LE USCITE DI FINE GENNAIO
Collana Varia Francesco Germinario Costruire la razza nemica. La formazione dell’immaginario antisemita tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento Pagine 390 euro 18,00 codice ISBN 978-88-02-08190-8
Costruire la razza nemica è il primo libro in Italia che traccia la storia della teoria politica dell’antisemitismo. Considerato che la sua vicenda storica è stata caratterizzata dagli stermini, dai pogrom alla Shoah, talvolta si è supposto che l’antisemitismo non disponesse di un proprio apparato ideologico, impegnato a fornire una propria lettura della società e della storia. Invece, l’antisemitismo contemporaneo tradisce il riferimento a un apparato ideologico complesso. E’ nel corso della seconda metà dell’Ottocento, specialmente durante la vicenda dell’Affaire Dreyfus, che l’antisemitismo elabora tutto il proprio apparato culturale e teorico-politico, cui avrebbe poi attinto l’antisemitismo europeo successivo, a cominciare da quello nazista (1850-1933). A elaborare la cultura politica antisemita furono Edouard Drumont, direttore del celebre quotidiano antisemita La Libre Parole e una nutrita galleria di pubblicisti, intellettuali, scrittori quasi sempre sottovalutati, se non sconosciuti alla pur consistente bibliografia sull’antisemitismo europeo. L’antisemitismo si presenta come una teoria politica rivoluzionaria, nettamente ostile nei confronti della società borghese liberale. Il suo obiettivo dichiarato è quello di far saltare quest’ultima, giudicata l’epoca della definitiva affermazione di un progetto di tirannide ebraica che percorre come un sottile filo rosso tutte le epoche della storia. L’obiettivo è certo quello di combattere l’ebreo dichiarato e visibile; ma è soprattutto quello di combattere una società borghese giudicata quale epoca storica in cui anche gli ariani hanno ebreizzato i loro comportamenti e la loro cultura. Da questo giudizio storico sulla società borghese derivano la profonda vocazione totalitaria dell’antisemitismo e l’agilità dimostrata nell’orientare le strategie politiche dei regimi totalitari novecenteschi.
Francesco Germinario svolge attività di ricerca per la Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia. E’ autore di saggi sulla cultura di destra del Novecento e l’antisemitismo. Tra le sue opere, Razza del sangue, razza dello spirito. Julius Evola, l’antisemitismo e il nazionalsocialismo (2001), Fascismo e antisemitismo (2009). Ha curato la pubblicazione Destra, sinistra, fascismo. Omaggio a Zeev Sternhell (2005)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana Scientifica «Frontiere» Christine Coustau, Olivier Hertel La maledizione dell’onisco e storie di altri parassiti Pagine 164 euro 20,00 codice ISBN 978-88-02-08191-5
L’onisco è colpito da una maledizione: i Wolbachia, batteri parassiti, trasformano i maschi in femmine. Il destino del bruco della farfalla non è più affatto invidiabile, giacché ospita la larva di una vespa che, giorno dopo giorno, lo divora dall’interno. Quanto al gammaro, piccolo crostaceo degli stagni, il verme Microphallus prende possesso del suo cervello e lo induce alla completa follia. Benvenuti sulla terra. Benvenuti nel mondo dei parassiti, scrocconi e mangiaufi e di altri opportunisti. Impossibile sfuggire alla loro presa, sono ovunque e assumono tutte le forme: vermi, virus, batteri, microbi, molluschi, crostacei, insetti e perfino uccelli. E ognuno di loro ha le sue piccole manie. L’uno manipola il comportamento dei suoi ospiti, l’altro li satura di tossine assassine e l’altro ancora ha il compito di regolare tutti i dettagli della loro vita sessuale. Queste interazioni nel mondo dei viventi si connotano spesso di tratti ingegnosi e rocamboleschi che sfidano l’immaginazione. Christine Coustau e Olivier Hertel raccontano così storie stuzzicanti in cui i parassiti e i parassitati si affrontano in una lotta che dalla semplice posta in gioco si preannuncia complessa: la sopravvivenza. Una storia intrigante in cui i parassiti e i parassitati si affrontano in una lotta che dalla semplice posta in gioco si preannuncia complessa. Christine Coustau, ricercatrice al CNRS, Centre National de la Recherche Scientifique, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia, porta avanti oggi i suoi studi presso l’Istituto Pasteur di Lille e il Centro Agrobiotech di Sophia Antipolis. Ha anche lavorato all’Università di Wisconsin-Madison (Stati Uniti) e all’Università di Perpignan. Olivier Hertel è biologo di formazione e giornalista presso la rivista "Sciences et Avenir". Ha collaborato a numerose riviste tra le quali "Le Point", "Ça m’intéresse", "Géo" e "Le Figaro".
