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CRISI, LA VIA D'USCITA DI DRAGHI: "PER TORNARE A CRESCERE SERVE UNITÀ"

Il governatore della Banca d'Italia: "Tocca alla politica fare le riforme, diminuire le tasse recuperando di più dall'evasione fiscale".

 

ROMA - "Tornare alla crescita". Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, chiude le sue 'considerazioni finali' cosi' come le apri' cinque anni fa al suo primo intervento all'assemblea annuale di via Nazionale. In Europa, sottolinea il governatore, "i progressi verso forme sempre piu' avanzate di integrazione e, in Italia, una inedita condivisione della diagnosi dei problemi che affliggono l'economia rappresentano favorevoli punti di partenza". Il numero uno di Bankitalia chiede quindi si raggiunga "una unita' d'intenti sulle linee di fondo delle azioni da intraprendere. Cio' che puo' unire e' piu' forte di cio' che divide".

Oggi, spiega, "bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilita' e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l'onere fiscale che grava sui tanti lavoratori e imprenditori onesti". La crescita di un'economia, scandisce Draghi, "non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un paese". Il governatore cita Cavour ricordando che "'il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico'".

Occorre "sconfiggere gli intrecci di interessi corporativi che in piu' modi opprimono il paese: e' questa una condizione essenziale per unire solidarieta' e merito, equita' e concorrenza, per assicurare una prospettiva di crescita al paese". Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ormai alla sua ultima assemblea prima di approdare alla guida della Bce, guarda "indietro a questi cinque anni". La crescita economica "del nostro paese e' stata il mio punto fisso. Non e' un problema nuovo- dice- ma rivendico alla Banca d'Italia il merito di averlo messo al primo posto nelle priorita' di politica economica. Quale paese lasceremo ai nostri figli? Tante volte abbiamo indicato obiettivi, linee di azione, aree di intervento".

E qui sembra citare Luigi Einaudi: "A distanza di cinque anni, quando si guarda a quanto poco di tutto cio' si sia tradotto in realta', viene in mente l'inutilita' delle prediche di un mio ben piu' illustre predecessore". Perche' la politica, insiste, "che sola ha il potere di tradurre le analisi in leggi, non fa propria la frase di Cavour '...le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l'autorita', la rafforzano'?". Gia' nel suo primo intervento pubblico da governatore della Banca d'Italia, ricorda ancora Draghi, nel marzo del 2006, notava "come l'economia italiana apparisse insabbiata, ma che i suoi ritardi strutturali non andavano intesi quali segni di un declino ineluttabile: potevano essere affrontati, dandone conto con chiarezza alla collettivita', anche quando le soluzioni fossero avverse agli interessi immediati di segmenti della societa'. Poche settimane dopo- conclude- mi rivolsi a voi in questa sede con le parole di apertura 'Tornare alla crescita'. Con le stesse parole vorrei chiudere queste considerazioni finali".


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