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IL 38% DELLE FAMIGLIE STRANIERE IN ITALIA VIVE AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTA'

E con 17mila euro di reddito annui, non riesce a risparmiare.

 

Il 38% delle famiglie straniere residenti nel nostro Paese vive al di sotto della soglia di povertà, contro il 12,1% di quelle italiane. Il reddito mediamente percepito dalle famiglie straniere, che si aggira intorno ai 17,4mila € euro, non permette loro di risparmiare, dal momento che i consumi superano, anche se di poco, le entrate familiari. Entrate che provengono per il 90% da lavoro dipendente e destinate, tra le altre cose, al pagamento dell’affitto, dal momento che appena l’11,3% delle famiglie straniere è proprietaria dell’abitazione di residenza. Sono questi solo alcuni dei risultati di un’indagine realizzata dalla Fondazione Leone Moressa (www.fondazioneleonemoressa.org) che ha confrontato la struttura dei redditi, del consumo, del risparmio e dell’indebitamento delle famiglie straniere con quelle delle famiglie italiane, partendo dall’indagine 2009 della Banca d’Italia sui Bilanci delle famiglie italiane.

Redditi, consumi, risparmi e povertà economica. Il reddito annuo di una famiglia straniera ammonta mediamente a 17,4mila €, contro i quasi 33mila € di una famiglia italiana. I livelli di consumo, invece, si attestano rispettivamente a 17,7mila € e a 24mila €. Sulla base di questi dati è possibile calcolare il livello di risparmio delle famiglie (dato dalla differenza tra redditi e consumi) che se per gli stranieri è addirittura negativo (-362 €), per gli italiani è di 8,8mila € di risparmi annui. I livelli di reddito consentono inoltre di stimare quanti individui vivono al di sotto della soglia di povertà, tecnicamente chiamato indice di povertà economica: per gli stranieri si tratta di quasi il 38%, ma per gli italiani la percentuale si abbassa al 12,1%.

Struttura del reddito. Il reddito delle famiglie straniere (al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali) deriva per quasi il 90% da lavoro dipendente, per il 7,7% da lavoro autonomo e solo per il 6% da reddito da capitale. Il saldo negativo tra entrate e uscite è dovuto alle rimesse che vengono destinate ai paesi d’origine, fattore che contribuisce alla riduzione del reddito disponibile. Le famiglie italiane, invece, fanno affidamento per un quarto del loro reddito su pensioni o altri trasferimenti (25,9%) e per il 21,7% su redditi da capitale, mentre il reddito da lavoro dipendente pesa “appena” per il 40%.

Struttura dei consumi. Per quanto riguarda i consumi, il comportamento delle famiglie straniere non è molto diverso rispetto a quello delle famiglie italiane (se non per l’importo annuo). I consumi sono quasi totalmente destinati a spese per beni non durevoli: 94,9% per le famiglie straniere contro il 93,1% di quelle italiane. Il rimanente per la spesa di beni durevoli: 5,1% per gli stranieri, 6,9% per gli italiani.

Forme di risparmio. La quasi totalità delle famiglie straniere che riescono a risparmiare, decide di indirizzare il proprio denaro in depositi bancari in conto corrente (79,6% dei casi), e solo pochissimi investono in obbligazioni (1,3%), in titoli di stato (0,1%) o in altre forme di investimento (1,3%). Le famiglie italiane invece, mostrano maggiore varietà di investimento: nell’11,6% dei casi possiedono obbligazioni o quote di fondi comuni, nel 9,7% titoli di stato e in quasi il 20% investe in altre forme (azioni, partecipazioni, gestioni patrimoniali e prestiti a cooperative).

Forme di indebitamento. Il comportamento debitorio delle famiglie straniere è sostanzialmente simile a quello delle italiane: il 15% delle famiglie straniere si indebita per l’acquisto di beni di consumo, mentre l’11,2% per l’acquisto di immobili. Per quanto riguarda le famiglie italiane, i valori sono molto simili: 13,2% per i beni di consumo, 12,7% per gli immobili.

Immobili. Il 79,1% delle famiglie straniere vive in affitto nell’abitazione di residenza e appena l’11,3% ne è il proprietario. Il rimanente 9,6% è in usufrutto o in uso gratuito. Molto diversa la situazione delle famiglie italiane: la maggior parte è infatti proprietaria dell’abitazione dove abita (71,8%), mentre il 18,3% di esse vive in affitto. Per quanto riguarda la proprietà di altri immobili, gli stranieri nel 13,5% dei casi possiede altre abitazioni, anche nel paese di origine, ma il 75,2% non è proprietario di alcun immobile. Il 25,4% delle famiglie italiane, invece, non possiede alcuna proprietà.

I ricercatori della Fondazione Leone Moressa così commentano questi dati: “lo stato di povertà in cui versano molte delle famiglie straniere che risiedono in Italia indica chiaramente l’esistenza di una marginalità sociale che non va sottovalutata. La distanza tra famiglie italiane e straniere, in relazione all’entità e alla struttura dei redditi e alle forme di risparmio e di investimento, rende evidente le caratteristiche delle attuali disuguaglianze. La crisi economica in atto, che ha dimostrato come gli stranieri siano stati l’anello debole del mercato del lavoro, rischia di far privare gli stranieri dell’unica fonte di reddito cui le famiglie possono fare affidamento: il reddito da lavoro dipendente. Senza lavoro, oltre a perdere la regolarità del soggiorno in Italia, gli stranieri vedranno peggiorare la propria situazione economica, aggravando il loro livello di benessere e creando nuova povertà”.

Annalisa Mentana


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