Solo confusione, informazione incompleta e frammentaria, una sorta di un assurdo scaricabarile sulle responsabilità. Ma a pagare sono ancora una volta gli agricoltori . La vicenda del “batterio killer”, prima in Germania e poi in Francia, continua ad innestare una reazione a catena. I consumi, sull’onda di ingiustificati allarmismi alimentati dai media, non danno segni di risveglio e i danni per i produttori ortofrutticoli hanno assunto dimensioni rilevanti. Gli stanziamenti decisi dall’Ue e le conseguenti misure adottate in Italia, pur importanti, non sono sufficienti a fronteggiare la difficile situazione nel settore. E’, quindi, indispensabile che si adottino altri interventi a sostegno delle imprese colpite dall’“effetto E.coli” e che è necessario estendere la gamma dei prodotti ammissibili all’aiuto Ue.
Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che condivide le preoccupazioni espresse dal Copa e Cogeca (i comitati delle associazioni agricole e cooperative europee) che sollecitano ulteriori finanziamenti da aggiungere a quelli già varati (210 milioni di euro). Oltretutto, a rendere ancora più confuso il quadro sono intervenute le ultime notizie provenienti dalla Francia secondo le quali sarebbero di origine italiana i semi dei germogli di soia che avrebbero provocato l'intossicazione di E.Coli che ha colpito una decina di persone a Bordeaux. A parte il fatto che la provenienza è tutta da accertare, è opportuno chiarire -rileva la Cia- che la contaminazione è avvenuta durante la germogliazione che è avvenuta in territorio francese. E qui a concorrere allo sviluppo del batterio possono essere altri fattori, a cominciare dall’acqua.
E sono proprio queste notizie e le conseguenti smentite che provocano grande incertezza tra i consumatori e finiscono per penalizzare ancora una volta gli incolpevoli produttori agricoli, soprattutto quelli italiani. Per tale ragione -evidenzia la Cia- è importante che su questa vicenda si faccia la massima chiarezza e non si alimentino ulteriori psicosi. Finora la gestione della crisi non è stata certo impeccabile. Anzi, ha mostrato macroscopiche lacune e mai una parola realmente chiarificatrice da parte delle autorità europee e dei paesi dove si sono sviluppate le intossicazioni, Germania e Francia.
La Cia, quindi, è d’accordo con la richiesta di Copa e Cogeca che denunciano un forte calo dei prezzi e delle vendite, con perdite per gli agricoltori europei che ammontano a 400 milioni di euro la settimana. |