Sanno cos'è e tendono a difendersi e a parlarne con gli amici, ma non denunciano e non sanno nemmeno che già a 14 anni si è perseguibili penalmente. Una cosa è certa, gli insegnanti, in primis e i genitori poi sono gli ultimi a venire a conoscenza degli eventuali episodi di cyberbullismo subiti dai figli. Anche perchè non controllano le attività virtuali dei ragazzi e semmai si limitano a rimproverarli perche' passano troppo tempo al telefonino o al computer. Lo hanno scoperto il Corecom e il difensore civico dell'Emilia-Romagna mettendo a punto un report sull'uso sicuro del cellulare e di internet con interviste a 2.000 studenti tra i 14 e i 18 anni in 24 scuole di quattro province (Bologna, Ferrara, Piacenza e Rimini).
I risultati mostrano che il 30% degli intervistati conosce il bullismo elettronico perchè è capitato a un amico, il 9% perchè lo ha subito, il 18% perchè gli è stato raccontato, l'8% ne ha sentito parlare da tv o web. Alla fine solo il 32% non sa cos'è. Degli episodi che i ragazzi conoscono, il 13,9% si è verificato a scuola, il 59% lontano dalle aule, il 26% tanto a scuola che fuori. Solitamente viene colpita una sola persona (85% dei casi), piu' facilmente se femmina e vengono usati gli sms o le chat per mandare messaggi violenti, volgari o mirati a rovinare la reputazione. I 'persecutori' sono prevalentemente maschi e nel 38% sono compagni di classe, oppure amici (20%), nel 18% ex 'fidanzatini'.
Solo il 15% dei ragazzi che subiscono cyberbullismo non lo dicono a nessuno. Il 52% ne parla con gli amici, il 24% coi compagni, il 28% coi genitori; solo il 7,4% coi prof. E poi si reagisce: il 50% affronta direttamente il 'molestatore', il 13,7% cambia numero, il 13,6% chiude il blog o il profilo, il 18% cambia compagnia, il 14,8% rome amicizie importanti, solo il 38,6% ignora la cosa aspettando che passi. |