Le multinazionali puntano sempre più agli italiani per condurre le proprie filiali nel Belpaese. Si inverte così un trend che ha visto crescere per anni la presenza di manager "expatriate" nella Penisola. Ora si assiste ad un rientro, che lascia spazio ai dirigenti nostrani, purché con esperienza internazionale. É quanto emerge da una analisi condotta da Amrop Italia, società di executive search che fa parte del più esteso gruppo mondiale indipendente. Secondo una stima di Amrop, nelle società controllate da multinazionali nel nostro Paese circa 8 top manager su 10 sono italiani, rispetto ad una decina di anni fa, quando erano poco più della metà. In alcuni settori, come quello bancario, la quota "domestica" è ancora superiore, mentre scende nell'industria. Lo conferma anche un recente rapporto dell'OCSE, secondo cui l'Italia è una meta secondaria nel flusso globale di manager "expatriate". Nel Belpaese solo il 13% degli immigrati, infatti, ha un livello di scolarità elevato (laurea o master), rispetto al 30% di Germania e Austria, al 36% di Francia e Svizzera al 40% di Stati Uniti e al 42% della Gran Bretagna. Secondo l'OCSE, il Paese con il maggior numero di manager "expatriate" è di gran lunga la Gran Bretagna. Seguono Germania, Francia e Italia. Le destinazioni preferita dai manager globetrotter sono, invece, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Diversi fattori sostengono la nuova tendenza ai vertici delle società estere in Italia. "Molti manager italiani si sono fatti conoscere e apprezzare nel mondo e questo ha rafforzato la fiducia verso di loro", osserva Luc De Cointet, partner di Amrop, francese da molti anni in Italia "Poi c'è l'urgenza di portare risultati e i dirigenti italiani conoscono bene il proprio mercato, che talvolta ha dinamiche e logiche assai diverse da altri Paesi". Poi c'è un problema di costi. Inviare e mantenere degli "expatriate" è impegnativo. I manager stranieri, inoltre, gradiscono più difficilmente location fuori da Milano e Roma, mentre molte aziende italiano sono distribuite sul territorio. Le multinazionali tendono così a conservare poche posizioni chiave, come le funzioni finanziarie, di controllo e reporting, e lasciano spazio ai manager del posto. Fra le funzioni in cui spicca la presenza di manager autoctoni ci sono vendite, marketing, risorse umane e comunicazione. Ma quali sono i profili più ricercati per i posti chiave nelle multinazionali in Italia? "I candidati devono avere una cultura internazionale, parlare diverse lingue, aver avuto esperienze all'estero o in altre multinazionali in Italia e essere ritenuti capaci di crescere nel gruppo in un futuro piano di carriera", aggiunge Luc de Cointet, "Non basta essere bravi nel proprio mestiere, occorre dimostrare di saper giocare in una squadra globale, capire la cultura della casa madre ed essere abituati ad un costante reporting e al dialogo con la casa madre". Nel caso dei top manager inseriti nelle multinazionali il processo di selezione è particolarmente accurato e complesso. "Si tratta di verificare non solo le capacità e la personalità dei candidati", rileva Luc de Cointet, "Ma anche di comprendere la compatibilità con la cultura del gruppo. L'incontro finale di solito si svolge presso la casa madre ed è un vero e proprio assesment per valutare la persona a 360 gradi come per tutti i manager nazionali ed internazionali del gruppo". |