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IL PRESIDENTE DELLA CIA POLITI HA ESAMINATO LE GRANDI QUESTIONI CHE AFFLIGGONO L'AGRICOLTURA ITALIANA

Il presidente della Cia, Politi, nel corso della Giunta nazionale dell'Organizzazione, chiede un nuovo esecutivo, più autorevole e credibile, in grado di superare questo drammatico momento di difficoltà. L'ulteriore declassamento dell'Italia è un segnale preoccupante. Il settore agricolo vive una situazione allarmante e finora nulla è stato fatto per sostenere le imprese, sempre più oberate da pesanti costi.

 

"La situazione è ormai divenuta insostenibile. Questo governo non ha più credibilità a livello internazionale. Ha dimostrato ampiamente che non ha l'autorevolezza e la capacità di dare una risposta forte alla crisi che ogni giorno di più assume contorni drammatici. Bisogna staccare la spina e operare per un esecutivo diverso, in grado di fare le opportune riforme, di risanare un bilancio all'orlo del tracollo, ma soprattutto di dare una spinta alla crescita economica. É una svolta quanto mai indispensabile. Come rappresentanti del mondo agricolo, che vive uno stato allarmante, pieno di difficoltà, di problemi complessi, a partire dagli alti costi e da redditi falcidiati, non possiamo che auspicare un pronto cambiamento. Altrimenti, il Paese corre gravissimi rischi". Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha lanciato un pressante monito nel corso della Giunta nazionale dell’Organizzazione, che ha discusso ed esaminato le grandi questioni che oggi affliggono le campagne italiane. "Non si può assolutamente andare avanti così. Per questo governo -ha aggiunto Politi - sono scaduti anche i tempi supplementari. L'ulteriore declassamento dell'Italia sulla capacità di ripagare il debito pubblico, motivato dalla fragilità della coalizione di governo che non è nelle condizioni di affrontare e superare la crisi, è un segnale preoccupante. É giunto il momento della discontinuità. Le aziende agricole, come le altre del sistema imprenditoriale, non possono più tollerare questa assurda situazione di stallo. Il pericolo di sprofondare nell’abisso non è affatto remoto". "La nostra agricoltura - ha rilevato il presidente della Cia - è sempre più impantanata nella palude dei problemi e degli ostacoli mai realmente risolti da questo governo. Sono più di tre anni che chiediamo provvedimenti mirati alle esigenze delle imprese. Da parte dell’esecutivo solo silenzio assordante. Si è andati avanti come se il settore agricolo non esistesse. Un atteggiamento grave e irresponsabile. C'è il rischio di disperdere un patrimonio, quello delle campagne italiane, fondamentale per il Paese". "Ecco perché - ha rimarcato Politi - rinnoviamo il nostro appello affinché si cambi e in fretta. L'incapacità di questo governo di rispondere alle sfide della globalizzazione lo impone. Occorre riacquistare la necessaria credibilità sui mercati internazionali e soprattutto ricreare le condizioni di fiducia nel futuro per far ripartire al più presto l'economia. E questo è uno snodo essenziale". "Il governo è al capolinea e di ciò bisogna prendere atto. Gli esami di riparazione - ha concluso il presidente della Cia - non ci sono più. La decadenza è sotto l’occhio di tutti. Il Paese, la società, l'economia, il sistema imprenditoriale, non possono più pagare il prezzo altissimo di una gestione incapace e inconcludente. Come agricoltura abbiamo sofferto più di altri il conto salato della crisi. Per noi il cambiamento è, quindi, un passaggio decisivo. Siamo pronti ancora una volta a scendere in campo per difendere il lavoro e l'impegno di tantissimi agricoltori che rischia di disperdersi in maniera drammatica. Per questo motivo lanciamo un vibrante appello alle altre Organizzazioni professionali agricole per iniziative sindacali unitarie in diesa e a sostegno dei redditi dei produttori".


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