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CONSUMI: PIÙ 0,6 PER CENTO, MA CAMBIA IL CARRELLO DELLA SPESA

Meno pane, carne, vino e olio d’oliva. Più pasta, frutta, verdure e latte. Le modifiche negli acquisti alimentari, oltre che dalla crisi, sono dettate da nuovi stili di vita e di consumo.

 

di Leonardo Verdini

Cambia il carrello della spesa alimentare. Nel 2009 diminuiscono i consumi a tavola di pane, carne (in particolare bovina), vino e olio d’oliva, crescono, invece, quelli di pasta, frutta, verdure e latte. Gli acquisti domestici, comunque, non cedono e, nonostante la crisi economica faccia sentire ancora i suoi effetti, registrano, in quantità, una lieve ripresa (più 0,6 per cento rispetto al 2008), mentre vedono una diminuzione in valore (circa meno 1,4 per cento nei confronti dell’anno precedente), favorita anche dal rallentamento dell’inflazione (i prezzi degli alimentari hanno avuto in media una contrazione dell'1,3 per cento su base annua). Per quanto riguarda il dettaglio per area geografica, i consumi domestici risultano in lieve aumento nel Nord-Est e nel Centro, stabili nel Nord-Ovest e al Sud.

Le famiglie italiane, tuttavia, sono molto attente alle “promozioni” e comprano sempre di più nei “discount”. Durante lo scorso anno si evidenzia una flessione, su base quantitativa, nella domanda di derivati dei cereali (meno 2 per cento), dovuta soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a crescere la pasta, che mette a segno un aumento (tra il 2 e il 2,5 per cento). Si registrano, sempre in quantità, diminuzioni anche per la carne bovina (meno 2,1 per cento) e avicola (meno 1,2 per cento), per l’olio di oliva (meno 3,4 per cento) e per i vini e spumanti (meno 1,3 per cento). Da rilevare che tra quest’ultimi, alla buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina e salumi (più 0,1 per cento), mentre crescono quelli di ortaggi (più 1,4 per cento). Una domanda più vivace si è avuta anche per il latte e i derivati del latte (più 1,1 per cento), in particolare i formaggi e lo yogurt.

In crescita i consumi di frutta (più 3,4 per cento) e di prodotti ittici (più 3,7 per cento). La crisi economica non sembra, quindi, aver svuotato il carrello della spesa delle famiglie italiane, ma piuttosto ha contribuito a modificarlo. Il consumatore -come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari- appare ancora cauto e, sebbene non riduca i volumi acquistati, tuttavia fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount. Anche davanti a prezzi che non hanno subito rincari, sussiste un clima d’attesa e non s’intravede un riorientamento della composizione di spesa verso un carrello complessivo di maggior valore, anzi il fenomeno a cui si assiste da tempo è quello di un “impoverimento” della spesa.

Tra i prodotti premiati dal consumatore nel 2009, si possono citare in particolare: la frutta fresca (tranne gli agrumi), il riso bianco e le uova, che, se raffrontati al contemporaneo calo della domanda di succhi di frutta, riso “parboiled” e carne bovina, suggeriscono che a prevalere siano state scelte di consumo maggiormente orientate alla convenienza. Molte delle modifiche alla spesa alimentare sono di natura strutturale, cioè indipendenti dal momento di crisi, ma dettate da nuovi stili di vita e di consumo. E’ il caso del calo costante che sta sperimentando il consumo di pane, di olio di oliva normale e di sansa, del vino da tavola, che presentano una valida alternativa rispettivamente nei sostituti del pane, nell’olio extravergine e nei vini a denominazione.

E’ anche il caso, d’altro canto, della crescita degli ortaggi e legumi surgelati e conservati, degli ortaggi IV e V gamma e dello yogurt, prodotti che soddisfano bisogni specifici del consumatore quali la praticità e comodità d’uso o sono in grado di rispondere all’aspetto salutistico. Alcune modifiche, invece, sono più facilmente riconducibili allo specifico momento di crisi attuale. Si può citare, ad esempio, la flessione del riso “parboiled” e dei primi piatti surgelati, prodotti evidentemente più cari e ai quali i consumatori hanno preferito il riso bianco. A ciò si aggiunga che gli italiani non hanno diminuito i consumi di pasta, la quale, nonostante i forti rincari degli ultimi due anni, mantiene un prezzo altamente competitivo nei confronti degli altri prodotti potenziali sostituti.

Nel periodo di crisi si è ricominciato a consumare frutta fresca, fatta eccezione per gli agrumi, mentre ha rallentato la domanda di succhi di frutta. Tra gli alimenti proteici, in calo la carne bovina, quella cunicola e i salumi a denominazione, sostituiti da uova, carne di tacchino e salumi senza denominazione. In questo caso è evidente la sostituzione tra prodotti con prezzi differenti a favore di quelli meno cari. In aumento anche la domanda di formaggi e burro. Tra gli ittici freschi, triglia e sogliola (uno tra i pesci comuni più costosi) sono state sostituite da merluzzo e alici, che presentano prezzi decisamente più contenuti. Tra i molluschi, giù le seppie e in aumento i mitili, anche in questo caso evidentemente per questioni di risparmio. Bene, nel complesso, anche il pesce surgelato e il tonno naturale e sott’olio. La attuale crisi economica è forte e diversa da quelle che hanno caratterizzato il passato.

I comportamenti di acquisto avevano già cominciato a modificarsi negli ultimi anni come risultante di un cambiamento dei valori e dello stile di vita. La crisi in alcuni casi ha solo accelerato questi cambiamenti: si acquista con maggiore consapevolezza e maggiore attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. Si consideri, inoltre, che i consumi alimentari sono tradizionalmente meno ciclici rispetto ai consumi di altri tipi di beni e che la spirale inflazionistica innescatasi alla fine del 2007 e proseguita nel 2008, si è arrestata a partire dai primi mesi del 2009. Si aggiunga anche che i consumi alimentari avevano già attraversato una fase difficile precedentemente alla crisi (tra il 2000 e il 2005 l’Indice Ismea delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie presenta un tasso medio annuo di variazione del meno 1,4 per cento). I consumi alimentari avevano, quindi, già subito una contrazione e difficilmente avrebbero potuto essere ulteriormente contratti.


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