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FAME NEL MONDO: MENO EGOISMI, PIÙ AGRICOLTURA.

 

di Leonardo Verdini

Nel nostro Paese, nonostante una crisi economica tangibile e trasversale, che investe tutti, consumatori e agricoltori inclusi, scopriamo da una attenta analisi dei dati, che ogni famiglia italiana “butta”, mediamente, nel cassonetto dei rifiuti prodotti per oltre 550 euro l’anno, circa il 10 per cento del totale dei propri acquisti alimentari. Fatti i calcoli, si tratta di circa 30 chili di alimenti buttati ogni anno, da ogni italiano. Stiamo parlando di un dato enorme, tonnellate e tonnellate di derrate alimentari sprecate. Tra l’altro, questo dato è in difetto perché non prende in esame le altrettante tonnellate di prodotti commestibili che la nostra agricoltura non può raccogliere. Infatti, frutta e ortaggi, spesso, rimangono a marcire nei campi, perché non hanno un prezzo di mercato sostenibile per gli agricoltori.

Non c’è mercato e i costi di produzione, manutenzione e raccolta non consentono un’impresa sostenibile. Di questo, anche, si è discusso durante il convegno “Fame e sete: sprecare meno donare di più”, promosso oggi a Roma dal “Distretto 2080 Rotary Club” presso la sede della Provincia di Roma a Palazzo Valentini. Il grande tema sul quale interroga è quello degli “egoismi”, nel mondo c’è chi ha tanto, troppo, e molti che non hanno nulla. Bisognerebbe pensare anche a politiche che non guardano esclusivamente al profitto economico, ma siano lungimiranti e che si interroghino sul perché della crisi e di come aumentino le condizioni di povertà nel mondo, invece di regredire.

Lo scenario nel nostro Paese è preoccupante ma c’è chi riesce a fare di peggio. Un interessantissimo studio evidenzia come gli americani “gettino” circa il 50 per cento degli alimenti che comprano e come gli inglesi, in un anno, riempiano i cassonetti degli scarti con 184 tonnellate di formaggi. Se questi numeri creano sorpresa, quelli che riguardano il numero di malati, in queste aree del mondo, legati ad una cattiva alimentazione, generano allarme: una persona su tre è sovrappeso o obesa, e la tendenza si eleva nelle fasce di età più basse. Nei fatti non si risolve il problema.

Credo saremmo più vicini alla soluzione del problema, se da una parte si smettesse di sfruttare i paesi sottosviluppati, aiutandoli invece in un processo di auto sostenibilità, anche agricola. Ci sono nel pianeta immensi territori che possono essere produttivi e non lo sono; paradossalmente ve ne sono anche in Italia e allora bisogna fare “più agricoltura” e combattere i nostri egoismi. Un ruolo fondamentale è quello educativo e di conoscenza delle cose. Senza attivare questi processi, irrinunciabili, diventeremo tutti più poveri.


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