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana Storia Eric Lehmann Le ali del potere. La propaganda aeronautica nell’Italia fascista Pagine 340 euro 24,00 codice ISBN 978-88-02-08189-2
Chi vola vale, chi non vola non vale, chi vale e non vola è un vile: questo il motto che campeggiava nell'atrio del Ministero dell'Aeronautica all’epoca di Mussolini.
Il tema del fascismo alato e l’uso politico e ideologico dell’aeronautica La storia del culto patriottico dell’aviazione indissolubilmente legata alla costruzione del mito virile di Mussolini Le vite parallele degli assi del volo italiani
Sulla base di un ampio campione di fonti, questo libro affronta il tema del fascismo alato, la storia del culto patriottico dell’aviazione indissolubilmente legata alla costruzione del mito virile di Mussolini, le vite parallele degli assi del volo italiani, indagando il legame precoce tra fascisti e ambienti aviatori e evidenziando come il regime di Mussolini si configurasse come un caso originale di uso politico e ideologico dell’aeronautica. Con l’identificazione mitica tra aviazione e fascismo, tra arte del pilotaggio e arte di governo, con la valorizzazione delle esperienze aviatorie del Duce, con il ricorso alla retorica dannunziana e alla polemologia futurista per esaltare le imprese delle ali italiane, gli artefici della propaganda svilupparono un culto patriottico dell’aviazione che svolse una funzione pedagogica centrale nella politica fascista. La storia di questo culto arricchisce la conoscenza della natura rituale e scenografica del fascismo, nonché della sua permanente oscillazione tra la propensione a irreggimentare le masse – con l’organizzazione capillare di manifestazioni aeree rivolte al pubblico – e la promozione dell’eroismo aristocratico – con la glorificazione di piloti quali Francesco Baracca o Francesco De Pinedo –. Questa storia è anche indissolubilmente legata alla costruzione del mito virile di Mussolini, assiduo frequentatore delle vie dell’aria, che prese lezioni di pilotaggio nel 1920-1921 – senza tuttavia conseguire il brevetto – e si fece vanto dei suoi numerosi viaggi in aeroplano, giungendo persino a farsi attribuire il brevetto di pilota militare nel 1937.
Eric Lehmann, studioso di storia della cultura militare e aeronautica, è dottore di ricerca in Storia del mondo contemporaneo dell’Università degli studi di Parigi Nanterre e ha conseguito l’idoneità nazionale al ruolo di maître de conférences (professore associato) nelle università francesi. Ha pubblicato il saggio Realtà e mito di Italo Balbo nel volume Gli italiani in guerra. Ventennio fascista (UTET, Torino 2009). Sta lavorando a una biografia del teorico del "dominio dell’aria" Giulio Douhet.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
LE USCITE DI FINE FEBBRAIO
Collana Scientifica «Frontiere» Guido Cossard Cieli perduti. Archeoastronomia: le stelle degli antichi Pagine 288 euro 18,00 codice ISBN 978-88-02-08194-6
Noi non guardiamo più il cielo. Le timide luci degli astri sono state cancellate dalle nostre notti, fagocitate dall’illuminazione artificiale e impallidite di fronte alla nostra indifferenza. Ma, nel passato, il rapporto tra l’uomo e il cielo era molto diverso. Nelle scure notti dei nostri antichi progenitori, spesso passate all’addiaccio, il cielo si popolava di figure fantastiche: divinità lanciate su velocissimi carri, barche cariche di mitici eroi che solcavano l’oceano celeste, rozzi utensili della vita quotidiana, spaventosi animali ostili. Nel neolitico poi l’astronomia divenne fondamentale per stabilire un primo calendario, funzionale alla grande rivoluzione economica avvenuta: l’introduzione dell’agricoltura. La ricerca di riferimenti certi per osservare il punto di levata del Sole, della Luna e di alcuni astri brillanti comportò l’innalzarsi di grandi pali totemici, seguiti a breve da imponenti opere megalitiche di natura astronomica. L’autore va alla ricerca dei cieli perduti, in modo sensazionale ma scientificamente rigoroso nello stesso tempo, a partire dai principali siti archeologici dalla preistoria europea, per arrivare alle popolazioni antiche quali Sumeri, Babilonesi, Egizi, Cinesi, Celti, Indiani d’America, Incas, Atzechi, Maya che ci hanno lasciato una quantità enorme di incredibili testimonianze a conferma della nostra tesi.
