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CONCLUSA A MACERATA L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SOCI UNIMA

Nella scommessa sul futuro agricolo nazionale, gli agromeccanici di UNIMA e gli agricoltori di CIA, Confagricoltura e Coldiretti puntano su professionalità e collaborazione.

 

Si è chiusa tra gli applausi dei numerosi presenti la sessione pubblica della 65° Assemblea Nazionale dei Soci UNIMA (unione Nazionale Imprese di Meccanizzazione Agricola), che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri a Macerata, presso la Sala Conferenze della Banca delle Marche. Preceduta nel mattino dalla sessione privata, durante la quale sono stati assolti gli obblighi statutari e approvati i bilanci, la pubblica si è aperta con una breve presentazione di UNIMA a beneficio degli ospiti fatta dal moderatore della giornata, Matteo Pasquali (funzionario della Provincia di Macerata), che ha immediatamente lasciato la parola, per i saluti di rito, ai rappresentanti delle autorità locali, tra i quali il sindaco di Macerata, Romano Carancini; il rappresentante della Provincia, Antonella Garbuglia; il vice presidente e assessore agricoltura e politiche comunitarie della Regione Marche, Paolo Petrini; nonché del rappresentante della Banca delle Marche, Giuseppe Piccini e del presidente dell’APIMAIE di Macerata – che ha ospitato la manifestazione – Silvano Ramadori.

La riunione è entrata nel vivo con il primo intervento del presidente nazionale di UNIMA, Aproniano Tassinari il quale, piuttosto che dare inizio alla consueta lettura della sua relazione, ha preferito focalizzare alcuni punti centrali nel ruolo che in futuro l’imprenditore agromeccanico dovrà recitare sul palcoscenico dell’agricoltura, tratteggiando una figura professionale in grado di partecipare alla crescita del settore primario attraverso l’offerta non solo di tecnologie all’avanguardia, ma di servizi sempre più specializzati e di un know how derivato da un continuo e ininterrotto processo di formazione e informazione già in corso e che dovrà essere portato avanti – grazie all’intervento delle associazioni di categoria - in collaborazione diretta con costruttori di macchine e produttori di agrofarmaci.

I processi formativi dell’agromeccanico futuro, secondo Tassinari, sono già in corso da tempo e sono attualmente identificabili in un processo di accorpamento delle aziende che tende a dare vita a soggetti imprenditoriali di grandi dimensioni, in cui la gestione del parco macchine e delle risorse umane risulti ottimizzato per affrontare la sfida del mercato, ma anche nei primi tentativi di dare corpo a una volontà di associazione con gli altri soggetti agricoli che trova la sua forma negli accordi di filiera e interprofessionali. Che il futuro per un’agricoltura nazionale competitiva sia da identificare nella collaborazione interaziendale e, soprattutto, interprofessionale, è emerso come Leitmotiv degli interventi che sono seguiti, a cominciare con quello del presidente della CIA, Giuseppe Politi, secondo il quale i contoterzisti sono fondamentali nel settore primario proprio in virtù della loro professionalità.

E’questa, infatti, l’elemento fondamentale per lo sviluppo futuro di un settore primario in cui ogni forma di collaborazione dovrà essere tra soggetti in grado di svolgere al meglio ognuno il proprio mestiere. Sullo stesso tono anche il Presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, che in un videomessaggio ha voluto rimarcare il valore della collaborazione già in corso tra UNIMA e la struttura da lui presieduta, aprendo ampi orizzonti per un significativo incremento delle sinergie tra le due associazioni nel prossimo futuro. Ha chiuso la tornata di interventi delle associazioni di categoria Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria, che ha sottolineato come gli stetti legami che vincolano tutti gli attori dell’agricoltura italiana comportino che il successo dell’uno significhi successo per tutti, ma come tale successo non possa essere svincolato da una eccezionale capacità professionale dei singoli e da una volontà di agire insieme, in un’ottica di filiera, per il bene comune.

La continua crescita professionale dell’imprenditore agromeccanico e la sua interazione con gli altri soggetti della filiera per una crescita generale dell’agricoltura in vista della PAC 2020, sono le chiavi identificate anche da Roberto Fanfani, professore ordinario di Economia Agraria all’Università di Bologna, che ha spiegato come il fenomeno del contoterzismo in Italia, pur essendo di fatto presente sin dall’introduzione delle prime macchine agricole, sia stato “scoperto” solo alla fine degli anni ’80, preso in considerazione dall’ISTAT per la prima volta nel decennio successivo (con la scoperta che già oltre il 50% delle aziende agricole si servivano degli agromeccanici trasformandoli nel primo esempio di gestione integrativa della SAU) e rilevato con efficacia solo dopo il 2000.

L’intervento del prof Fanfani è stato seguito da quello di Angelo Frascarelli, professore di Economia e Politica Agraria dell'Università di Perugia, che ha brevemente spiegato come il mondo agricolo nazionale non debba aspettarsi grandi modifiche nella PAC sino al 2013, mentre quella attualmente in fase di scrittura e che coprirà il periodo 2014-2020 si preannuncia ricca di sorprese. La nuova Polita Agricola Comune infatti dovrebbe prevedere quattro tipologie di pagamenti diretti indirizzate a una maggiore tutela del territorio. I risvolti della nuova PAC, salvo ripensamenti sul testo in fase di elaborazione, potrebbero avere in alcune regioni italiane degli effetti penalizzanti rispetto al presente in virtù di una redistribuzione delle risorse che porterà gli aiuti diretti a incidere in maniera minima sui bilanci degli agricoltori, i quali saranno tuttavia incentivati in quelle misure ritenute utili alla convivenza con la fluttuazione di mercato.

Una panoramica dell’andamento generale dell’agroindustria è stata invece fatta da Alessandro Maritano, Business Director di New Holland (sponsor ufficiale della manifestazione), che ha evidenziato come dopo mesi di recessione il mercato delle macchine agricole, primo riflesso dell’andamento generale dell’agricoltura, stia tornando a segni positivi in tutta Europa, ma come la ripresa italiana non possa essere raffrontabile con quella di altri paesi, soffrendo evidentemente in maniera determinante di un sentimento di instabilità legato alle incontrollabili fluttuazioni dei prezzi.

Ha chiuso i lavori il presidente di UNIMA, Tassinari, rimarcando come anche l’agricoltura, per mantenersi competitiva, debba passare nei limiti del possibile a una pianificazione di carattere industriale e come in un quadro futuro l’agromeccanico si troverà a svolgere un ruolo sempre più fondamentale non solo nella prospettiva di interventi colturali di eccellenza, ma come elemento certificatore del prodotto e prima linea nella tutela e salvaguardia del territorio; un quadro in cui la categoria dovrà necessariamente accedere forte di un riconoscimento giuridico e normativo chiaro all’ottenimento del quale UNIMA è attualmente impegnata sia in Italia che in Europa, e in cui le sfide potranno essere affrontate esclusivamente attraverso il superamento delle attuali divisioni provincialistiche intestine al settore primario nazionale e alla nascita di un sistema collaborativo che consenta a tutti di mantenersi all’altezza delle richieste del villaggio globale.


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