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ASSOCARBONI: BOOM NEGLI SCAMBI DI CARBONE A LIVELLO MONDIALE CON UN +13% NEL 2010

 

Produzione mondiale a 6,5 miliardi di tonnellate, in crescita (+8%) per l’ottavo anno consecutivo. Clavarino: “Il carbone è pronto a fare la sua parte in Giappone e Germania. Anche in Italia spazi per maggiori investimenti.” Nel 2010 si conferma la crescita boom della produzione di carbone che, secondo i dati elaborati da Assocarboni, sale a livello mondiale a 6,5 miliardi di tonnellate (+ 8% rispetto al 2009), in crescita per l’ottavo anno consecutivo. Nel 2010 lo scambio di carbone a livello mondiale ha segnato una forte crescita: il commercio via nave di carbone ha raggiunto le 971 milioni di tonnellate segnando un +13% rispetto agli 859 milioni del 2009. Nella prima decade del duemila è ancora il carbone la fonte energetica che, a livello mondiale, sperimenta il maggior tasso di crescita della produzione, con un aumento del 7% per ciascun anno. In parallelo in Italia, un inadeguato mix energetico - in cui il carbone pesa ancora troppo poco (solo il 12%) - determina un handicap alla competitività del sistema industriale del Paese.

Infatti nel 2010 la fattura energetica è stimata in aumento a circa 51,7 miliardi di euro con un aggravio di 9,3 miliardi di euro (+18% circa) rispetto all’anno precedente. Il peso sul Pil della fattura energetica – già troppo elevato nel 2009 – ha così raggiunto il 3,3% rispetto al 2,7% del 2009 e un valore medio dell’1,5% negli anni novanta. Questo a fronte di consumi energetici in crescita dell’1,6% rispetto al 2009 ma ancora ai livelli del 1998. Questo, in sintesi, il quadro sul settore presentato oggi a Roma da Andrea Clavarino, Presidente di Assocarboni nel corso del convegno “Il sistema elettrico Italiano: quale mix per gli obiettivi di riduzione della CO2”. Il carbone si conferma a livello mondiale nel 2010, con una quota del 41%, leader nella produzione di energia elettrica, seguito a grande distanza dal nucleare con il 19% e dal gas con il 16%.

Confermata anche la leadership del carbone a livello europeo, con una sua quota nella produzione di energia elettrica pari al 33%, seguito dal nucleare con il 30%. In particolare, nel 2010, il commercio mondiale di carbone da vapore è salito del 10% arrivando a 726 milioni di tonnellate, mentre il commercio di carbone metallurgico ha registrato un aumento del 22% circa, attestandosi a 245 milioni di tonnellate. Tra i maggiori esportatori di carbone a livello mondiale spicca l’Indonesia, le cui esportazioni nel 2010 – per il 25% destinate alla Cina – sono aumentate del 20% a 240 milioni di tonnellate (quasi 39 milioni in più rispetto al 2009). Anche l’Australia, nonostante le devastanti alluvioni di dicembre scorso, ha visto il totale delle sue esportazioni di carbone salire a 300 milioni di tonnellate (+10% rispetto al 2009).

La Colombia ha aumentato le sue esportazioni del 7%, attestandosi a 75 milioni di tonnellate, mentre Sud Africa e Russia mantengono le esportazioni stabili rispettivamente a 63 e 90 milioni di tonnellate. A livello europeo, le importazioni della EU-27 nel 2010 sono rimaste sostanzialmente stabili a 189 milioni di tonnellate. Venendo all’Italia, le importazioni di carbone da vapore sono cresciute nel 2010 del 5% raggiungendo i 17,2 milioni di tonnellate, quelle di carbone metallurgico e PCI hanno visto una forte ripresa raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate (più 37% rispetto al 2009 grazie alla crescita della produzione siderurgica), mentre restano in linea con il 2009 i consumi di petcoke (2,4 milioni di tonnellate) per utilizzo nei cementifici. Il carbone conferma anche nel 2010 il suo ruolo di driver di crescita dei paesi in via di sviluppo (India e Cina e Indonesia tra tutti) e di fornitore di energia elettrica fortemente competitiva.

Caratterizzato da ampia disponibilità, sicurezza dell’approvvigionamento competitività dei costi è il combustibile che meglio risponde alla sempre crescente richiesta di energia a livello mondiale. Il carbone è democratico: mentre il 3% della popolazione controlla il 54% circa delle riserve di gas e petrolio, la stessa percentuale delle riserve di carbone è controllata dal 42% circa della popolazione. La quota di carbone nel mix italiano di produzione di energia elettrica è ancora ferma al 12% - la medesima dal 2004 – sebbene un maggior utilizzo di carbone a quote equivalenti a quelle europee (pari al 33%) consentirebbe una riduzione dei costi della bolletta elettrica e una maggior sicurezza di approvvigionamento.

“L’Italia è all’avanguardia nelle clean coal tecnologies: a Brindisi ad esempio è stato realizzato da Enel uno degli impianti pilota di cattura e sequestro geologico della CO2 tra i più avanzati al mondo. Inoltre le 13 centrali a carbone esistenti nel Paese hanno un livello di efficienza media pari al 40%, con picchi di eccellenza al 46% per Torrevaldaliga Nord, che nel mondo vengono raggiunti solo in Giappone e Danimarca”. "Il carbone è l'unico combustibile che può soddisfare la domanda crescente di energia nel mondo. Il carbone è pronto a fare la sua parte venendo in soccorso al nucleare, avendo già dimostrato di essere affidabile, sicuro e sostenibile. In Italia, dove disponiamo di centrali a carbone tra le più moderne e efficienti del mondo, ci sono ancora ampi spazi di crescita", ha concluso Andrea Clavarino.


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