Guido Cossard è Presidente dell’Associazione di Ricerche e Studi di Archeoastronomia Valdostana. Attivo conferenziere ha pubblicato numerosi testi tra cui Storia e riti di Capodanno (1999), e per la UTET ha collaborato all’Atlante dell’universo (1998). In considerazione del contributo dato nel campo dell’archeoastronomia, nel 2005 la International Astronomical union gli ha dedicato il pianetino (4993) 1983 GR, che da allora si chiama Cossard.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
LE USCITE DI MARZO
Collana Varia Lodovica Braida e Mario Infelise (a cura di) Libri per tutti. I generi editoriali di larga circolazione tra antico regime ed età contemporanea Pagine 400 euro 21,00 codice ISBN 978-88-02-08267-7
Cosa s’intende per Libri per tutti? È una formula di comodo per definire testi riprodotti in serie prevalentemente legati alla consueta forma libro e destinati alla larga circolazione. Stampati, per lo più, ma non esclusivamente, dato che per secoli anche la riproduzione a mano ha potuto garantire una buona diffusione. In altri tempi sarebbero stati chiamati «libri popolari». Ma, com’è noto, l’aggettivo popolare non qualifica esattamente prodotti che, se ebbero e hanno tuttora uso e destinazione popolare, sono altresì caratterizzati da una circolazione in ambiti diversi della società. Popolari quindi, ma non solo. Libri che possono capitare nelle mani di chiunque, dotto o incolto che sia, da non confondere però neppure con la moderna categoria del bestseller, legata alla narrativa di consumo dell’età contemporanea, le cui fortune sono destinate ad esaurirsi nel volgere di pochi anni. Una parte importante di questa produzione è se mai da ascrivere alla tipologia del longseller, ovvero di quei titoli che non compaiono nelle classifiche, ma che restano disponibili negli anni e talvolta anche nei secoli, incidendo con discrezione, ma in profondità, sulle abitudini culturali. I Libri per tutti sono in genere destinati alla dispersione. Esiste una sorta di pregiudiziale colta che seleziona la memoria dei libri e delle letture, penalizzando sistematicamente i più diffusi e familiari. Spesso non sono venduti nelle librerie, come non sono destinati a venire conservati nelle biblioteche. È invece importante provare a rintracciarli e a studiarli. Anche per affrontare da una prospettiva diversa il vecchio problema della scarsa dimestichezza degli italiani con la lettura, poiché, se è vero che molti italiani non leggono, quando leggono, cosa leggono?
