L’accordo firmato a Mirafiori è un vero e proprio manifesto politico e sindacale che indica come unico modello possibile di sviluppo e competizione la scomparsa dei diritti democratici del singolo lavoratore, del diritto di sciopero e, in definitiva, la sterilizzazione del sindacato e delle rappresentanze elette. E’ un attacco non alla Fiom, non a questo o quel gruppo dirigente, ma alla democrazia, alla nostra idea di sindacato, alla CGIL tutta. Serve una discussione dentro la CGIL senza rinchiudersi in facili recinti, burocratismi o dissapori personali, con l’obiettivo di fare uno sforzo comune da parte di tutti e ricercare una risposta all’altezza della fase nuova, inedita e rischiosa, che il Paese sta attraversando.
Su questo la CGIL deve avviare da subito una campagna di mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, fare una vera e proprio campagna di informazione contro la strategia del silenzio e il “chiacchiericcio discorsivo” operato dai grandi media, e tornare protagonista dell’interlocuzione con i partiti politici, la società civile, i movimenti - a partire da quello degli studenti - dichiarando già ora come l’approdo di tale percorso rivendicativo sia una giornata di sciopero generale.
Da preparare bene, da far diventare un momento di protesta e proposta che parli all’intero paese, all’Italia migliore, ai giovani. Questo a partire dalla giornata di mobilitazione e di lotta proclamata già per il 28 gennaio prossimo dai compagni della FIOM, che deve per tanto inserirsi in questo percorso. |