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BANCHE USA: PROFITTI MAI COSÌ ALTI DAL 2007. MA IL 10% RISCHIA IL FALLIMENTO

Stando alle cifre, gli istituti di credito americano sono tornati a sfornare profitti; su base trimestrale sono i più elevati da tre anni a questa parte. La crisi è davvero finita? Attenzione a non esultare troppo presto.

 

Una buona notizia dagli Sati Uniti c'è, ed è quella che parla di un miglioramento dei profitti delle banche americane, le stesse per le quali si è temuto tanto per la loro stessa sopravvivenza nel periodo tragico del "credit crunch". Numeri alla mano, la Federal Deposit Insurance Corp -l'agenzia garante dei depositi bancari - ha reso noto che il settore bancario americano ha riportato i profitti trimestrali più alti dal 2007: di fatto, le banche commerciali e gli istituti di risparmio della nazione hanno messo a segno nel secondo trimestre - periodo aprile-giugno- utili per 21,6 miliardi di dollari, contro il passivo di 4,4 miliardi di dollari relativo allo stesso periodo dell'anno precedente. E quasi due tra tre banche hanno assistito a un miglioramento degli utili.

Questa la buona notizia-"Fino a quando le condizioni economiche rimarranno di sostegno, la maggior parte degli istituti dovrebbe continuare a preservare la propria redditività e aumentare la capacità di erogare i prestiti", ha detto Sheila Bair, numero uno dell'FDIC, in una intervista rilasciata al Los Angeles Times. Questa la buona notizia, che in determinati casi è solo un espediente per aiutare a digerire la notizia che viene dopo, ovvero quella cattiva. La stessa Bair si fa portavoce anche della cattiva notizia. "829 banche americane rischiano il fallimento". Ergo, il 10% delle banche degli Stati Uniti. Esattamente, alla fine di giugno, 829 delle 7.800 banche Usa erano presenti nella "problem list": a dispetto dei profitti in crescita, il numero delle banche "con problemi" o per essere più chiari a rischio di fallimento è aumentato dalle 775 banche sotto osservazione alla fine dei primi tre mesi del 2010.

"Senza alcun dubbio, il settore fa fronte ancora ad alcune sfide". Ha ammesso Bair. D'altronde, è vero che gli utili riportati dalle banche americane sono stati i più elevai dall'estate del 2007; tuttavia è anche vero che la somma rimane ben inferiore alla soglia dei 30 miliardi di dollari che il settore ha superato per ben 17 trimestri consecutivi prima di essere messo in ginocchio dalla crisi dei mutui. E poi, altro cruciale punto da non sottovalutare, il portafoglio prestiti continua ancora a calare, fattore che riflette sia la riluttanza delle banche a erogare prestiti sia le stesse condizioni in cui versa la domanda per gli stessi prestiti, che continua a languire. Detto questo Christopher Whalen, resposabile della società di ricerca di marketing presso Institutional Risk Analytics di New York, afferm che "la buona notizia è che la crisi immediata è passata".

Anche qui però il "ma" non manca", visto che "le prospettive per i prossimi due anni parlano di una fase di consolidamento e di..."Pulizia". E la buona notizia presentata inizialmente, quella della crescita dei profitti, rimpicciolisce sempre più di importanza se a essa si aggiunge che nel mese di agosto appena trascorso un indice che miura le 24 banche principali americani è sceso di ben l'11% scontando il timore dell'arrivo di una altra recessione, di una "double dip" per intenderci, che avrebbe ovviamente l'effetto di azzerare i progressi fin qui fatti e di riportare gli istituti in un ennesimo buco nero della crisi.


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