Lodovica Braida è docente di Storia della stampa e dell’editoria nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano. Tra le sue opere: Il commercio delle idee (1995), Libri di lettere. Le raccolte epistolari del Cinquecento tra inquietudini religiose e “buon volgare” (2009), la cura del volume Valentino Bompiani Il percorso di un editore “artigiano” (2003), e l'introduzione al saggio di Roger Chartier, Ascoltare il passato con gli occhi (2009). Mario Infelise insegna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Dipartimento di Studi storici. Tra i suoi saggi: L'editoria veneziana nel '700 (1989), I libri proibiti. Da Gutenberg all'Encyclopédie (1999), Prima dei giornali. Alle origini della pubblica informazione (2002) e la cura con A. Stouraiti, Venezia e la guerra di Mosca. Guerra, politica e cultura alla fine del ‘600 (2005).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana Varia Massimo Campanini e Karim Mezran (a cura di) I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo Pagine 312 euro 20,00 codice ISBN 978-88-02-08192-2
I Fratelli Musulmani, nati in Egitto nel 1928, sono all’origine della maggior parte dei movimenti islamici contemporanei, sia di quelli conservatori ma moderati, sia di quelli radicali, che per altro si sono allontanati dal messaggio originario dell’organizzazione. Profondamente ramificati soprattutto nelle società civili del mondo arabo dove svolgono attività di propaganda, welfare e protezione sociale, i Fratelli Musulmani hanno seguito percorsi diversi di legittimazione politica, ma hanno anche subito frequenti repressioni da parte di regimi autoritari. Il volume intende interrogarsi se i Fratelli Musulmani di oggi, all’alba del Ventunesimo secolo, sono o saranno in grado di svolgere una funzione appunto egemonica nei paesi arabi e nelle realtà europee e americane d’immigrazione musulmana, mettendosi alla testa delle rivendicazioni popolari e arrivando al potere attraverso metodi, per lo più, “democratici”. La questione dei rapporti tra democrazia e Islam è, infatti, centrale nella considerazione del ruolo politico dei Fratelli Musulmani e si presenta come una via obbligata per uscire dall’impasse tra occidentalizzazione alienante e radicalismo fondamentalista. Il volume, che ha una prospettiva sia storica sia, per così dire, “futuribile”, analizza i casi dell’Egitto (A. Santilli), della Giordania (D. Atzori), del Maghreb arabo (T. Giuliani), del Sudan (M. Campanini), della Palestina (M. Di Donato), e si interroga su quali sono e/o potrebbero essere gli influssi della Fratellanza Musulmana in Europa (S. Allievi, B. Maréchal) e negli Stati Uniti (K. Mezran). I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo è, quindi, un saggio indispensabile sul movimento fondamentalista dei Fratelli Musulmani e le loro ramificazioni nel mondo islamico.
Massimo Campanini è docente di Cultura araba presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano. Tra le sue ultime pubblicazioni L’esegesi musulmana del Corano nel secolo ventesimo (2008) e Il pensiero islamico contemporaneo. Karim Mezran, Assistant Professor of Political Science alla John Cabot University, dirige il Centro Studi Americani di Roma. Tra le sue pubblicazioni Negotiating National Identity: the Case of North Africa (2002) e Negotiation and Construction of National Identities (2007). Insieme i due autori hanno pubblicato Arcipelago Islam. Tradizione, riforma e militanza in età contemporanea, (2007
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana ASTEC, diretta da Maurizio Bettini Laura Cherubini Strix. La strega nella cultura romana Pagine 312 euro 19,00 codice ISBN 978-88-02-08193-9
Protagonista di racconti popolari, testi canonici e documenti d’archivio, la figura della strega costituisce una presenza costante della cultura occidentale. Storici ed antropologi ne hanno esaminato prerogative e occasioni, fra Sabba, voli notturni e metamorfosi animalesche, ricostruendo credenze che hanno attraversato la tradizione europea medioevale e moderna. Le streghe, tuttavia, esistevano già. E dietro le maliarde di quei secoli si staglia il profilo dell’impressionante antenata che, in alcune lingue romanze, ha passato loro il proprio nome. Si tratta della strix, creatura soprannaturale dell’immaginario romano a metà fra l’uccello rapace avido del sangue dei neonati e la donna malefica capace di assumerne nottetempo la forma. Ma cosa è, davvero, la strix antica, e quali sono i significati culturali trasmessi attraverso questa figura? In che modo i Romani hanno messo a punto la propria idea di strega, passandola in parte alla tradizione successiva? Se ne occupa questo libro, costruito sulla doppia via dell’analisi filologica e della ricerca antropologica. Strix indaga l’immagine romana della strega soffermandosi sull’analisi di singoli aspetti della sua identità: dalla vorace passione per i piccoli alla capacità di invertire l’ordine delle cose, dalle attitudini ingannatrici alla capacità temibile di «sapere di più». Ne emerge un’inattesa pagina dell’archeologia della strega. 