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IL NO AL NUCLEARE NON HA VERE RAGIONI

Sul futuro del'energia nucleare saranno testimoni i prossimi anni. In Europa gli unici due Paesi che, oltre all'Italia, avevano deciso l'uscita dal nucleare erano Svezia e Germania. La Svezia ha annullato questa decisione e ha varato un nuovo programma nucleare. In Germania è attesa per l'autunno la decisone. Articolo di Chicco TESTA

 

Le argomentazioni contro l'energia nucleare appartengono a due categorie. Le prime relative alla sua utilità maggiore o minore nell'ambito delle politiche energetiche passate e future. Le seconde sottolineano i rischi per la salute umana e il pericolo di incidenti. In realtà, per il sentimento antinucleare, solo le seconde sono veramente efficaci. l referendum italiano del 1987, per esempio, ha goduto, per i promotori, della leva enorme costituita dall'incidente di Chernobyl. Ma il movimento antinucleare molto insiste sul carattere "scientifico" delle sue obiezioni, descrivendo l'energia nucleare come una tecnologia obsoleta, sorpassata e priva di prospettive.

E affidando la soluzione dei problemi ambientali e la necessaria riduzione di emissioni inquinanti di ogni tipo ad altre scelte. Fondamentalmente, efficienza energetica e rinnovabili. Ma purtoppo i dati, passati, presenti e di proiezione nel futuro ci dicono che questa impostazione non basta. Ha fallito ed è destinata a fallire. Ho sotto gli occhi i dati relativi alla produzione di energia elettrica negli ultimi 12 anni. Al contrario d quanto si dice continuamente l'energia nucleare è quantitativamente aumentata, in questo periodo, dai 2.380 ai 2.755 TWh (miliardi di Kilowattora). In un Paese come gi Usa, per il quale si ripete continuamente il luogo comune secondo il quale, dopo l'incidente (senza morti e feriti) di TMI, l'energia nucleare sarebbe andata in stallo in realtà essa è quadruplicata, passando da 251 miliardi di Kilowattora dei 1980 agli 806 di oggi. Solo negli anni 90 sono entrati in funzione 47 nuovi reattori. Numeri? Certo, ma molto più eloquenti di rispettabili desideri, che non coincidono con la realtà. Ma non è questa la cosa più importante. Perché insieme a questa buona tenuta quantitativa è vero altresì che l'energia nucleare ha perso quote percentuali. Mentre nel 1997 essa contribuiva per il 17% al fabbisogno elettrico mondiale oggi il suo contributo è solo del 14%. Ed è qui che sta il vero problema, cu cui riflettere seriamente. Da chi è stata coperta la quota percentualmente persa dalla fonte nucleare? Dal carbone e dal gas, che complessivamente in questi anni crescono di 8 punti percentuali, arrivando a coprire, insieme all'olio,più del 65% della produzione di energia elettrica. Se si considera poi che in questi 12 anni la torta elettrica è cresciuta del 50% si può facilmente valutare di quanto in termini assoluti sia cresciuto il consumo di carbone, gas e olio nella produzione di energia elettrica. Alla faccia dell'effetto serra e di tutte le altre emissioni inquinanti legate ai combustibili fossili. L'Oms calcola che esse siano responsabili di un milione di morti all'anno. Importa a qualcuno? Come sono andate le rinnovabili in questo periodo?

