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CALDO:CON DEFICIT IDRICO AL 71% ITALIA A SECCO
Con un deficit idrico del 71 per cento nell’ultimo mese l'arrivo della pioggia soprattutto nel nord est è importante per cittadini ed agricoltori per combattere la siccità che ha già provocato la perdita di raccolti per un valore stimato in 400 milioni di euro.
 
Il mese di giugno si è classificato al terzo posto tra i più caldi di sempre con la caduta del 71 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media secondo secondo Isac-Cnr. La caduta della pioggia per essere utile ad alimentare le riserve idriche deve però avvenire in modo costante e duraturo nel tempo, mentre i forti temporali, soprattutto se si manifestano con precipitazioni intense e con grandine, hanno provocato danni gravissimi alle colture in campo in questa fase stagionale. Il mais è la coltura agricola più colpita con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno neanche essere raccolte nelle regioni del nord, ma danni pesanti sono stimati anche per il pomodoro destinato alla trasformazione industriale per la produzione di passate, polpe e sughi con un crollo del 20 per cento in media sulla produzione attesa, anche se la qualità resta buona. La mancanza di precipitazioni ha ridotto la produzione anche dell’erba medica, foraggio necessario per l’alimentazione degli animali nelle stalle e quella di altre coltivazioni come il girasole e le bietole, ma a soffrire sono anche le verdure e la frutta per effetto della cosiddetta evapotraspirazione (la perdita di acqua dal terreno e dalle piante) che con le temperature bollenti ha raggiunto livelli che si registrano normalmente a fine luglio/agosto L`andamento climatico di questi giorni conferma l`anomalia di un 2012 segnato da neve, siccità pioggia, caldo ed ora temporali e grandine che hanno messo a dura prova le campagne. Una situazione frutto dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano in Italia con una maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi, sfasamenti stagionali e una modificazione della distribuzione delle piogge, in tutto nell’ambito di una tendenza al surriscaldamento. Negli ultimi anni si sono succeduti i record dovuti all’innalzamento delle temperature in Italia con il 2011 che si è classificato al terzo posto anche se il record assoluto degli due secoli rimane assegnato al 2003. Gli effetti si sono fatti sentire sui cicli della natura e sulle coltivazioni. Secondo una analisi della Coldiretti il vino italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni con il surriscaldamento che ha determinato un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti. Il caldo cambia anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite anche a quasi 1200 metri di altezza. Ma si è verificato anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta. Un effetto che si estende in realtà a tutti i prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.

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