“Non sono una professionista della finanza”, dichiara Suor Giuliana Galli in un’intervista esclusiva a Donna Moderna, il settimanale diretto da Patrizia Avoledo e Cipriana Dall’Orto in edicola giovedì 1 luglio. Salita di recente alla ribalta delle cronache finanziarie del nostro Paese, Suor Giuliana Galli è la prima religiosa ad assumere un incarico al vertice di una potente istituzione bancaria: la Compagnia di San Paolo, fondazione azionista di Intesa Sanpaolo. Suor Giuliana spiega a Donna Moderna le ragioni che l’hanno spinta ad accettare la nomina a consigliere della fondazione: “È venuta fuori l’esigenza di una persona che ne sapesse di politiche sociali. Io sono solo uno dei sette membri del Consiglio, è il presidente che decide. Le banche sono una cosa, le fondazioni un’altra. Mi hanno chiamato ‘Sorella Banca’.
Mi hanno messo sulle spalle uno zaino che non è il mio. Io sono una suora del Cottolengo”. Tra i vari campi d’intervento sulle quali Suor Giuliana si promette di intervenire c’è il lavoro: “Bisogna far ripartire di nuovo la produzione, creare posti di lavoro, creare alternative alla situazione produttiva attuale. L’Ufficio Pio (ente della Compagnia di San Paolo, ndr) ha già un progetto di microcredito, si può procedere in questa scia”. Riguardo al suo rapporto con il denaro, Suor Giuliana spiega ragionando a partire dal motto latino, “Pecunia non olet”:
“Il denaro che profuma è quello che permette di vivere con dignità. Il denaro che puzza è quello dell’usura, dei guadagni enormi senza umana attenzione a chi non ne ha. Il denaro di chi pensa di riempire i propri vuoti accumulando cose”. All’ipotesi di essere chiamata un giorno a intervenire in Confindustria, Suor Giuliana risponde con una battuta: “Stimo molto la Marcegaglia. Ma mi ci vedete a fare il Discorso della Montagna in Confindustria?”. Suor Giuliana parla infine delle sue origini familiari: “La mia era una famiglia di operai. Eravamo sei fratelli. Mia madre molto religiosa, mio padre agnostico, mi ha insegnato a non essere troppo credula. Quando lei ci raccontava le storie della Bibbia, con la sua fede semplice, mio padre diceva: ‘Non raccontargli troppe stupidaggini’”. |