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FAO: IL NEO DG GRAZIANO DA SILVA SI BATTA PER UN MONDO CON PIÙ AGRICOLTURA

Per il presidente della Cia-Politi, solo investendo nel settore primario si può garantire la sicurezza alimentare globale. Ma bisogna combattere le speculazioni sul cibo, che sono un fenomeno vergognoso.

 

“Più agricoltura per sfamare il mondo: questa è la ricetta che speriamo Josè Graziano da Silva porti alla Fao, forte del successo del programma brasiliano ‘fome zero’ che in cinque anni ha contribuito a ridurre del 25 per cento la malnutrizione nel Paese”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando la nomina dell’ex ministro per la Sicurezza alimentare del governo Lula a nuovo direttore generale della Fao. “Il sostegno ai piccoli agricoltori -ricorda Politi- è stato uno dei punti cardine del programma di lotta alla fame di Graziano da Silva in Brasile. Ora bisogna estendere questo piano a livello globale, nella consapevolezza che la sfida del nostro tempo è garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale a una popolazione che nel 2050 sarà di 9 miliardi di persone”.

“Per rispondere alla crescente domanda alimentare globale, infatti, è fondamentale investire nel settore primario -osserva il presidente della Cia-. Oggi bisogna aumentare la produzione agricola nei paesi sviluppati come nel Sud del mondo, sia destinando nuove terre all’agricoltura sia incrementandone la produttività”. “Allo stesso tempo è necessario stabilizzare i mercati, contrastando le speculazioni finanziarie legate al commercio delle materie prime agricole -continua Politi- che sono un fenomeno immorale e vergognoso.

Oggi Graziano da Silva ha detto che l'intollerabile volatilità dei prezzi agricoli non è temporanea e che durerà ancora a lungo, ma è apprezzabile la rassicurazione sul fatto che la Fao farà di tutto per aiutare i Paesi importatori a fare fronte a questi costi crescenti”. “D’altra parte -conclude il presidente della Cia- senza porre un freno alle speculazioni sul cibo ogni sforzo diretto a combattere la povertà e la denutrizione diventa inutile e quasi vano”.


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