5 Laura Cherubini lavora presso il Centro Antropologia e Mondo Antico dell’Università di Siena. Si occupa di mito, magia e credenze popolari nell’antichità greca e romana.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana Varia Nathan Wachtel La logica dei roghi. L’inquisizione portoghese Pagine 312 A cura di Franco Motta euro 19,00 codice ISBN 978-88-02-08268-4
I tribunali delle Inquisizioni iberiche, ideatori di rigorosi sistemi di polizia e di pratiche giudiziarie razionali fondate sull’amministrazione logica della prova, hanno contribuito all’emergere della modernità in Occidente. L’obiettivo della loro azione era l’estirpazione dell’eresia (in origine, nella penisola iberica, soprattutto dell’eresia giudaizzante) e la salvezza dell’anima degli stessi imputati – a condizione, ovviamente, che questi si pentissero sinceramente delle proprie colpe e offrissero una confessione esauriente. L’abbondante documentazione, compresa fra il XVI e il XVIII secolo, che giace negli archivi dei tribunali dell’Inquisizione permette di analizzare le procedure impiegate nella raccolta e nel vaglio delle prove di colpevolezza (in cui lo spionaggio, la delazione e la denuncia rivestivano un’importanza assai maggiore della tortura), nonché quelle tecniche d’investigazione e d’interrogatorio che, nel corso del processo, riuscivano a costringere l’accusato alla più completa ammissione di colpa. La modernità cui l’Inquisizione ha dato un contributo così importante non è altro, insomma, che quella stessa modernità dei sistemi totalitari che ha raggiunto il suo pieno sviluppo nel XX secolo. Per la prima volta in questo saggio sono descritte le rigorose procedure dei tribunali inquisitori per estirpare l’eresia. La tragica modernità dell’inquisizione portoghese sta nell’applicazione sistematica della delazione.
Nathan Wachtel è professore al Collège de France. Tra i suoi volumi, in Italia sono stati tradotti La visione dei vinti. Gli indios del Perù di fronte alla conquista spagnola (1977); Dèi e vampiri. Ritorno a Chipaya (1993); La fede del ricordo. Ritratti e itinerari di marrani in America (2003).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
La Sindone. Passio Christi passio Hominis a cura di Gian Maria Zaccone e Bruno Barberis Pagine 288 (con DVD) euro 24,90 codice ISBN 978-88-02-08263-9
Sindone: un nome antico che ha origini greche e che significava “lenzuolo”. Oggi per tutto il mondo “la Sindone” non è un lenzuolo qualunque, ma quello che da oltre quattro secoli è conservato nel Duomo di Torino. Secondo la tradizione la Sindone di Torino è il lenzuolo funerario nel quale fu avvolto il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla croce. Ma questa identificazione è oggetto di vive controversie e forti contestazioni: la discussione è tuttora aperta. Questo saggio in particolare dà una nuova approfondita lettura di ciò che si vede nel Telo, resa possibile a un livello di chiarezza mai raggiunto prima dalle straordinarie riprese fotografiche ad altissima definizione, realizzate dalla Società HaltaDefinizione (Hal9000) di Novara. Ma il focus del volume è rivolto anche alla straordinaria storia del Telo e alle più diverse espressioni di devozione che hanno accompagnato tale storia, che trovano una compiuta rappresentazione negli oggetti custoditi presso il Museo della Sindone di Torino. Accompagna il volume un DVD video che offre più di 2 ore di filmati, nei quali si apprezza appieno la straordinaria qualità delle riprese fotografiche del Telo e il livello di dettaglio che gli zoom proposti permettono. Il video è commentato da cinque dei massimi esperti degli studi sulla Sindone, che ne danno una chiave di lettura rispettivamente religiosa (monsignor Giuseppe Ghiberti), storica (Gian Maria Zaccone), di storia della fotografia (Nello Balossino), anatomo-patologica (Pierluigi Baima Bollone) e fisico-chimica (Bruno Barberis).
