Secondo lo studio le emissioni prodotte dal comparto ammontano infatti a circa il 4 per cento di quelle di origine antropica. Oggi però ridurre l’impatto legato al ciclo produttivo del latte e dei suoi derivati è possibile. Come? Ricavando dagli scarti della produzione del latte, biogas da utilizzare per generare energia pulita. Con questo obiettivo è nata la tecnologia messa a punto da Sebigas (società creata nel 2008 da Seci Energia del Gruppo Maccaferri) in sinergia con la austriaca AAT.
L’azienda di Legnano (Milano) ha presentato al mercato un nuovo tipo di impianto in grado di produrre biogas tramite il processo di digestione anaerobica del siero di latte, sottoprodotto dei caseifici. Il biogas così ottenuto garantisce al caseificio oltre alla produzione di energia con la relativa vendita alla rete, anche il risparmio dei costi di smaltimento del siero di latte consentendo al tempo stesso ad altre aziende agricole di beneficiare del ‘digestato’, un ottimo fertilizzante per i terreni. L’obiettivo di Sebigas è replicare in Italia le esperienze già maturate in Austria attraverso questo tipo di applicazioni da Aat, dove sono realizzati impianti con potenze tra i 250 ed i 500 KW per la produzione di energia elettrica.
La grande flessibilità della tecnologia Sebigas/AAT permette inoltre di utilizzare con impianti dedicati di digestione anaerobica una molteplice varietà di materie prime organiche per la produzione di biogas: cereali, colza, girasole; residui di colture come foglie e colletti di bietola, stocchi di mais, paglia, frutta, foraggi di scarsa qualità; liquami e letami degli allevamenti zootecnici; acque reflue provenienti dal comparto agroindustriale, bucce di pomodoro, vinacce, sanse di oliva, scarti di macellazione. E ora anche siero di latte. |