del personale giusto, competente e selezionato solo nel momento in cui ne hanno effettivo bisogno”. Tra i dieci settori industriali oggetto dell’indagine, sette fanno registrare prospettive di occupazione poco promettenti negli ultimi tre mesi dell’anno. Le intenzioni di assunzione più incoraggianti - e l’unica Previsione di settore con segno positivo - sono riportate dai datori di lavoro del comparto Trasporti e Comunicazioni. La Previsione raggiunge quota +3%, rafforzandosi notevolmente di 19 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 22 punti da un anno all’altro. Per quanto riguarda gli altri settori, un mercato occupazionale incerto e caratterizzato da una situazione di stasi è prospettato dai datori di lavoro del comparto Finanziario, Assicurativo, Immobiliare e dei Servizi alle Imprese e da quello di Ristoranti e Hotel, dove la Previsione si attesta in entrambi i casi sullo 0%, esprimendo quindi segnali di diversa natura per chi è in cerca di occupazione. I datori di lavoro nel settore Manifatturiero e in quello delle Costruzioni continuano ad esprimere le prospettive di assunzione meno ottimiste, con Previsioni che rispettivamente raggiungono quota -16% e -14%, delineando una situazione del mercato del lavoro che si indebolisce sia rispetto al trimestre che all’anno precedente. Inoltre, nel Manifatturiero i datori di lavoro fanno registrare la Previsione meno incoraggiante da quando l’indagine viene condotta in Italia, quindi da terzo trimestre 2003. Sembrano essere poco favorevoli anche le prospettive di lavoro per chi è in cerca di occupazione nel settore del Commercio all’Ingrosso e al Dettaglio e in quello Estrattivo e Minerario, dove la Previsione si attesta per entrambi a -11%, sebbene le intenzioni di assunzione espresse dai datori di lavoro di tutti e due i comparti risultino in lieve miglioramento sia rispetto al trimestre che da un anno all’altro. “La previsione del settore del Commercio all’Ingrosso e al Dettaglio segue il trend in diminuzione dell’indice di vendita registrato in questi mesi, in particolare per quanto riguarda i prodotti non alimentari” sottolinea Scabbio. “E’ la diretta conseguenza della perdita del potere di acquisto delle famiglie, mentre l’incertezza verso il futuro spinge gli italiani a frenare o rimandare parte degli acquisti a meno che non si tratti di beni di prima necessità, come appunto quelli alimentari le cui vendite registrano infatti una sostanziale stabilità”. |