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CONFAI: PRESENTA UN NUOVO MODELLO DI IMPRESA AGROMECCANICA ALLA 7ª ASSEMBLEA ANNUALE

Si è aperta con l’attualità e la soddisfazione per il rinvio dell’entrata in vigore del Sistri, la settima assemblea annuale di Confai, la prima nella veste di organizzazione agricola. Ieri, a Viterbo, hanno partecipato oltre 180 persone, fra autorità e iscritti al sindacato presieduto da Leonardo Bolis.

 

Il bilancio è positivo: iscritti e servizi in crescita, con fiducia e ottimismo a fare da carburante, con un progetto per l’impresa da portare avanti, integrare cioè innovazione e tecnologia – prerogative connesse al contoterzismo – alla filiera agroalimentare. Si guarda avanti con fiducia, dunque, nonostante alcune criticità dettate da fattori esterni. Fra questi, elenca Bolis, proprio i prezzi del gasolio, «che seguono l’andamento del greggio solo in fase di rialzo». Da qui la richiesta di Confai al Governo, anche per l’uso elevato che le imprese di meccanizzazione agricola fanno del carburante, di intervenire con una defiscalizzazione mirata anche alla riduzione o all’eliminazione dell’accisa.

La crisi economica ha colpito anche i contoterzisti. «Non tanto per la diminuzione del lavoro, che anzi risulta in aumento – ricorda Bolis – quanto per il fatto che gli agricoltori hanno dilazionato i pagamenti dei servizi che le nostre imprese svolgono, scaricando sugli agromeccanici significative sofferenze finanziarie». Dalle istituzioni, l’attenzione verso i problemi del terziario agricolo è stata a corrente alternata. E in alcuni casi, il black out è stato totale, come accenna il numero uno di Confai nel corso della sua relazione. «Dagli incentivi per lo sviluppo della meccanizzazione agricola alle modifiche al codice della strada relative alla circolazione delle macchine agricole, dalle proroghe per la nuova complicata gestione dei rifiuti alla farsa degli incentivi per la sicurezza sul lavoro erogati dall’Inail, in nessuno di questi provvedimenti si è prestata attenzione alle necessità delle nostre imprese».

Sotto accusa restano, inoltre, i tempi della burocrazia, che contrastano con il dinamismo che caratterizza Confai fin dalla propria nascita. «Da sempre abbiamo raccomandato ai nostri iscritti innovazione e attenzione alla crescita, non potevamo rimanere al palo noi come organizzazione», afferma Bolis. Da qui, la missione primaria di Confai, cioè l’inserimento dell’imprenditore agromeccanico nell’alveo dell’agricoltura (seppure senza sovrapporsi con l’imprenditore agricolo), si è ampliata a nuove progettualità: accompagnare l’agricoltura verso la modernità; insegnare alle imprese a pensare in grande e positivo; fare dell’innovazione lo stile associativo; essere sempre più avanti; diventare l’associazione “agricola” degli imprenditori agromeccanici.

«La trasformazione in sindacato agricolo – dichiara Bolis – è una svolta epocale, quanto assolutamente necessaria, per completare un’assistenza sempre più globale, ampia e in linea con le evoluzioni del comparto primario e della multifunzionalità, concetto quanto mai applicabile anche alle imprese agromeccaniche e prerogativa non esclusiva delle aziende agricole». Resta aperta la questione della definizione normativa. «Il riconoscimento professionale - che legislativamente a tutt’oggi non è stato concesso - gli agromeccanici se lo sono già conquistato sul campo e speriamo, che non sia troppo tardi quando le istituzioni nazionali, regionali e locali si decideranno, con fatti concreti a riconoscere che le nostre imprese sono un asset strategico per l’agricoltura.

Coloro che non hanno ancora capito che sostenere le imprese agromeccaniche equivale a dare un contributo a tutta l’agricoltura - restando fossilizzati su vecchi concetti di aiuto, diretti solo alle aziende agricole - non hanno recepito che il mondo è cambiato e che continua a modificarsi velocemente». Il 2010 è stato l’anno del decreto Incentivi, che avrebbe dovuto dare una svolta verso la modernizzazione dei mezzi agricoli. «Invece si è rivelato un provvedimento che ha dato una boccata d’ossigeno solamente ai commercianti di macchine per l’agricoltura – chiosa Bolis – senza concretizzarsi in una operazione di modernizzazione effettiva. Così, ad eccezione delle imprese agromeccaniche, escluse però di fatto dal decreto ministeriale in questione, i mezzi agricoli restano obsoleti». E sul fronte dell’innovazione, Confai rimarca la necessità di aprire almeno alcune misure dei Psr ai contoterzisti, per favorire quello sviluppo rurale e di filiera che le norme promuovono.

 

Fonte CONFAI


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