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INCIDENTI IN AGRICOLTURA: ALLARME “ROSA”

Il numero delle donne che lavorano nel settore agricolo è in crescita costante, ma la sicurezza sul lavoro e la protezione dalle malattie professionali non progrediscono di pari passo. Le donne rappresentano ormai – secondo i dati Istat - più del 39% della forza lavoro impiegata nell’agricoltura italiana.

 

Un esercito di lavoratrici efficienti e motivate - secondo quanto emerge dalle indagini dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile in agricoltura dell’unioncamere – ma esposte più degli uomini ai fattori di rischio. Danni alle braccia e al collo, causati dai lavori agricoli, si riscontrano nelle donne più frequentemente che negli uomini - secondo quanto contenuto nelle linee guida dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU OSHA) – e a questi si aggiungono i danni all’apparato riproduttivo causati da pesticidi e agenti biologici, e tutti i rischi derivanti dall’uso di mezzi e attrezzi meccanici - dal trattore all’aratro, dalle macchine per la raccolta a un’infinita gamma di attrezzature - spesso pesanti e poco ergonomici per le lavoratrici. Nel calcolo dei fattori di rischio le caratteristiche fisiche femminili non vengono nemmeno considerate – avverte l’OSHA - come se uomini e donne avessero una struttura fisica identica e la stessa fisiologia.

Di questi temi si parlerà a Roma il 24 settembre prossimo nell’ambito del “GASForum 2010”, il Forum Mondiale per la Sicurezza in Agricoltura promosso dall’Ente nazionale meccanizzazione agricola ENAMA, che – grazie anche alla presenza della presidente dell’Osservatorio Nazionale per l'Imprenditoria e il Lavoro Femminile in Agricoltura (Onlilfa) Veronica Navarra - dedica una sessione proprio alla definizione di criteri e strategie per tutelare la componente femminile operante in agricoltura. Tra i fenomeni da valutare con particolare attenzione quello degli incidenti che coinvolgono lavoratrici stagionali, spesso senza contratto, oppure donne che eseguono lavori agricoli in quanto mogli del titolare e quindi senza la necessaria copertura assicurativa. Nel Regno Unito il problema è stato affrontato con decisione: il Governo ha stabilito di trattare tutte le donne che a vario titolo operano in azienda come lavoratrici dipendenti, imponendo, anche in presenza di un rapporto di parentela, tutti gli obblighi e le tutele di legge.


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