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BELLA SCOPERTA: I COSTI MEDIASET LI ACCOLLIAMO ALLA RAI

 

C’è una collaudata strategia manageriale molto efficace e diffusamente applicata quando in un’azienda si vogliono ridurre i costi di gestione. Tale prassi applicata per l’alleggerimento dei costi ed aumentare la redditività dell’impresa non è adottata solo dalle aziende manifatturiere ma negli ultimi tempi copiosamente applicata anche dalla società Mediaset cui fanno capo le emittenti televisive Canale 5, Rete4 e Italia 1, reti che rimandano al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. La strategia consiste nell’esternalizzare quei costi che comportano oneri esorbitanti per una società quotata e che, senza privarsi degli effetti prodotti, è possibile trasferirli ed accollarli ad altri senza gravare sul proprio bilancio.

La strategia di alleggerimento dei costi messa in atto da Mediaset con totale assopimento del Consiglio di Amministrazione della RAI ha comportato il passaggio al libro paga della televisione di Stato di quei costi che zavorravano la società di Berlusconi. Uno dopo l’altro, Maurizio Costanzo, Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi, altri sono pronti a partire da Cologno Monzese, sono passati a carico della RAI e quindi a carico dei telespettatori italiani. Certo la migrazione di un giornalista o di un professionista televisivo da un’emittente all’altra non è vietata, anzi è benvenuta se porta al successo e attrae spettatori, come avvenuto con il “passaggio” di Enrico Mentana a La7, o introduce sostanziali novità nel palinsesto della rete.

Non è questa una valutazione partigiana né tantomeno tentazione di schieramento ma siamo esclusivamente interessati all’elevazione culturale e morale di un paese a cui può contribuire un’informazione oggettiva, terza, veritiera e un intrattenimento sobrio e rispettoso della dignità del telespettatore. Allora non capiamo il perché quando il “trasloco” da un’emittente commerciale privata alla RAI di Stato si rileva un vero e proprio fallimento in termini di numero di telespettatori attratti e in termini economici in quanto i lauti compensi contrattuali accordati dal Direttore Generale della RAI ai nuovi arrivati appesantiscono il già asfittico bilancio della TV di Stato già gravato da 320 milioni di euro di debiti.

Ci sorge il dubbio che tra il pesante indebitamento trasferito anche dall’esterno e il reiterato invito a non pagare il canone RAI, che giunge anche da alte cariche istituzionali, celi il vero obiettivo di chiudere la televisione pubblica per decomposizione economica. Ancora una volta la classica teoria economica di privatizzare gli utili e “pubblicizzare” i debiti conferma la sua efficacia ed è largamente applicata in questa nostra italietta di inizio millennio………. E l’italiano paga!


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