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IFAD: BENE IL PREMIER MONTI SERVE PIÙ AGRICOLTURA PER SFAMARE IL MONDO
La Cia commenta l’intervento del presidente del Consiglio alla riunione dei governatori del Fondo internazionale per lo Sviluppo agricolo. La sicurezza alimentare globale diventi una priorità: servono regole comuni per stabilizzare i prezzi del cibo e politiche per incrementare la produttività agricola nei Paesi più poveri.
 
Serve più agricoltura per sfamare il mondo. Fa bene il premier Monti a sottolineare nel suo intervento all’Ifad l’importanza fondamentale del settore primario. Per combattere la povertà ed evitare nuove crisi alimentari globali è indispensabile muoversi in due direzioni precise: adottare regole comuni per stabilizzare i prezzi del cibo e sviluppare politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei paesi del Sud del mondo. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, esprimendo vivo apprezzamento per le parole pronunciate dal capo del governo al 35° Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo Sviluppo agricolo, apertosi oggi a Roma. Dice bene Monti: un mondo affamato è un mondo ingiusto e anche instabile. Per questo motivo bisogna fare in modo che la sicurezza alimentare diventi davvero una priorità politica per tutti i Paesi. Anche perché -osserva la Cia- se si somma l’eccessiva volatilità dei prezzi delle commodity agli effetti dell’incremento demografico, all’aumento della domanda di cibo nei Paesi emergenti e ai disastri provocati dai cambiamenti climatici, il rischio di non riuscire a garantire l’approvvigionamento alimentare globale diventa reale, soprattutto in vista del 2050, quando la popolazione sarà di 9 miliardi di persone. Da qui l’esigenza -sottolinea la Cia- di individuare una strategia comune per limitare il drammatico impatto delle crisi alimentari, di regole certe per riequilibrare i mercati, di adattare l’agricoltura ai mutamenti climatici, ma soprattutto di favorire politiche per lo sviluppo della produttività agricola nei Paesi in via di sviluppo. E’ necessario promuovere investimenti in progetti irrigui e infrastrutturali e garantire l’accesso dei piccoli produttori al mercato dei fattori, a partire dalla terra e dal credito. Solo così si può vincere la sfida della nutrizione globale.

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