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IMPRENDITORE DI ANDRIA SUL LASTRICO PER UN RITARDO DI PAGAMENTO DELLO IACP

“Un imprenditore edile di Andria sta rischiando il fallimento a causa di un ritardo di pagamento dello Iacp per lavori regolarmente appaltati e regolarmente eseguiti. Tutto ciò è assurdo, bisogna mettere quanto prima riparo a questa situazione”

 

L’on. Margherita Mastromauro (Pd), sulla vicenda dell’impresa andriese è intenzionata ad interrogare il Governo e a scrivere al commissario dello Iacp di Foggia. “L’Istituto, secondo quanto riferito dall’imprenditore, sostiene di avere le risorse finanziarie per onorare il debito, ma di non poter eseguire il pagamento perché violerebbe il Patto di Stabilità.

Tutto questo è assurdo: così si distruggono le Pmi, che mantengono il sistema Italia”. “L’Italia”, aggiunge la deputata del Pd, “è sempre più un Paese che va incontro a chi viola le regole, attraverso condoni, scudi fiscali, indulti, mentre penalizza chi lavora onestamente, pagando regolarmente le tasse, tenendo in regola i propri dipendenti, garantendo la sicurezza sul luogo di lavoro. La vicenda dell’impresa del geometra Di Ruvo di Andria è emblematica e, purtroppo, non isolata.

Da una stima Abi-Confindustria risulta, infatti, che la Pubblica Amministrazione è debitrice nei confronti delle imprese per circa 60 miliardi di euro e secondo la stima Confcooperative, che allarga il calcolo a tutti i tipi di forniture e a tutte le amministrazioni pubbliche, compresi Comuni e Province, il credito delle imprese arriva a circa 200 miliardi”. L’on. Mastromauro, componente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha presentato una proposta di legge per meglio regolare le transazione commerciali con la pubblica aministrazione. “I ritardi medi nei pagamenti”, spiega ancora la deputata del Pd, “superano i 200 giorni, in netta crescita rispetto ai 150 giorni di attesa, in media, stimati alla fine del 2007”. Cifre lontane rispetto alla media europea.

La Pubblica Amministrazione italiana, infatti, è stata scavalcata quest’anno anche da Spagna (153 giorni), Grecia (155 giorni) e Portogallo (141 giorni) e si attesta a fanalino di coda della comunità europea quanto a puntualità dei pagamenti. Un triste primato e un severo confronto in rapporto alla realtà dei pagamenti effettuati dalle PA di Francia, Regno Unito e Germania, che impiegano rispettivamente 65, 48 e 36 giorni lavorativi in media ad effettuare il pagamento ai propri fornitori. “E pensare”, spiega l’on. Mastromauro, “che la Commissione Europea, nel «Piano europeo di ripresa economica», fra le dieci azioni prioritarie per contrastare la crisi ha previsto, tra l’altro, l'accelerazione del rimborso dei crediti vantati dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche; il pagamento delle fatture alle piccole e medie imprese per le forniture e i servizi entro un mese; l'adozione di interventi per il rimborso dei crediti arretrati dovuti da enti pubblici, in particolare verso le piccole e medie imprese, entro il 31 dicembre 2011”. In Italia, di tutto ciò, neanche l’ombra. E così la deputata del Pd ha presentato una proposta di legge che punta a invertire la rotta in tre mosse.

Il primo articolo prevede la possibilità di compensare crediti e debiti nei confronti del medesimo soggetto pubblico. “Per fare un esempio”, spiega l’on. Mastromauro, “pago l’Irap con i soldi che la Regione mi deve”. Il secondo articolo fissa il divieto di rinuncia agli interessi di mora nelle transazioni commerciali con la pubblica amministrazione: ripristinando gli interessi, la PA avrà certamente più interesse a regolarizzare i pagamenti per evitare un ulteriore aggravio di costi.

Il terzo articolo prevede, infine, il divieto di riduzione dell’ammontare del credito vantato nei confronti della pubblica amministrazione, al fine di ricevere un privilegio in termini di priorità nei tempi di rimborso: non si tratta, la PA deve pagare quanto dovuto e nei tempi previsti. “I ritardi di pagamento”, conclude l’on. Mastromauro, “incidono negativamente sulla liquidità delle imprese, costringendole a fare ricorso a finanziamenti esterni e riducendone le possibilità di investimento con ripercussioni negative sulla loro competitività.

Tali conseguenze possono essere anche più gravi in periodi di recessione economica in quanto si aggiungono alle difficoltà di accesso al finanziamento e sono suscettibili di provocare fallimenti di aziende con un effetto domino lungo la catena di fornitura, come nel caso dell’impresa di Andria”.


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