di Leonardo Verdini
La caduta verticale dei prezzi sui campi frena ancora una volta la corsa degli alimentari al dettaglio e permette una ripresa, seppur lieve (più 0,6 per cento) dei consumi. E’ quanto affermano i dati Istat sull’inflazione, che nello scorso mese di gennaio proprio per gli alimentari non registra alcun incremento rispetto a dicembre e appena un più 0,3 per cento nei confronti dello stesso periodo dello scorso anno. Il crollo delle quotazioni alla produzione agricola (meno 13,5 per cento nel 2009) hanno così contribuito a contenere l’inflazione, ma questo ha avuto riflessi fortemente negativi per i produttori agricoli che hanno visto una discesa record dei redditi (meno 25,3 per cento lo scorso anno), determinata anche dalla crescita incessante dei costi produttivi, contributivi e burocratici.
Da notare che risultano in forte calo le quotazioni all'origine per i vini (meno 15,8 per cento), per la frutta (meno 15 per cento), per i cereali (meno 10,6 per cento, con punte del 20-30 per cento per il grano duro), per gli oli di oliva (meno 8,4 per cento), per gli avicoli (14,4 per cento), per i suini (meno 7,9 per cento), per i lattiero-caseari (meno 4,9 per cento), per i bovini (meno 0,8 per cento) e gli ovicaprini (meno 0,4 per cento). Il calo dei prezzi agricoli alla produzione oltre a bloccare molti listini sugli scaffali, ha trascinato al ribasso anche diversi prodotti al dettaglio. Tra questi, la frutta, che segna una flessione tendenziale dell’1,1 per cento, il latte, i formaggi e le uova, che calano sugli scaffali dello 0,6 per cento, gli oli e i grassi, che segnano, addirittura, una flessione del 3,2 per cento. Incrementi marginali si hanno, invece, per il pane e altri derivati dei cereali (più 0,1 per cento). |