“Bt Italia ha proceduto unilateralmente a mettere in cassa integrazione più di 210 lavoratori, proponendo un piano industriale e di riorganizzazione poco credibile che probabilmente nasconde una sola questione: nonostante i risultati positivi, il management ha deciso che l’Italia non è più un mercato su cui continuare ad essere presenti”. Così dichiarano in una nota congiunta le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL. “Già da fine agosto il 20% della forza lavoro sarà in cassa integrazione mettendo a rischio la tenuta industriale dell’intera azienda e la capacità di erogare servizi decenti ai tanti grandi clienti che si sono fidati di BT”.
“Per tanto, a fronte dell’arroganza dell’azienda che, anche in sede di Ministero del Lavoro ha oggi ribadito le proprie posizioni (si è svolto in mattinata a Roma l’esame congiunto tra le parti, come previsto dalla legge), come Segreterie Nazionali confermiamo lo sciopero per il prossimo 7 settembre con iniziative e presidi a Roma, Milano e Torino”. “L’azienda – continuano i sindacati – se vuole avere un qualsivoglia dialogo con il sindacato, ritiri le procedure di cassa e riconosca ai lavoratori il contributo che hanno dato per portare BT in sostanziale pareggio. Del resto anche i recenti risultati di BT a Londra dimostrano una crescita di ricavi, con l’Italia che rappresenta il mercato europeo più importante per l’azienda inglese. Almeno fino adesso”.
“Un’azienda che, è utile ricordare, ha più che dimezzato in questi anni la sua base occupazionale, aumentando il numero di consulenti esterni ben pagati mentre i dipendenti diminuivano e con un rapporto tra dipendenti e dirigenti ancora oggi tra i più alti e anormali mai registrati: ben 90 dirigenti su 1100 dipendenti, più di un dirigente ogni 12 lavoratori. Probabilmente è dai troppi consulenti, dai troppi dirigenti, dai tanti sprechi che quest’azienda dovrebbe iniziare, non solo per un senso di efficienza economica ma ancor prima per senso di giustizia”. |