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CRISI FINANZIARIA: UNA PMI SU TRE HA FATTO RICORSO AL CONFIDI

Le Pmi hanno maggiore difficoltà a dimostrare la redditività dei propri progetti per mancanza di documentazione di bilancio o per scarsa dimestichezza con strumenti di gestione aziendale come il business plan. L'intensificazione del credito di relazione risulta perciò di particolare importanza e per questo fondamentale è il supporto fornito dai Confidi quali facilitatori del credito.

 

I risultati della Settima Indagine Unicredit sulle piccole imprese ci dicono che il 49,3% degli imprenditori intervistati conosce lo strumento dei Confidi e tra essi il 37,5% lo reputa utile e il 20,3% vi ha fatto ricorso attualmente o in passato. Le piccole imprese lo hanno utilizzato soprattutto come supporto nelle pratiche di finanziamento (40,4%) e, ovviamente, per la garanzia accessoria fornita dal Confidi (37,5%). Altrettanto significativo è l'effetto segnalazione (37,5%), mentre sono il 32,7% gli imprenditori che ricorrono ai Confidi per problemi di sottopatrimonializzazione.

Con la crisi, poi, il ruolo dei consorzi fidi diventa ancora più rilevante soprattutto nei confronti dei piccoli operatori che sono quelli che soffrono maggiormente per il contingentamento del credito nei periodi di turbolenza economico-finanziaria, poiché una ridotta dimensione porta con sé spesso una maggiore asimmetria informativa nel rapporto tra banca e impresa. Durante la fase più acuta della crisi i Confidi hanno reso più trasparente lo scambio di informazioni tra banca e piccola impresa, grazie a un effetto segnalazione che ha integrato la tradizionale fornitura di garanzie accessorie.

Un'impresa su tre (35%) ha fatto ricorso ai Confidi durante la fase acuta della crisi, mitigando gli effetti di una possibile tensione finanziaria. Nello specifico, il 19% delle aziende intervistate che ha utilizzato la garanzia consortile non segnala una condizione di tensione finanziaria, rispetto al 23,6% di coloro che non hanno usato i Confidi e hanno sperimentato una tensione finanziaria nella crisi. Ma c'è di più. I Confidi permettono alle imprese di contenere una situazione di tensione finanziaria in maniera più evidente là dove il rapporto con l'intermediario è recente, dal momento che in questo caso è più alto il rischio di asimmetrie informative: 15,8% la percentuale di imprenditori che in questa situazione hanno sperimentato situazioni di tensione finanziaria, contro il 16,1% registrato nel sottocampione avente un rapporto bancario di lunga durata.

Ma, tornando al punto di vista dei "garantiti", quali sono le richieste delle piccole imprese in materia di miglioramento dei servizi? Uno dei temi di maggior rilievo sembra essere quello del prezzo, dal momento che molti tra gli intervistati considerano oneroso il servizio offerto. Tuttavia emerge anche una domanda di maggior sostegno nella comprensione delle tematiche finanziarie. Ciò dovrebbe favorire una più adeguata conoscenza da parte delle imprese dei finanziamenti da richiedere e, al tempo stesso, consentire loro di comprendere maggiormente le basi sulle quali la banca valuta l'azienda, uno dei punti cardine attorno al quale ruota il rapporto banca-impresa.


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