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IL CROLLO DEI PREZZI SUI CAMPI SPINGE I CONSUMI ALIMENTARI

In merito ai dati Istat sulle vendite al dettaglio, si evidenzia un calo per pane, pasta, carne e vino. In crescita, invece, i piatti surgelati, i prodotti di IV e V gamma, il latte, i formaggi, gli ortaggi, le carni avicole, i salumi e l’olio d’oliva.

 

I consumi alimentari, anche grazie al crollo dei prezzi sui campi che hanno frenato la corsa sugli scaffali, segnano una ripresa a luglio (più 0,4 per cento su giugno scorso e più 2,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2009), ma il carrello della spesa continua a cambiare. Nei primi sei mesi del 2010 si ha, infatti, meno pane, pasta, frutta, carne e vino. Crescono, invece, i piatti (soprattutto i primi) surgelati, i prodotti ortofrutticoli di IV gamma, il latte, i formaggi, gli ortaggi, l’olio d’oliva, la carne avicola. Dati su base dell’ultimo rapporto dell’Ismea sulle tendenze dell’agroalimentare nel nostro Paese, in merito ai dati Istat sul commercio al dettaglio. E così, nei primi sei mesi, è proseguita la flessione dei consumi di pasta (meno 3,6 per cento) e pane (meno 2,4 per cento).

Al contrario, sono continuati a crescere i consumi domestici dei primi piatti surgelati (più 3,9 per cento) e dei sostituti del pane (più 4,8 per cento), favoriti anche da una flessione dei prezzi medi al consumo. Anche la frutta fresca registra una diminuzione in quantità (meno 1,5 per cento), alla quale si accompagna una riduzione dei prezzi medi al consumo che ha portato a una considerevole flessione della spesa (meno 11,5 per cento). Positiva è la tendenza rilevata tra ortaggi e patate (più 1,5 per cento), che è da legare sia ai prodotti freschi, i cui consumi domestici sono tornati a crescere, sia ai prodotti di IV gamma (freschi confezionati) e V gamma (cotti) che, pur avendo un peso marginale sulla spesa complessivamente sostenuta, confermano un trend in aumento (rispettivamente più 8,3 per cento e più 1,5 per cento nel primo semestre 2010).

Accanto ad una ripresa degli acquisti di olio di oliva (più 2,4 per cento), dei prodotti lattiero-caseari (più 0,9 per cento) e dei salumi (più 1,4 per cento), si è avuta una diminuzione (meno 2,3 per cento) per vini e spumanti, per le carni bovine (meno 3,7 per cento) e per la carne suina (meno 1,6 per cento). La crisi economica, quindi, ha contribuito a modificare le abitudini degli italiani a tavola. Il consumatore -come rileva anche l’Ismea- continua ad essere assai cauto negli acquisti e, viste le difficoltà, è costretto a rincorrere le promozioni e compra presso i canali più convenienti, come gli hard-discount.

Si punta, quindi, al prezzo più basso e si cerca di evitare di spendere per il superfluo. Si ricorda, anche sulla base dei dati Istat, che nel 2009 la spesa mensile per generi alimentari e bevande ha rappresentato, in media, il 18,9 per cento della spesa totale. La spesa per l’acquisto di carne si conferma la più alta tra le spese alimentari (105 euro al mese) e continua a rappresentare il 4,3 per cento della spesa totale. Il 10,4 per cento delle famiglie acquista generi alimentari presso gli hard-discount, percentuale in crescita tra le regioni del Centro (dal 9,8 al 10,5 per cento). Il supermercato si conferma il luogo di acquisto prevalente (70 per cento). Nel Mezzogiorno ben il 76,9 per cento delle famiglie continua ad acquistare presso il negozio tradizionale, con percentuali decisamente superiori alla media per il pane, la pasta, la carne, il pesce, la frutta e gli ortaggi.


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