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FITOUSSI: “L'ITALIA NON È UN PAESE A RISCHIO”

Il Professore traccia un quadro sulla situazione economica italiana. E su la nomina di Draghi a capo di BCE dice: “Inquadrate i «rimproveri», vogliono mostrare che l'Italia non ha un trattamento di riguardo”.

 

Durante una recentissima intervista il Prof. Jean Paul Fitoussi ha dichiarato: "L'Italia non è un paese a rischio semplicemente perché è uno dei paesi più ricchi del mondo. L'area di Milano o alcune zone del Nord-Est sono molto più ricche della media europea". Ma chi è questo economista? Jean-Paul Fitoussi è Professore emerito all'Institut d'Etudes Politiques de Paris (Istituto di Studi Politici di Parigi) e a la LUISS di Roma. Attualmente è direttore di ricerca all'Observatoire Français des Conjonctures Econoniques (Osservatorio Francese per la Congiuntura Economica), istituto di ricerca economica e previsione. Le sue ricerche si rifanno sulle teorie dell'inflazione, sulla disoccupazione, sul commercio estero, e sul ruolo della politica macroeconomica.

E' Presidente del OFCE, e, al suo interno, come fondatore del Gruppo di Politica Economica Internazionale (di cui è membro con Anthony Atkinson, Olivier Blanchard, John Flemmig, Edmond Malinvaud, Edmund Phelps e Robert Solow), ha fornito numerosi contributi al dibattito corrente di politica economica, in particolare sui temi dell'integrazione economica e della transizione. "Il vero problema - continua - è il dualismo che esiste tra le piccole e medie imprese e le grandi. In Italia piccolo è sempre stato bello, ma adesso non funziona più. La legislazione, in particolare per quanto riguarda i contratti di lavoro, è rimasta bloccata e di fatto non incoraggia affatto le piccole e medie a diventare grandi. La mancanza di incentivi a crescere è un vero problema, forse il più grave in Italia.

Per cambiare questo stato di cose occorrono però misure strutturali che solo il governo può prendere. Il ministro dell'Economia da solo non basta". Alla fine, l'economista francese, consiglia di inquadrare i «rimproveri» della Bce soprattutto dopo la nomina dell'italiano Mario Draghi alla guida dell'istituto di Francoforte: «In un certo senso vogliono mostrare che l'Italia non ha un trattamento di riguardo».


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