L'idroelettrico è cresciuto molto. Di un buon 25-30%. Ma ciononostante perde 2 punti percentuali. La sua crescita non riesce a stare al passo di quella dei combustibili fossili. Delle altre rinnovabili (sole, vento, geotermico) meglio tacere visto che la loro quota complessiva, nel 2009, è dell'1,8%. Più un altro 1,5% fra biomasse e rifiuti. In altre parole e sinteticamente. La battaglia contro il nucleare non è stata vinta dalle rinnovabili o dal risparmio energetico. È stata vinta dai combustibili fossili. Cosa su cui il movimento ambientalista si rifiuta di ragionare. O, messo alle strette, preferisce puntare sul gas o addirittura sul carbone pulito. Meglio, allora, dirlo esplicitamente e mettersi il cuore in pace. La ragione di questa vittoria è molto semplice. Carbone e gas costano poco, troppo poco e sono ben lontani dall'esaurirsi. Per cui risibili appaiono i ragionamenti sui costi troppo alti del nucleare. Se è così, cosa molto discutibile, è solo perché i fossili, e non certo le rinnovabili, costano meno. E costano meno perché scaricano all'esterno i loro enormi costi ambientali, come ben argomenta il molto citato studio del MIT sui costi dell'energia nucleare. Leggermente più alti di quelli del carbone, ai prezzi attuali, non certo a quelli di solo poco tempo fa; a meno che qualcuno non si decida a tassare seriamente la CO2. Come chiedono da sempre i movimenti ambientalisti . Sul futuro del'energia nucleare saranno testimoni i prossimi anni. In Europa gli unici due Paesi che, oltre all'Italia, avevano deciso l'uscita dal nucleare erano Svezia e Germania. La Svezia ha annullato questa decisione e ha varato un nuovo programma nucleare. In Germania è attesa per l'autunno la decisone di cancellare la scelta di chiudere le centrali entro il 2020 e prolungarne la vita per almeno altri 10 anni. Poi si vedrà. Intanto la Germania continua a produrre più del 30% della sua energia elettrica con il nucleare. Francia e Inghilterra, per tacere degli altri Paesi europei, stanno costruendo o hanno in programma diverse nuove centrali. Negli Usa, Obama è divenuto un deciso sponsor del nucleare. Russia, Cina e India hanno programmi imponenti e persino i Paesi produttori di petrolio e di gas varano programmi nucleari pensando che il petrolio sia meglio destinarlo a cose migliori. I destini del G8, i Paesi ricchi, e quello dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina) convergono, almeno per quanto riguarda il nucleare.

Fanno invece eccezione, guarda caso, i Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Della sicurezza c'è poco da dire. Qualsiasi comparazione fra morti e feriti provocati dal ciclo dei combustibili fossili (miniera, estrazione, trasporto, funzionamento delle centrali e smaltimento ceneri) e quello del nucleare pende a favore del nucleare per diversi ordini di grandezza. E per quanto riguarda il rilascio di radioattività si può citare lo studio più ampio mai compiuto. Quello dell’Istituto Americano sul Cancro che ha analizzato la mortalità fra tutti gli abitanti e i lavoratori delle contee americane, ben 107, in cui hanno sede impianti nucleari, non trovando alcuna differenza statistica nella mortalità per cancro o leucemia, rispetto al resto della popolazione. E lasciamo stare per favore anche i discorsi sulla fine dell'uranio, cosa di cui non si preoccupa alcuna persona ragionevole, e tantomeno chi sta realizzando oggi nel mondo decine di nuove centrali nucleari e che ricordano tanto le trentennali prediche sulla fine del petrolio. I cui consumi continuano intanto a aumentare. Come quelli dell'uranio. Infine Obama. Certo, il presidente americano continua a insistere sulla green economy. Di cui fa parte per lui a pieno titolo l'energia nucleare. Al contrario di molti si è posto la domanda fondamentale. Come fare fronte alla richiesta di energia senza rafforzare ulteriormente i combustibili fossili?

E ci ricorda che «una centrale atomica a parità di energia prodotta in un anno è capace di ridurre l'inquinamento di 16 milioni di tonnellate di carbone. Praticamente è come togliere dalla strada 3,5 milioni di automobili». Una bella lezione di ambientalismo. In decine di dibattiti mi sento ripetere sempre la stessa cosa: meglio le rinnovabili del nucleare. Ammesso che le due cose siano comparabili, perché nessuno dei miei amici ambientalisti dice mai: «Meglio le rinnovabili dei combustibili fossili»?


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