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INDAGINE CONGIUNTURALE CONFAPI-UNICREDIT PER IL II SEMESTRE 2010

Una ripresa che sembra riaffacciarsi grazie al successo dei prodotti italiani all’estero, ma con le ali tarpate dalla pesante crisi occupazionale. È questo, in estrema sintesi, quello che emerge dall’indagine congiunturale semestrale Confapi-Unicredit presentata nel pomeriggio presso la sede della Scuola di Management dell’Università Lum Jean Monnet a Gioia del Colle.

 

Se infatti, i saldi sull’export sono in netto miglioramento (gli ordini UE sono passati da un -17,5% di sei mesi fa a +4,62% ; quelli extra UE da –18,44% a +9,35%) ciò che desta sempre più preoccupazione sono gli indici occupazionali. Infatti, non solo rimangono in territorio ampiamente negativo (-17,1%), ma soprattutto peggiorano rispetto ai dati dello scorso semestre (-15,7%) invertendo la tendenza di miglioramento che sembrava essersi innescata a partire dalla prima metà del 2010. Per quanto riguarda l’andamento in base alla dimensione d’impresa, i saldi peggiori riguardano le aziende più piccole: da 1 a 20 dipendenti.

Tra i comparti, quello dei macchinari appare come il più dinamico, con un saldo della produzione al +17%, in netto miglioramento rispetto al –23% dell’indagine precedente. Significativo miglioramento anche delle pelli, cuoio e calzature, che vedono il saldo della produzione aumentare da –48% a +16. Molto apprezzabile anche la performance della metallurgia, che scatta da un –14% a +12%. Venendo ai settori ancora in territorio negativo, l’agroalimentare interrompe le performance positive delle rilevazioni precedenti, in cui si era dimostrato l’unico comparto anticiclico (ora segna una produzione corrente a –23%). Deludente anche la chimica (-12%). «L’Italia sta ancora attraversando una fase molto delicata e le PMI, l’asse portante di questo Paese, stanno pagando, più di altri, il prezzo dell’instabilità economica – dice Paolo Galassi, presidente di Confapi - Siamo tra i pochi a non aver abbandonato l’Italia per investire altrove, abbiamo innovato i nostri prodotti e abbiamo creato le condizioni per essere competitivi sul piano internazionale. Nonostante questo, ad oggi, mancano riforme strutturali che oramai chiediamo da anni: infrastrutture efficienti, costo del lavoro più basso, riduzione dei tempi di pagamento da parte della PA.

Sono questi i nodi che il nostro Paese deve risolvere in tempi brevissimi. Cresce un forte malessere sociale che noi imprenditori sentiamo nelle nostre fabbriche: siamo ogni giorno in prima linea a contatto con i nostri collaborati e sappiamo bene qual è il disagio che vivono quotidianamente. È ora che ognuno faccia la propria parte: il Governo, i sindacati e noi imprenditori, solo così, uniti e compatti potremmo riagganciare la ripresa». È l’accesso al credito la nota dolente per le PMI del Sud, con il saldo più negativo, che segna –56,2% (il peggiore, rispetto alle altre macroaree italiane). Tra i dati sugli andamenti, quasi tutti comunque in negativo, spiccano quelli molto positivi legati agli ordini che provengono dai paesi extra UE (+31%) e il relativo fatturato (+21,4%). In generale invece, il saldo della produzione è a –28,1%, anche in questo caso il peggiore rispetto al resto d’Italia (la performance migliore è quella del nord est con +0,7%); mentre il fatturato è a –35,7% e l’occupazione a –29,6% (anche in questi casi, al Mezzogiorno spetta il primato in negativo). «La crescente competitività del contesto internazionale – spiega Antonello Garzoni, Preside della facoltà di Economia dell’Università Lum Jean Monnet - rende necessario lo sviluppo di strategie di focalizzazione evoluta da parte delle PMI, supportate da un modello di business innovativo e che faccia perno sull’aggregazione in network ad alto valore percepito dal cliente.

Le sfide che il mercato oggi impone possono essere affrontate solo sulla base di una robusta situazione economico-finanziaria delle imprese che desiderano crescere, tale da consentire, anche in periodi di calo degli ordini, consistenti investimenti nella ricerca, nella formazione del capitale umano e in politiche di sviluppo della marca». Previsioni pessimistiche anche per il prossimo semestre: le PMI del Sud infatti si aspettano produzione a -27,3% e fatturato a –30,4%. Il fenomeno sorprende poiché nelle ultime indagini, le PMI del Sud si distinguevano rispetto a quelle delle altre zone per le aspettative che, nonostante la crisi, rimanevano sempre ottimistiche. «Il Mezzogiorno ha bisogno di segnali forti da parte del mondo istituzionale, che deve incentivare gli investimenti e sostenere le aziende che vi operano, costrette ogni giorno a fare i conti con annose criticità. Per questo è necessario innanzitutto utilizzare al meglio i fondi Fas e quelli provenienti dal Piano operativo nazionale – afferma Nello Lentini, della Giunta di Presidenza Confapi, che ha recentemente affrontato la questione anche a Roma, nel corso del “Tavolo per la competitività” tra le parti sociali - Per investire nel Sud bisogna innanzitutto credere nel Sud e nelle sue potenzialità, che sono molteplici ma, a tutt’oggi, ancora quasi tutte inespresse o sconosciute ai più.

Che si parta quindi da una maggiore consapevolezza per pianificare una serie di interventi strategici in queste zone; noi imprenditori continueremo a fare la nostra parte per portare qui lavoro e benessere».


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