«La situazione in cui si è costretti a lavorare in Cassazione non è delle più semplici. Oltre 80mila ricorsi all’anno con arretrati in alcuni casi di cinque anni. E in più c’è da mettere a sistema il lavoro di trecento magistrati giudicanti che, va detto, in molti casi non difettano di individualismo. Il tutto in un quadro di assoluta inadeguatezza delle risorse disposizione». È questo lo scenario descritto da Ernesto Lupo, Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione. «Ma nonostante questo – prosegue Lupo - non perdiamo di vista l’obiettivo di smaltire la quantità di processi pendenti e di assicurare la nomofilachia». Alla voce nomofilachia il dizionario dice: “compito di assicurare l'esatta e uniforme interpretazione della legislazione nazionale”, che è una delle principali funzioni della Corte di Cassazione.
È da questo principio che parte e si ispira il lavoro della Suprema Corte. Anche di questo si è parlato in “Giurisdizioni e giusto processo” è il titolo dell’incontro di studio tenutosi ieri presso l’Aula Magna dell’Università LUM Jean Monnet. Dopo i saluti di Emanuele Degennaro, Rettore Università LUM Jean Monnet, Roberto Martino, Preside della Facoltà di Giurisprudenza - Università LUM Jean Monnet, Antonio Barone, Direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali - Università LUM Jean Monnet, Angelo Esposito, Presidente Ordine Avvocati di Taranto ed Emmanuele Virgintino, Presidente Ordine Avvocati di Bari. Il dibattito è stato arricchito dalle relazioni di Giorgio Spangher, ordinario di Procedura penale dell’ Università “La Sapienza” di Roma dal titolo: “Giusto processo penale e misure cautelari” e quello di Giuseppe Trisorio Liuzzi ordinario di Procedura civile dell’Università Aldo Moro di Bari su “La Translatio iudicii alla luce delle riforme del processo civile e del nuovo codice del processo amministrativo”.
I lavori sono stati conclusi da Nicola Picardi, ordinario di Procedura civile presso Università “La Sapienza” di Roma. Durante i lavori non si è mancato di sottolineare come il “giusto processo” sia di fatto un ossimoro. «Processi che arrivano ad essere conclusi a 15 anni dal fatto sono non-processi – spiega il presidente Lupo – è necessario armonizzare i tempi del contraddittorio con quelli fisiologici di un processo che deve avere una giusta durata». Questo è uno dei motivi di maggiore scollamento tra le sezioni penali e civili della Cassazione.
«La Cassazione penale, per tutte le sei sezioni, riesce a contenere i livelli di durata dei procedimenti entro limiti di accettabilità – prosegue Lupo – cosa che non accade per le sezioni civili dove i processi avviati annualmente sono 25mila su una quantità di ricorsi tre volte superiore». Al termine dei lavori del Convegno sono stati consegnati i diplomi finali della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università LUM Jean Monnet, A.A. 2008/2009 e 2009/2010 alla presenza di Roberta Vivaldi, Consigliere della Suprema Corte di Cassazione. |