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CIA SULLA MANOVRA: E' INIQUA E ALLONTANA LO SVILUPPO

L’aumento dell’Iva avrà effetti devastanti sui consumi. Così non si esce dalla crisi l presidente della Cia Giuseppe Politi boccia i provvedimenti contenuti nel maxi-emendamento presentato dal governo. Nessuna traccia di misure per la crescita. Agricoltura ancora una volta dimenticata. Con la fiducia si esautora il Parlamento.

 

“Una manovra iniqua, inefficace e confusa che porterà solo a un ulteriore drastico calo dei consumi e a nuovi pesanti oneri per gli italiani, chiamati ancora una volta a sacrifici che risulteranno inutili. Si è pensato unicamente a tagliare, anche in modo indiscriminato, ma delle indispensabili misure per la crescita nessuna traccia. Così per le imprese, in particolare quelle agricole, si allontanano in modo drammatico sia sviluppo che competitività. E tutto ciò avrà riflessi gravosi per l’intero Paese”. Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi boccia il maxiemendamento sul quale il governo ha deciso di porre il voto di fiducia ed esprime forti preoccupazioni per un futuro carico di grandi incertezze.

“In queste settimane si è toccato il ridicolo. Provvedimenti prima decisi e poi immediatamente ritirati. Misure annunciate e mai prese. Una manovra -aggiunge Politi- che ha visto più versioni, senza, tuttavia, che si sia riusciti a mettere in atto interventi realmente incisivi. Anzi, troviamo misure che di certo non apriranno prospettive confortanti. E’ il caso dell’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento. E’ vero che l’imposta sul valore aggiunto resta ferma al 4 per cento per i prodotti alimentari, ma è altrettanto vero che l’incremento dell’aliquota standard avrà ripercussioni negative per tutti consumi delle famiglie italiane.

C’è il rischio che un rialzo del genere possa tradursi in un calo dell’1,5-2 per cento della borsa della spesa che, in questi ultimi anni, ha già subito diversi tagli”. “L’Iva maggiorata -avverte il presidente della Cia- allontana la crescita e deprime i consumi. Un aumento che andrà a sommarsi ai rincari delle materie prime, in particolare il petrolio. E questo non è un buon viatico. Il Paese nel suo complesso corre il pericolo di pagare un conto pesantissimo. La manovra, quindi, produrrà un effetto contrario di quello che tutti auspicano: la recessione”. “Provvedimenti sbagliati che avranno -rimarca Politi- effetti devastanti anche per il settore agricolo che non solo farà i conti con la scontata flessione dei consumi, ma vedrà crescere anche i costi che già adesso per le imprese sono opprimenti. Per non parlare delle conseguenze immediate per alcuni comparti come quello del vino che con l’aumento dell’Iva al 21 per cento subirà un pesante colpo. E questo in una fase dove le vendite in Italia stanno registrando una costante diminuzione”.

“E’ assurdo poi che -sottolinea il presidente della Cia- il governo su una materia così importante per il Paese ricorra nuovamente al voto di fiducia. In questo modo s’impedisce un dibattito democratico e si esautora il ruolo stesso del Parlamento che nel dettame costituzionale è chiamato a svolgere una funzione sovrana”. “Quello che comunque dispiace è che -afferma Politi- alcune forze sociali, con il loro comportamento davanti alla manovra del governo, siano venute meno agli impegni assunti nei documenti e nei tavoli unitari che negli ultimi mesi avevano dimostrato una forte coesione. Notiamo, purtroppo, una sorta di sfilacciamento che può pregiudicare quanto di buono finora è stato fatto in termini di fronte e impegno comune per favorire la crescita imprenditoriale e dell’intero Paese”. “La nostra rimane una posizione coerente. Non si possono esprimere giudizi positivi -conclude il presidente della Cia- quando si ha a che fare con una manovra penalizzante e mortificante, che non riserva alcuno slancio verso la crescita. Per questo rinnoviamo un giudizio estremamente critico. Sono tutti provvedimenti da bocciatura e non solo perché l’agricoltura non è stata per nulla presa in considerazione, ma soprattutto perché il maxi-emendamento del governo non risolve i problemi veri che sono alla base della crisi”.


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