di Leonardo Verdini
La crisi non svuota le tavole di Pasqua, ma cambia soprattutto le vacanze degli italiani che quest’anno, causa proprio le difficoltà economiche, hanno abbandonato l’idea dei luoghi esotici oltre confine e vanno, invece, alla riscoperta delle tradizioni locali, della cultura secolare delle nostre terre. E così in tanti hanno optato per il soggiorno breve (due-tre giorni) a contatto con il verde della campagna, con la natura, con le città d’arte, con gli usi e costumi dei vari territori nazionali. In più di 600 mila hanno scelto gli agriturismi e metteranno in moto un giro d’affari che supera abbondantemente i 150 milioni di euro.
E’ quanto emerge da un’indagine condotta presso le aziende agrituristiche associate a Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia-Confederazione italiana agricoltori. I prossimi giorni di festa, complice il bel tempo e le temperature miti previste, predispongono questo periodo ai maggiori spostamenti delle famiglie dopo le vacanze estive. L’oculatezza sembra, però, essere la parola d’ordine anche per questa Pasqua: le mete più ricercate saranno certamente le località del Bel Paese, in giro per l’Italia, con una buona prevalenza di scelta, appunto, tra gli agriturismi. Dopo la flessione dello scorso anno (-6% delle presenze), le aziende agrituristiche registrano una consistente ripresa (tra il 12 e il 15% in più nei confronti dello scorso anno) nelle prenotazioni per le prossime festività.
Una crescita che si riscontra in tutte le regioni, complici anche i prezzi particolarmente favorevoli che non hanno subìto aumenti rispetto a quelli del 2009. Si allunga, dunque, la già lunga schiera di quelli che scelgono di trascorrere la Pasqua in campagna, tra le migliaia di strutture che offrono quel giusto mix tra tradizione, cultura, enogastronomia e benessere. E’ tutto ciò che fa dei nostri agriturismi uno dei segmenti dell’offerta “Italia” tra i più ambiti anche dagli stranieri. Sono molti, infatti, anche gli ospiti che arrivano d’Oltralpe per confrontare, come nel caso degli spagnoli, o scoprire le innumerevoli tradizioni religiose che dal giovedì al lunedì di Pasqua si svolgono soprattutto nei piccoli centri della nostra Penisola: dalle riproposte dell’ ”ultima cena” alle “scampagnate” è un susseguirsi di antiche usanze nelle quali l’elemento enogastronomico è sempre storicamente presente.
Ogni menù delle aziende agrituristiche nel periodo pasquale, nel numero delle portate e nella composizione, rispetta l’antica ritualità legata al risvegliarsi della primavera e alla passione di Cristo. Ogni festa ripropone miti ormai dimenticati nelle città: quasi sempre sulle tavole c’è un dolce a base di grano (il ratto di Proserpina), ci sono le uova (simbolo di rinascita), i germogli proposti in molte ricette, dalle frittelle alle zuppe, o posti in mazzetti all’ingresso delle aziende e delle chiese (gli “orti di Narciso”). Un tipo di vacanza, quindi, che soddisfa la curiosità ed il gusto di grandi e piccini. In Italia, la grande varietà di percorsi agrituristici poggia sulla ricca e varia offerta di prodotti tipici a denominazione di origine riconosciuti a livello comunitario e non solo, nonché sulla leadership europea della produzione biologica detenuta dal nostro Paese.
Ma la vacanza agrituristica è anche altro: è relax e ricerca di benessere nelle molte aziende che si sono attrezzate per offrire agli ospiti la possibilità di ritemprarsi e superare lo stress quotidiano. E’ così c’è l’opportunità di imparare a fare “qualcosa” di particolare: osservare un cielo stellato e saper scoprire le costellazioni, riconoscere ed utilizzare le erbe aromatiche e spontanee per cucinare pietanze più profumate o preparare impacchi cosmetici per la cura del corpo, fare birdwatching, passeggiate guidate a cavallo, in bicicletta, “imparare” a restarsene tranquillamente in azienda a godere dei rumori della natura o della lettura di un buon libro. |