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IL CENSIMENTO CONFERMA UN’AGRICOLTURA DINAMICA CHE ESCE DALL’IMMOBILISMO
I dati definitivi evidenziano un settore in piena evoluzione. Aumenta la dimensione aziendale, ma siamo ancora lontani dai livelli europei. Più lavoratori stranieri e maggiore attenzione per la tutela del territorio. Uno scenario che dimostra sempre più l’esigenza di un nuovo progetto di politica agraria nazionale.
 
Un’agricoltura dinamica e vitale e fortemente caratterizzata dalla manodopera familiare, che sta uscendo da un certo immobilismo strutturale. Aziende in diminuzione, ma in piena trasformazione che crescono in dimensione e sono sempre più proiettate al mercato e all’innovazione, una forte presenza di lavoratori stranieri e una consistente crescita dell’imprenditoria femminile. Ancora molto poco è, però, il ricambio generazionale. Negli ultimi dieci anni l’agricoltura ha visto scendere da 2,4 milioni a 1,6 milioni il numero delle aziende (meno 32,4 per cento rispetto al 2000). Questo significa che le imprese cominciano ad aggregarsi e a consolidarsi in unità di maggiori dimensioni. Una necessità irrinunciabile per essere competitive sui mercati internazionali, ma c’è bisogno di uno sforzo ancora maggiore per equipararci alla media europea (12 ettari contro i 7,9 ettari italiani). La superficie agricola utilizzata resta pressoché stabile: tra il 2000 e il 2010 perde soltanto il 2,3 per cento. I dati del Censimento Istat dimostrano, comunque, che occorre accelerare il processo di ricomposizione fondiaria, che procede ancora a rilento, nonostante il “boom” dei terreni dati in affitto (più 52,4 per cento) o in uso gratuito (più 76,6 per cento). Nell’agricoltura del nostro Paese vince l’azienda familiare, che rappresenta il tessuto connettivo della produzione agricola nazionale, attorno alla quale ruotano decisioni e strategie imprenditoriali (dati ISTAT). Significativa è la crescita della presenza femminile in agricoltura. Oggi, secondo il Censimento Istat, il 30,7 per cento delle aziende è gestito da una donna. Rilevante è anche la manodopera di lavoratori stranieri (233 mila), di cui il 57,7 per cento dell’Ue e il 42,3 per cento extracomunitari. Accelera la diversificazione delle attività aziendali ed è in sensibile aumento l’attenzione da parte delle imprese verso la tutela del territorio. Mentre è sempre molto ridotto l’uso di Internet (4 per cento) per la gestione delle coltivazioni e degli allevamenti e per i servizi amministrativi. La produzione biologica trova sempre maggiore spazio (il 2,7 per cento del totale) e tocca il suo record nel Mezzogiorno. A questi segnali di cambiamento si contrappone, però, un dato fortemente negativo: nel Censimento non c’è traccia di ricambio generazionale. Ad oggi, infatti, solo il 2,5 per cento delle imprese agricole ha un titolare con meno di 30 anni. Dieci anni fa era il 2,1 per cento. Si tratta di un aumento insignificante. Un’ulteriore prova del fatto che finora si è fatto poco o nulla per favorire e incentivare l’ingresso dei giovani nel settore. La fotografia del settore scattata dall’Istat inquadra, dunque, un’agricoltura nuova e in evoluzione ed è per questo che appare sempre più indispensabile un nuovo progetto di politica agraria. Un passaggio questo fondamentale soprattutto in vista della riforma della Pac post 2013.

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