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BARI E CANTON GEMELLATE ANCHE NELL’ECONOMIA

E’ di 100 milioni di euro l’export della Terra di Bari in Cina nel 2008. L’import è di 206milioni di euro. Una bilancia inevitabilmente favorevole al ciclope asiatico, il cui Pil nel 2010 dovrebbe aggirarsi, in base alle previsioni, intorno all’8,5%.

 

Grazie al gemellaggio fra Bari e la città di Canton, capitale della provincia del Guangdong, nel sud est della Cina, le notevoli distanze di percentuali fra le due realtà economiche si stemperano e avvicinano le due comunità, che cercano punti di incontro: dalla cultura all’economia. E’ quanto è emerso nell’iniziativa promossa dal Comune di Bari, organizzata ed ospitata dalla Camera di Commercio, che ha visto la partecipazione di quattro giornalisti di importanti testate cinesi, dalla televisione alla carta stampata impegnati in un reportage nel barese.

Ad accogliere i rappresentanti dei media il presidente dell’ente camerale Luigi Farace, il direttore generale della Confapi Bari, Riccardo Figliolia, il prof. Giovanni Ferri, delegato dell’università di Bari ai rapporti internazionali e fra i massimi esperti in Italia di economia cinese, Nicola Pertuso consigliere dell’Aicai, azienda speciale della Camera di Commercio di Bari che si occupa di internazionalizzazione, l’imprenditore Gianpiero Lippolis, vice presidente di Giovanna Sbiroli, l’azienda di Putignano di abiti da sposa che da qualche anno vende abiti da sposa in Cina e Francesco Maffei, rappresentante della Confapi a Shangai. Esportazioni, consumi ed investimenti trainano uno sviluppo in corsa, che vede negli soprattutto investimenti un motore trainante.

La novità rispetto al recente passato è data dal fatto che la Repubblica Popolare Cinese sta emergendo come investitore all’estero di fondi propri, acquisendo e partecipando aziende occidentali, con grande influenza quindi sull’economia mondiale. Un mercato nel quale inserirsi, “guidati sì, ma con maggiore determinazione in quanto la Terra di Bari – ha detto Farace – può contare su un’offerta assai eclettica, tanto quanto le sono le voci della bilancia commerciale Bari-Cina, in entrambi i sensi: dall’agroalimentare all’industria meccanica, dall’artigianato all’industria dell’abbigliamento”.

Farace ha portato l’esempio positivo di Giampiero Lippolis, vice presidente dell’azienda Giovanna Sbiroli che da tre anni opera con successo sul mercato cinese “nonostante le grandi difficoltà – ha detto Lippolis – che hanno gli imprenditori italiani a distribuire e vendere il prodotto in Cina, principalmente per due ragioni: mancanza di reciprocità doganale e una generale diffidenza nei confronti dell’uomo d’affari italiano. Fino al 2009 comunque siamo riusciti a vendere abiti per 700mila euro”. Non solo abbigliamento. La Puglia esporta in Cina anche modelli creditizi. Il prof. Giovanni Ferri dell’Università di Bari ha lavorato difatti per due anni (2008-2009) per Confartigianato nazionale, nell’ambito di un progetto sovvenzionato dall’unione Europea per introdurre i Confidi proprio nella provincia del Guangdong con i suoi 78milioini di abitanti.

Il progetto si è appena concluso. “Due Confidi sono già operativi – ha detto Ferri – per realizzarne altri si stanno modificando alcune leggi cinesi che consentano di adottare il modello italiano dei consorzi di garanzia fidi. Si sta inoltre lavorando sempre nel Guangdong per introdurre modelli di sviluppo imprenditoriali sostenibili che abbiano per protagonista la piccola e medie dimensione aziendale. La provincia è stata oggetto di approcci imprenditoriali predatori. E’ ora che il modello Occidentale, che il Guangdong vuole mutuare, includa anche le buone pratiche nei confronti dell’ambiente e di tutti gli altri valori imprenditoriali che consentano al territorio ed alle persone che lo abitano si sostenere il proprio sviluppo, senza costi eccessivi”.


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