di Leonardo Verdini
“Caro-Carnevale”. E’ proprio il caso di dirlo. Alla vigilia di “martedì grasso”, un primo bilancio evidenzia che a crescere non sono stati soltanto i prezzi dei costumi, si hanno aumenti anche per frappe, castagnole, frittelle ed altre specialità locali. Ma ciò non sembra aver scoraggiato più di tanto gli italiani che di questi dolci tipici: in tutto il periodo carnevalesco il consumo è pari più di 22 mila tonnellate, per una spesa che supera i 140 milioni di euro. I listini al dettaglio registrano incrementi anche dell’800 per cento rispetto al costo delle materie prime (come farina, latte, zucchero e uova). Un chilo di frappe al consumo arriva a costare, in media tra i 15 e i 20 euro. Ma si possono raggiungere anche punte di 35-50 euro.
Se, invece, vengono fatte in casa il costo, sempre per un chilo, si può aggirare intorno ai 5 euro. Molto meglio, quindi, il “fai da te”. Sicuramente si risparmia e di tanto. Nonostante questa corsa dei prezzi, gli italiani non hanno rinunciato, tuttavia, alla festa. Come è avvenuto per Natale e Capodanno, quando i consumi di prodotti tipici (in particolare Panettoni e Pandori) hanno fatto registrare una sostanziale crescita, anche per il Carnevale si è avuto un aumento negli acquisti di frappe, che risultano le più apprezzate. Rispetto allo scorso anno, almeno secondo le prime stime, si dovrebbe avere un incremento pari al 3-4 per cento. Ma questi dolci tipici del Carnevale è stato possibile gustarli soprattutto nelle tante feste popolari e contadine che si celebrano in questo periodo nei borghi e nelle contrade di moltissimi paesi.
Prodotti che occupano un posto di rilievo nelle tavole degli agriturismi che, anche in questo periodo, hanno registrato un aumento di vacanzieri, soprattutto nell’ultimo week-end coinciso con la festa di San Valentino. Svariate in tutte le regioni sono le specialità legate alla tradizione rurale e contadina per il Carnevale. Si va dalla “cicerchiata” dell’Abruzzo alle “chiacchiere” della Basilicata; dalla “pignolata” in Sicilia e Calabria, agli “struffoli” in Campania, dalle “sfrappole” e lasagnette in Emilia Romagna ai “crostoli” del Friuli Veneria Giulia, dalle frappe e castagnole del Lazio alle “bugie” della Liguria e del Piemonte, dai “tortelli” della Lombardia ai “berlingozzi, ai “cenci”, alle ciambelle della Toscana, dai “brugnolus” e “orillettas” della Sardegna ai “grostoi” del Trentino, ai ”galani” del Veneto. Il carnevale è, d’altra parte, una festa che nasce proprio dalla tradizione contadina. Forti, infatti, erano le valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale. Si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la quale, secondo le credenze popolari, dava vita ad un ciclo di stagione opulenta, feconda e fertile per la terra, assicurando ottimi raccolti. |