Gli Stati membri dell'unione europea "possono adottare misure volte a sanzionare, nelle aree urbane situate in prossimita' degli aeroporti, il superamento dei livelli massimi delle emissioni acustiche misurate al suolo". Queste le conclusioni dell'avvocato generale Pedro Cruz Villalon nella causa C-120/10, European Air Transport / College d'Environnement de la Region de Bruxelles-Capitale e Region de Bruxelles-Capitale. Secondo le conclusioni "la direttiva 2002/30 consente l'adozione di misure di contrasto al rumore negli aeroporti diverse da quelle espressamente previste nella medesima direttiva". In caso contrario, "si produrrebbe una sorta di paralisi nell'azione nazionale di contrasto all'inquinamento acustico, privando gli Stati di qualsiasi margine di manovra nell'esercizio delle loro politiche ambientali, urbanistiche e sanitarie". Le conclusioni dell'avvocato generale non vincolano la Corte di giustizia.
Il compito dell'avvocato generale consiste nel proporre alla Corte, in piena indipendenza, una soluzione giuridica nella causa per la quale e' stato designato. I giudici della Corte cominciano adesso a deliberare in questa causa. La sentenza sara' pronunciata in una data successiva. Il rinvio pregiudiziale consente ai giudici degli Stati membri, nell'ambito di una controversia della quale sono investiti, di interpellare la Corte in merito all'interpretazione del diritto dell'unione o alla validita' di un atto dell'unione. La Corte non risolve la controversia nazionale. Spetta al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. La direttiva 2002/30 è volta a contrastare l'inquinamento acustico negli aeroporti dell'unione, disciplina l'adozione e gli effetti delle cosiddette "restrizioni operative". Nel determinare i presupposti per l'adozione di tali restrizioni operative, la direttiva rimanda al superamento di determinati livelli massimi di rumore misurati alla fonte (vale a dire presso l'aeromobile stesso) e non al suolo.
L'aeroporto di Bruxelles National è ubicato nel territorio della regione delle Fiandre, ma le rotte che vi sono operate sorvolano anche la regione di Bruxelles Capitale ad una quota molto bassa. Il consiglio della Regione di Bruxelles Capitale ha adottato un regime che fissa i valori acustici massimi per il passaggio di aeromobili sulla Regione. Tale regime stabilisce in particolare i valori acustici oltre i quali il passaggio di un aeromobile può essere sanzionato con un'ammenda, stabilita in funzione di diversi criteri. Tra questi ultimi si deve segnalare il livello di rumore in decibel nel luogo di destinazione, e non alla fonte. Il 19 ottobre 2007, l'Institut Bruxellois de Gestion de l'Environnement, organismo regionale competente per il controllo della normativa ambientale, ha irrogato alla European Air Transport- Eat (una compagnia aerea del gruppo Dhl che effettua un servizio di trasporto di merci con origine, destinazione e scalo all'aeroporto di Bruxelles National) una sanzione amministrativa da 56mila euro per violazione della normativa regionale. In particolare è stata contestata alla Eat l'emissione dai suoi aeromobili, in orario notturno, di rumori che eccedono i valori stabiliti dalla normativa.
La Eat ha impugnato tale decisione, sostenendo che la normativa regionale sulla quale si fondano le contestazioni delle infrazioni ad essa mosse è illegittima, in quanto utilizza quale criterio di misurazione del rumore i livelli di emissioni acustiche al suolo, e non alla fonte. Il Conseil d'Etat (Belgio), che dovrà risolvere la controversia, ha quindi deciso di proporre alla Corte di giustizia una domanda di pronuncia pregiudiziale chiedendole di pronunciarsi sulla compatibilità con la direttiva 2002/30 della normativa della Regione di Bruxelles-Capitale che sanziona l'inquinamento acustico provocato dagli aeromobili che utilizzano l'aeroporto di Bruxelles-National. Nelle sue conclusioni, l'avvocato generale Cruz Villalon considera, in primo luogo, che una "restrizione operativa" è "una misura di divieto, assoluto o temporale, di carattere preventivo e oggettivo, che vieta categoricamente, e non solo ostacola, l'accesso di un aeromobile civile ad un aeroporto dell'unione".
Inoltre, Villalon precisa che "le restrizioni operative sono divieti specifici stabiliti nell'ambito della politica dei trasporti". In tal modo "le restrizioni operative coesistono con altre misure nazionali in materia ambientale". Di conseguenza, l'avvocato generale conclude che "la disciplina sanzionatoria regionale belga, intesa a reprimere il superamento di determinati livelli massimi di emissioni acustiche misurati al suolo in aree situate in prossimità di un aeroporto, non rientra nell'ambito di applicazione della direttiva 2002/30", dal momento che non costituisce una "restrizione operativa". Infatti, "la disciplina della Regione di Bruxelles-Capitale in questione non vieta ex ante, totalmente o per un certo periodo di tempo, l'accesso all'aeroporto di Bruxelles National, bensì vieta di superare determinati livelli di emissioni". In tal modo, "la conseguenza giuridica è una sanzione, e non un divieto".
L'avvocato generale Cruz Villalon considera poi che "la direttiva 2002/30 non osta a che gli Stati membri adottino disposizioni in materia ambientale che incidono indirettamente sulle norme relative all'aviazione civile armonizzate da tale direttiva". Inoltre, l'avvocato generale segnala che "la Corte europea dei diritti dell'uomo non solo ha dichiarato in diverse occasioni che l'inquinamento acustico rientra nell'ambito dell'ambiente, ma ha altresì riconosciuto che le emissioni acustiche prodotte dagli aeroplani giustificano, e talora impongono, l'adozione di misure attive di tutela da parte degli Stati".
Pertanto, considerando che l'interpretazione della Corte europea dei diritti dell'uomo è vincolante per l'unione e deve essere presa in considerazione dalla Corte di giustizia dell'unione europea, l'avvocato generale conclude nel senso che "la direttiva 2002/30 consente l'adozione di misure di contrasto al rumore negli aeroporti diverse da quelle espressamente previste nella medesima direttiva". In caso contrario, "si produrrebbe una sorta di paralisi nell'azione nazionale di contrasto all'inquinamento acustico, privando gli Stati di qualsiasi margine di manovra nell'esercizio delle loro politiche ambientali, urbanistiche e sanitarie". |