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GUERRA DELLA MUNNEZZA, A TERZIGNO IN BARRICATA TRA ROSARIO E MANGANELLI

Mentre a Roma si tiene il summit sull'emergenza rifiuti, nel vesuviano continuano gli scontri, sempre più violenti, tra forze dell'ordine e manifestanti, fatti di brava gente e professionisti della violenza. Parlano, poi urlano, poi piangono. Poi si inginocchiano, e pregano. Litania da barricata. Ave o Maria, a rosario sgranato. Il camion alle spalle, davanti la Polizia con scudi, caschi e manganelli.

 

Parlano, poi urlano, poi piangono. Poi si inginocchiano, e pregano. Litania da barricata. Ave o Maria, a rosario sgranato. Il camion alle spalle, davanti la Polizia con scudi, caschi e manganelli. Le signore, le mamme, chi sviene per finta, chi si lascia andare. "'A munnezz', 'a munnezz', sta arrivann' 'a munnezza!". A Terzigno, e dove sennò. La discarica oggi è sul tavolo di Berlusconi, puzzolente di grane politiche. I guai però sono in strada: chiamatela resistenza, o guerriglia urbana. Qui è una Babele di protesta, dove i linguaggi sfumano nell'unità d'intenti. "Sono donne inermi, sono le vostre mamme, con che coraggio?", urlano ai poliziotti.

Altri provano a sfondare, dalle retrovie arrivano le pietre, le bombe carta armate con biglie di vetro. I camion vanno a fuoco e illuminano via Panoramica, spenta dalla gente che cerca il buio per combattere. Brava gente a braccetto con i professionisti degli scontri. O semplicemente casino, puro e semplice casino. "Dovete ammazzarci se volete passare". Ma basta che il poliziotto chiami la "carica", e il camion s'infila tra le pietre. I simboli sono spazzatura, figurarsi se a questo punto servono a qualcosa. Ma a telefonini alzati la protesta finisce sul web, è l'intifada-youtube. Quanto vale metaforicamente la scena che mette in piedi Carmine? Piazza il tricolore davanti al cordone di Polizia: "Calpestatela, dovete passarci sopra alla bandiera su cui avete giurato. State picchiando i cittadini per bene che vi pagano gli stipendi.

Ci dovete passare sopra". E quelli che fanno? La calpestano ottusamente a passo di carica, il blindato ne lascia i brandelli sul selciato. Stoooop, buonissima la prima. La gente rincula, le forze dell'ordine avanzano, i fotogrammi incollati all'emergenza per farla impazzire come una maionese. Gli scontri montano a folate: pace apparente, poi le urla, il capannello, i manganelli che si abbattono d'improvviso su qualcuno, le provocazioni, le sirene. Dalla questura dicono che c'è una regia, che addirittura i manifestanti separano tatticamente i convogli della Polizia per attaccarli meglio. Ma nella baraonda, chi ci capisce qualcosa è bravo. Ormai non c'è più storia che regga, lo capisci dalle facce, dalle voci, dalle parole. Berlusconi promise il 29 settembre scorso che sarebbe venuto a Terzigno, che la seconda discarica non si sarebbe fatta. Questa gente s'è segnata al dito l'appuntamento mancato e ora non crede più a niente. L'orgoglio ha infervorato la folla, le risposte ufficiali hanno smontato pure i più pazienti. Chi ci credeva ora si sente uno stupido impotente.

E se gli dicono che la legge ha deciso che sì, i rifiuti di Napoli finiranno nella seconda discarica "per legge", quelli risputano il concetto sui poliziotti. "Ma quale legge? La legge ci vuole uccidere!". Non c'è più ragionamento, ormai la faccenda s'è orribilmente semplificata. Il concetto che nasce e muore in barricata è pulito, almeno quello: "A Napoli fanno la munnezza, e noi ce la dobbiamo mangiare". Insomma, sei di Napoli? Sei tu che produci i rifiuti e poi li vuoi rifilare a quella piccola Svizzera sparsa sotto il Vesuvio, specie di spruzzata diarroica abitativa che usano chiamare provincia. Si sentono la pattumiera della città.

Trattati, loro, le persone, come immondizia. Non crollano perché alla fine qui come altrove, il "bordello", il casino, paga. Ha sempre pagato. A Chiaiano no. Ma ora sperano che il peso politico di questa storia imponga il dietrofront delle istituzioni. Per ora a Terzigno le mamme da rissa pregano inginocchiate su un percolato di civiltà.


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