Non si ferma neppure oggi la corsa infinita dei prezzi dei carburanti, che mettono a segno il quarto rialzo nel giro di una settimana con effetti a valanga sulle famiglie e sugli agricoltori. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Non è soltanto il “pieno” a costare di più agli automobilisti. I rincari di benzina e gasolio si fanno sentire anche sulle tavole degli italiani. I prodotti agroalimentari infatti -ricorda la Cia- rischiano di lievitare non poco, visto che proprio il costo del trasporto incide sul prezzo finale per il 35-40 per cento. E, considerato che i consumi delle famiglie sono già ridotti al lumicino, questa continua raffica di aumenti può spingerli giù di un ulteriore 1,5 per cento. Anche per gli imprenditori agricoli la situazione è critica -aggiunge la Cia-. Il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,49 euro al litro di gennaio 2010 agli attuali 1,13 euro al litro, con un incremento record del 130 per cento. Il che significa un costo aggiuntivo di circa 5 mila euro per ogni azienda del settore. Un onere gravoso dunque, in particolare per le serre, che soprattutto durante l’inverno fanno un uso considerevole di carburante per il riscaldamento delle colture orticole e floricole. Ecco perché ora è necessario un intervento mirato per ridurre il peso dei carburanti sui costi produttivi complessivi delle imprese agricole. Tanto più in un momento come questo, in cui le misure della manovra colpiscono pesantemente gli agricoltori con una sorta di “patrimoniale in campo”. E’ quindi indispensabile -conclude la Cia- l’introduzione di un “bonus” per evitare un vero e proprio collasso del settore, sul modello dell’“accisa zero” per le serre in vigore fino a novembre 2009. |