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GRUPPO EVERYONE: “IMPELLENTE RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, CHE SEPARI CARRIERE MAGISTRATI E INTRODUCA LORO RESPONSABILITA’ CIVILE”

L’ONG appoggia le proposte di legge 251 e 252 del 2008 presentate dai deputati radicali: “fondamentale la loro approvazione”.

 

Il caso Mercadante e gli abusi giudiziari. “Il caso dell'ex deputato Giovanni Mercadante, condannato in primo grado a dieci anni di carcere e assolto in appello, dopo aver scontato sei anni fra detenzione e arresti domiciliari, deve far riflettere sul sistema giudiziario italiano. Giovanni Mercadante ha 61 anni e la sua vita non sarà più come prima”. Esordiscono così i co-presidenti di EveryOne, organizzazione umanitaria internazionale con sede in Italia, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, lanciando la nuova campagna per una riforma moderna della Giustizia che abbia il suo fulcro nella separazione delle carriere e nell’introduzione della responsabilità civile diretta dei magistrati. “Il PM che ha istruito il processo contro il radiologo appassionato di politica ed eletto parlamentare nelle fila di Forza Italia e il GIP che l'ha mandato dietro le sbarre hanno privato Mercadante del bene più prezioso, la libertà, e contemporaneamente hanno macchiato il suo nome e la sua onorabilità, marchiandolo come criminale al soldo del boss Bernardo Provenzano”.

Il PM, nell'apprendere il giudizio in appello, si è definito "veramente sorpreso" perché, secondo lui, il quadro probatorio a carico dell'imputato sarebbe stato "molto solido". Vi è da chiedersi quali criteri possano determinare tale grado di "solidità", quando si decide il destino di un essere umano, della sua buona fama e dei suoi familiari, che a propria volta vengono colpiti con estrema durezza da un simile verdetto. Secondo la Procura di Palermo, la "solidità" dell'impianto accusatorio sarebbe derivata da intercettazioni e testimonianze secondo le quali l’ex primario di Radiologia del Maurizio Ascoli aveva messo a disposizione la sua perizia professionale per l’effettuazione di esami clinici in favore dei boss. “Ci domandiamo” proseguono gli attivisti, “in cosa consista il crimine attribuito a un medico che, seguendo il giuramento di Ippocrate e rispettando il segreto professionale, si è preso cura dei suoi pazienti, senza giudicarli, se non in quanto esseri umani.

Di questo passo arriveremo a condannare per associazione mafiosa anche gli avvocati che difendono chi viene accusato di essere un uomo d'onore! Ci auguriamo” affermano Malini, Pegoraro e Picciau, sempre relativamente al caso Mercadante, “che i patimenti e le umiliazioni a cui è stato sottoposto l'onorevole servano, quantomeno, a dare il via alle più urgenti riforme della giustizia in Italia, in primis la separazione delle carriere dei magistrati - tra Pubblici Ministeri e Giudici - e l’introduzione della loro responsabilità civile. Di certo non vi è equilibrio in una società democratica” commentano, “ove esista una categoria di persone i cui poteri si pongano di sopra della legge, che deve essere uguale per tutti, e non rispondano - come invece fanno tutte le altre categorie - dei danni e dei pregiudizi arrecati ai cittadini per dolo, colpa o imperizia”.

Strumenti palesemente incostituzionali di condanna. “Nella nostra missione di difensori dei diritti umani, ci troviamo spesso di fronte a indagini approssimative e sentenze emesse con superficialità che rovinano la vita agli individui più vulnerabili ed esclusi, senza contare gli strumenti - palesemente anticostituzionali - del patteggiamento e del decreto penale di condanna. Il primo” spiegano i rappresentanti di EveyOne, “è ormai un'ammissione di colpa obbligata, suggerita quasi sempre dagli stessi avvocati per evitare condanne più pesanti, comminate spesso dai giudici più in base a un parere personale o alla testimonianza di pubblici ufficiali (la cui attendibilità, lo dimostrano decine di casi, non può essere sempre presa come oro colato) che a un'analisi attenta delle prove. Il decreto penale è ancora più grave, perché si tratta di una condanna senza processo, contro la quale l'imputato deve presentare opposizione in un termine brevissimo, nel quale è praticamente impossibile preparare una difesa accurata: 15 giorni.

Il codice penale italiano prevede inoltre un reato che pone il cittadino, specie quello socialmente più vulnerabile, sotto una vera e propria spada di damocle e lo rende indifeso di fronte a eventuali abusi commessi dalle autorità. Si tratta del reato di calunnia (art. 368) che nella maggior parte dei Paesi civili (tra cui gli USA e il Regno Unito) è un reato amministrativo, ma che nel nostro paese è un crimine per il quale sono previsti addirittura fino a vent’anni di detenzione. Se la vittima di abuso da parte di un'autorità denuncia la violazione subita, scatta d’ufficio la denuncia per calunnia, che consiste nell'attribuzione di un reato a una persona innocente. Di fronte a un magistrato, la parola di un'autorità - o magari di due o più autorità - ha sempre un peso superiore rispetto a quella di un cittadino, specie se povero ed emarginato. Sono gli stessi avvocati difensori, in genere, a scoraggiare la denuncia di un abuso subito da un’autorità, per evitare al querelante un procedimento penale per calunnia e il rischio conseguente a una pesante pena detentiva”.

Il sostegno alle proposte di legge dei Radicali C.251 e C.252 del 2008. Il Gruppo EveryOne, per questi motivi, sostiene le proposte di legge C.251 e C.252 presentate il 29 aprile 2008 dall’on. Rita Bernardini e dagli altri deputati Radicali: "Delega al Governo per la separazione delle carriere dei magistrati" e "Modifiche alla legge 13 aprile 1988, n. 117, in materia di responsabilità civile dei magistrati". Mentre per la seconda è già in corso l’esame in Commissione Giustizia, iniziato a giugno 2010, per la separazione delle carriere non è ancora stata calendarizzata la discussione in Commissione. “Riteniamo” concludono i co-presidenti del Gruppo EveryOne, “sia di estrema priorità iniziare al più presto l’esame in Commissione alla Camera anche di questa proposta e velocizzarne l’iter, al fine di introdurre una norma che garantisca in via definitiva, nel procedimento giudiziario, l’effettiva terzietà del giudice rispetto alle parti processuali e dunque la sua totale estraneità dalla funzione requirente.

Vi sono molti magistrati che ritengono fondamentale questea riforma della giustizia. Se infatti il PM è parte stessa del processo penale, il Giudice deve poter essere garante, imparziale e terzo tra le parti, ed è assolutamente impensabile che il magistrato possa passare da un giorno all’altro dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti, e viceversa. Chiediamo infine ai deputati Radicali autori delle due proposte, di valutare altresì la proposta di istituzione di organismi più neutrali, rispetto al Consiglio Superiore della Magistratura, cui il cittadino possa rivolgersi direttamente, senza pericolo di gravi e ingiuste ripercussioni, per ottenere consulenza ed eventualmente denunciare abusi subiti dagli stessi magistrati e da altre pubbliche autorità”.


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