Gian Maria Zaccone ricopre la carica di vice-direttore del Centro Internazionale di Sindonologia e direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino. Autore di libri e numerosi articoli di carattere storico, ha tenuto centinaia di conferenze in Italia e all’estero e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche. Bruno Barberis docente di Meccanica razionale all’Università di Torino, dal 1988 è Presidente del Centro Internazionale di Sindonologia. Ha curato i restauri della facciata, del campanile e la sacrestia nella Chiesa del SS. Sudario, ha promosso la realizzazione della nuova sede del Museo ha contribuito, in seno all’apposita Commissione al Progetto di nuova conservazione del Telo. Sulla Sindone ha tenuto centinaia di conferenze in tutto il mondo.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Collana Letterature UTET Leopold von Sacher-Masoch Novelle galiziane Pagine 312 euro 15,00 codice ISBN 978-88-02-08264-6
Le sconfinate pianure galiziane e i Carpazi misteriosi, boschi eterni dove si aggirano figure arcane e altopiani dove risiede una razza di pastori-briganti guardinghi e indomabili. Davanti a tutto ciò, una slitta tirata da due possenti cavalli che in pazza corsa sulla crosta gelata ci passa davanti, così che per un attimo indimenticabile riusciamo a distinguere l’alta, pallida figura femminile che la guida avvolta nella lunga pelliccia nera: nella mano destra le redini, nella sinistra la lunga frusta, rappresentazione di un desiderio inconfessabile. Un veterano, che racconta intorno al fuoco del bivacco a un’umanità contadina, profilata con nitidezza neorealistica, la delusione d’amore che segnò tutta la sua esistenza. La sonnambula, che racconta a uno sconosciuto in una notte di luna piena la storia tragica del suo amato amante; un signorotto galiziano, che racconta a uno sconosciuto in una taverna spersa nel vuoto della grande steppa la sua filosofia di rubacuori; il brigante dei Carpazi, che nel nome di un’atavica giustizia contadina s’introduce nella villa padronale, mentre tutti gli danno la caccia, e si intrattiene a lungo con la crudele padrona e molti altri personaggi ancora ci vengono incontro in un caleidoscopio di caratteri e tipologie umane tutte perfettamente definite e riconoscibili. E fra tutte s’impone di prepotenza la figura femminile in pelliccia, alta e pallida sulla slitta che fugge nella steppa galiziana innevata con un branco di lupi alle calcagna, le redini nella mano destra, nella sinistra la lunga frusta, simbolo vivente di un desiderio inconfessabile. Le novelle di Sacher Masoch, scritte nella migliore tradizione della narrativa popolare russa da Leskov a Turgenev, ci proiettano in un mondo sommerso, culla di una cultura sommersa che due guerre mondiali hanno spazzato via, lasciandocene solo l’amara eredità di un ricordo sbiadito.
Leopold von Sacher-Masoch, (Leopoli, 27 gennaio 1836 – Lindheim, 9 marzo 1895) fu giornalista e narratore, autore di romanzi realistici di ambiente galiziano ed ebraico (L'ultimo re dei Magiari, Storie di ebrei polacchi). Deve la sua fama ai romanzi erotici (Venere in pelliccia, 1870; Le messaline di Vienna, 1874; Falso ermellino, 1873-1879; Donne crudeli, 1907 postumo) nei quali viene descritto quell'orientamento sessuale che gli fu tipico, e che il neurologo e psichiatra austro-tedesco Krafft-Ebing chiamò successivamente masochismo.
UMANIZZARE L'UMANITARISMO? LIMITI E POTENZIALITÀ DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
a cura di Marina Calloni (Utet Università)
Che cos’è l’umanitarismo? In che cosa consiste l’intervento umanitario? Come si interviene per soccorrere popolazioni in difficoltà e contribuire a processi di riconciliazione, ovvero alla ricostituzione di società democratiche e rispettose dei diritti umani?
Il testo prende spunto da tali domande generali per comprendere perché, negli ultimi tempi, le parole umanitarismo e intervento umanitario siano divenute sempre più il fulcro di accesi dibattiti nelle arene pubbliche nazionali e globali e perché vengano sempre più spesso utilizzate in modo improprio e addirittura connesse all’ingerenza bellica.
Sullo sfondo della recente trasformazione dell’ordine geopolitico mondiale, Umanizzare l’umanitarismo? analizza l’idea e le pratiche dell’umanitarismo, così come si sono venute a trasformare nel corso del tempo. La ricerca prende, dunque, avvio da una concezione di umanitarismo inteso come azione atta a prevenire forme di violenza armata, come aiuto portato a popolazioni in situazioni di conflitto o calamità naturali, come partecipazione a processi di pacificazione e di sviluppo. A partire dal punto di vista di attori istituzionali e sociali coinvolti in attività umanitarie, il testo si focalizza quindi sul ruolo e sui limiti dell’intervento della comunità internazionale, intesa come ambito sovranazionale di tipo istituzionale e come società civile globale, composta da un insieme diversificato di attori sociali (esperti, lavoratori umanitari, attivisti, associazioni della società civile, ricercatori, giornalisti, fotoreporter, documentaristi, scrittori).
Grazie ai contributi di noti esperti secondo un’impostazione interdisciplinare e interculturale, il libro è senza dubbio un punto di riferimento sicuro per comprendere le diverse accezioni di umanitarismo e per capire come funziona il mondo degli aiuti umanitari, coi limiti e i pregi che tale complessa attività comporta.
Marina Calloni è professore ordinario in Filosofia politica e sociale presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. È vice-rappresentante per l’Italia presso l’Agenzia dell’unione Europea per i Diritti Fondamentali e membro del Comitato Interministeriale dei Diritti Umani presso il Ministero degli Affari Esteri. Ha tra l’altro coordinato la ricerca PRIN: Genocidi e crimini di guerra da cui era scaturito il libro Violenza senza legge (UTET Università, 2006).
Gli autori – Introduzione (M. Calloni)
PARTE PRIMA – Giustizia globale e sfera pubblica – 1. Legalità internazionale, intervento umanitario e giustizia globale: problemi di giustificazione normativa (M. Piras) – 2. Di quanta democrazia ha bisogno il costituzionalismo globale? (H. Brunkhorst) – 3. Dal conflitto al confronto. Il ruolo della sfera pubblica in Europa (W. Privitera)
PARTE SECONDA – Umanità in difficoltà – 4. Manifestazioni della violenza etnica: tra natura e identità (P. Costa) – 5. Diritti umani, troppo umani. La governamentalità della violenza umanitaria (S. Vaccaro) – 6. Cosa porta l’umanitarismo? Verso una società resiliente (M. Calloni)
PARTE TERZA – Interventi umanitari e relazioni internazionali – 7. Intervento umanitario: un approccio strutturale (R. Mudida) – 8. Una fase di crisi delle Nazioni Unite (T. Scovazzi) – 9. La giustizia penale nelle guerre internazionali e nelle guerre civili (A. Cassese) – PARTE QUARTA – Umanitarismo e società civili locali – 10. Conflitti e interventi per la pace: problemi e prospettive (B. G. Sekulic) – 11. L’unione Europea nell’Africa subsahariana: un intervento umanitario? Autodeterminazione limitata e fallimento umanitario (O. Umurerwa Rutazibwa) – 12. Attori sociali e diritti umani: dinamiche locali e transnazionali (R. Marchetti) – 13. Cittadini e guerra (G. Moro) – PARTE QUINTA – Conflitti e promozione della pace – 14. Gli umanitaristi e la guerra: scommesse intorno alla nozione di spazio umanitario (B. Piquard) – 15. La prevenzione dei conflitti nelle istituzioni internazionali: un nuovo paradigma securitario?(C. Pailhe) – 16. Strategie integrate per la pace? Sulle nuove dottrine di cooperazione civil-militare (S. Makki) – 17. Diritto e giustizia nei processi di peace-building. Sulla trasformazione dei paradigmi di universalità, proprietà e legittimità (P. Bergling) – PARTE SESTA – Violazione dei diritti umani e narrazione della violenza – 18. Diritto e letteratura. Norme legali e storie di violenza (S. Agnello Hornby) – 19. Telecronache: fondamentalismo religioso e strategie del terrore mediatico (M. Varvello) – 20. Perché parlare dei rifugiati? Fughe e luoghi senza ritorno (L. Boldrini) – 21. Menzogne sulla sicurezza. Il caso ceceno (A. Mironov) – 22. Teatro sociale e raffigurazione della pace (M. Dragone) – PARTE SETTIMA – Partecipazione e sviluppo umano – 23. Diritti umani, umanitarismo e benessere (A. Cataldi) – 24. Sicurezza umana e salute (P. Aeberhard) – 25. Solidarietà partecipata e critica all’aiuto umanitario come ideologia (M.T. Ratti, F. Pierli, R. Kizito Sesana) – 26. Sviluppo e dialogo come motori di pacificazione e riconciliazione (G. Romeo) – 27. Fare del bene non può fare male? Pensieri dal «campo» (F. Maffeis) – 28. Le donne possono fare la differenza... (M. Dviri) – APPENDICE – Umanitarismo: alcuni concetti-chiave (E. Biale) – Bibliografia – Indice dei nomi
CD-ROM Umanitarismo e interventi della comunità internazionale
Marina Calloni (a cura di) Umanizzare l'umanitarismo? Limiti e potenzialità della comunità internazionale Utet Università Pagg. 340 € 29,00
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
NEL SAGGIO DI FABIO FABBRI UNA NUOVA LETTURA STORICA DEGLI ANNI 1918-1921, CHE HANNO PORTATO L’ITALIA ALLA VIOLENZA SQUADRISTA E ALLA NASCITA DEL FASCISMO.
Torino, 23 novembre 2009. Esce in questi giorni in libreria un interessante saggio di Fabio Fabbri “Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921” (Utet Libreria 2009, pagg. 712, € 28,00). L’Autore, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Roma Tre, ricostruisce minuziosamente gli anni successivi all'armistizio fino alle elezioni del maggio 1921. Mette così a nudo le radici della repressione, prima ancora che si scatenasse la violenza squadrista e dimostra che l’espressione “biennio rosso”, con cui si definiscono gli anni 1919-1920 in Europa, non appare appropriata per l’Italia, né rende conto della complessità delle forze in campo.
Essa è (e fu, a suo tempo) funzionale solo a giustificare la reazione fascista, che in realtà si sviluppò quando il timore di un pericolo rivoluzionario era ormai finito."Nel 1921 - annotò A. Gramsci - centinaia e centinaia di morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di bastonati si aggiungono a quelli del 1920. Essi, per la stampa borghese, sono cancellati dalla storia e dalla memoria".
Fabio Fabbri sostiene infatti che, in una lettura di lungo periodo, non può essere considerata più valida la tradizionale scansione finora proposta dalla storiografia, di un primo “biennio rosso”, tutto segnato dalla violenza socialista e culminato nell’occupazione delle fabbriche del settembre 1920, cui seguì un “biennio nero” di santa reazione, di controrivoluzione preventiva al dilagare del socialismo in Italia.
Per recuperare quella "storia" e quella "memoria", Le origini della guerra civile ricostruisce le direttive sull'ordine pubblico, impartite dal Governo Orlando, dai giorni dell'armistizio fino all'incendio del quotidiano socialista, rivendicato dallo stesso Mussolini, quale "primo atto della guerra civile"; dà conto degli esiti dei tumulti per fame, nell'estate del 1919, e dello stato d'assedio imposto al paese, in occasione dello sciopero di solidarietà con la Russia sovietica; documenta il rigido controllo impartito dal governo Nitti nei confronti delle agitazioni agrarie e delle manifestazioni del Primo Maggio del 1920; quantifica le dimensioni reali della "grande paura" dell'occupazione delle fabbriche; constata - insomma - come il ricorso alla reazione si fosse manifestato come "psicologia diffusa" ben prima dell'attacco fascista che si consumò a Bologna in occasione dell'insediamento della Giunta comunale socialista a Palazzo d'Accursio (21 novembre 1920), e che lasciò sul terreno 11 morti e 60 feriti.
Da allora lo squadrismo si scatenò in tutto il paese, utilizzando, col consenso degli apparati statali, la violenza armata quale strumento dirompente nel confronto politico e nella guerra civile dichiarata. La sanguinosa campagna elettorale per le elezioni del 15 maggio 1921, contrassegnata da circa 170 morti e decine di feriti, si concluse con l'ingresso alla Camera di 35 fascisti, organizzatori e responsabili degli eccidi e delle rappresaglie squadriste. Fu, secondo l'Autore, "una svolta politica e di civiltà senza più ritorno"; fu un evento determinante nell'avvento del fascismo al potere; una data storicamente rilevante, prima ancora della fatidica "marcia" su Roma dell' ottobre 1922.
FABIO FABBRI, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre, è autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. Ha curato un volume su Il movimento cooperativo nella storia d’Italia (1979) e ha pubblicato, per la collana di studi del CIRIEC, Da birocciai a imprenditori. Una strada lunga 80 anni: 1912-1992 (1994).
Fabio Fabbri Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921 Utet Libreria 2009 Pagg. 712 € 28,00
|